Su questa ricetta va rifondato il patto del centrosinistra

Intervista rilasciata da Enrico a Bianca Di Giovanni, pubblicata sull’Unità martedì 1° giugno.

«Queste Considerazioni sono un bilancio di cinque anni e un lascito per il futuro, per quando da Francoforte Mario Draghi non potrà più parlare dell’Italia in modo così diretto». Così Enrico Letta commenta l’intervento appena letto dal governatore uscente.

Un lascito che chiama in causa in primo luogo la politica. Draghi chiude come aveva aperto: chiedendo più crescita. In 5 anni due diversi governi non hanno ottenuto molto.

«Per me sui 5 anni la sintesi è molto chiara: dei due ministri del Tesoro uno viene bocciato, e l’altro viene promosso. Le citazioni su Tommaso Padoa-Schioppa si sono sprecate. Non si è trattato solo di un ricordo affettivo: il governatore ha promosso chiaramente la “spending review” di Padoa-Schioppa e bocciato i tagli lineari».

Ma a Tremonti ha riconosciuto la lotta all’evasione.

«Sì, quando dico promosso e bocciato mi riferisco alla gestione della spesa virtuosa».

Qual e il messaggio sul futuro?

«Draghi ha voluto dirci che con l’inerzia l’Italia non crescerà mai. Io lo interpreto così».

Draghi parla di interessi corporativi da sconfiggere. Possiamo dare un nome a queste corporazioni?

«In gran parte si riferisce all’apertura dei mercati: ai professionisti, ai servizi pubblici locali e in generale al settore dei servizi. Il suo discorso è molto duro. E giacché stiamo parlando in una giornata in cui è lecito aspettarsi che il prossimo governo sia di centrosinistra, oggi noi dobbiamo chiederci se siamo in grado di farlo. Un tema che mi sento di porre a tutti i leader del centrosinistra: attenzione perché quello che Draghi chiede è irrinunciabile. Il patto che ci accingiamo a stringere dovrà avere quegli obiettivi».

In concreto?

«Dobbiamo essere consapevoli che non possiamo promettere la spesa facile, ma che dobbiamo puntare a interventi che liberino energie nuove. Nei servizi ci sono delle sacche in cui resistono inefficiente, e su cui dobbiamo essere rigorosi e duri. Oggi Draghi ci ha detto: non siate conservatori. Il contesto che ha delineato non è affatto semplice: il governatore vede l’arrivo di un governo di centrosinistra in un Paese colpito dai tagli lineari fatti a casaccio, dove non si potranno alzare le tasse e in cui bisogna far ripartire la crescita».

Il richiamo ripetuto all’autonomia della Banca è rituale, o è un riferimento alla condanna di Fazio?

«È il bilancio finale di cinque anni iniziati con uno scandalo e finiti con una condanna. È come se dicesse: il mio mandato ès tato realizzato. Ha ridato autorevolezza alla banca, in un momento di grave crisi, tanto che ora lui va alla Bce. E sembra sottintendere Che non ci va perché lui è bravo, ma perché ha dietro le spalle un’istituzione che rafforza l’Italia»

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