4 lezioni per l’alternativa

Editoriale di Enrico pubblicato sul numero 2/2010 di TreSeiZero

Un mese fa le elezioni regionali. Al di là dei numeri e dei commenti a caldo, proviamo adesso a mettere i piedi nel piatto dell’analisi di queste settimane. Senza reticenze. Il risultato elettorale ci ha raccontato anzitutto un’evidenza: oggi l’asse della maggioranza e del governo è imperniato sulla coppia Berlusconi-Bossi. Tutti gli altri – il presidente della Camera come il ministro dell’Economia – vengono dopo. La messa in scena dello scontro tra Fini e il premier nella Direzione nazionale del PDL e le fibrillazioni di queste ore ne forniscono ulteriore conferma. La seconda verità è che Berlusconi sarà il candidato premier del centrodestra alle politiche, nel 2013 o prima. E questo con buona pace dei fiumi d’inchiostro versati nell’ultimo anno intorno agli scandali giudiziari e sessuali del premier e al suo essere unfit (per noi, ma non per tanti, troppi, italiani) per il Quirinale e per Palazzo Chigi.

Al contrario, non solo il tramonto del berlusconismo è lontano, ma – e vengo alla terza risultanza del voto – in assenza di uno stravolgimento radicale del quadro o di un forte segnale di discontinuità da parte delle opposizioni è più che verosimile che Berlusconi possa vincere anche le prossime elezioni. Quarto e ultimo punto: in questo scenario il PD non può perdere la sua centralità come perno dell’alternativa. Negli ultimi 16 anni, siamo stati noi – con l’Ulivo e con la convergenza tra DS e Margherita – il riferimento dell’opposizione alla destra, il luogo nel quale sono state indicate le candidature e scelte le formule per l’alternativa.

Oggi, a maggior ragione dopo quanto sta accadendo, questa centralità rischia di essere insidiata da soggetti esterni al bipolarismo tradizionale, da movimenti estemporanei ma organizzati e da nuovi (o presunti tali) astri nascenti della politica nazionale. L’affermazione della lista di Grillo in Piemonte e in Emilia lo dimostrano. Possiamo recitare noi, quando si voterà, la parte dell’agnello sacrificale, esattamente come fece la sinistra radicale con Bertinotti nel 2008, quando gli elettori capirono che quella proposta era funzionale solo a riportare in Parlamento un gruppo dirigente e non a sconfiggere le destre e per questo la bocciarono sonoramente? No, evidentemente non è ciò che vogliamo. Per questo sono convinto che nei prossimi mesi il PD si giochi tutto. Il «Progetto Italia 2011» sarà un’occasione importante per fare un salto di qualità  nel nostro rapporto con il Paese. Dobbiamo essere molto più coraggiosi sui contenuti e più laici nelle alleanze. Dobbiamo, sui temi come sull’impostazione politica generale, contrastare ogni forma di conservatorismo, prima di tutto al nostro interno.

Per questo TrecentoSessanta continuerà con maggiore  slancio nel suo ruolo di pungolo del PD. A partire dalle riforme, quelle che servono e quelle sulle quali finora siamo stati troppo timidi. Su lavoro, università, giustizia, PA, pensioni, immigrazione trovate qui proposte concrete. Idee e azioni per riconnetterci con il Paese e dimostrargli che la vera alternativa siamo noi.

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