Vi spiego perchè ho lanciato l’allarme

Lettera di Enrico, pubblicata su «Il Corriere del Mezzogiorno» di mercoledì 5 maggio.

Caro direttore,

ho letto con attenzione il pezzo pubblicato ieri su queste colonne che  riporta, fedelmente, alcune mie affermazioni formulate in un dibattito sul Mezzogiorno. Colgo qui l’occasione per argomentare il senso di quell’intervento e per provare ad avviare una riflessione aperta sul tema. Senza reticenze e senza tabù.

Proviamo a inquadrare la «questione meridionale» da un’angolatura diversa, fondata sui dati e sulle tendenze macro-economiche. Ecco, i dati raccontano un’evidenza. E cioè che, per fornire risposte credibili alle legittime aspettative di ripresa del sistema economico nazionale,  è anzitutto fondamentale risolvere i problemi di tre regioni – la Campania, la Calabria e la Sicilia – il cui rendimento oggettivamente riduce la prestazione complessiva del Paese. In altri termini, il rilancio della competitività dell’Italia si potrà avere, a mio avviso, soltanto tentando di riallineare le performance di queste tre regioni meridionali alla media europea. In particolare, quella della Campania che, per dimensioni e popolazione, pesa proporzionalmente più delle altre due. È una strategia obbligata che serve al Sud e al Paese intero, al di là della retorica miope di stampo leghista.  Ed è una strategia che ha già funzionato altrove. Guardiamoci attorno: l’esperienza di convergenza del Sud della Spagna o della Germania dell’Est dimostrano l’opportunità di questa opzione. Ripartiamo da qui e facciamo del ritardo del Mezzogiorno, e degli strumenti per colmarlo, una priorità nazionale.  Che senso ha investire tutto per far sì che il Veneto o la Lombardia si contendano il primato della «regione più ricca d’Europa» con la Baviera o con l’Ile de France se poi una parte consistente del Paese arranca e trascina giù il resto dell’economia? Al contrario, sono convinto che potremo uscire definitivamente dalla crisi, e ripartire a una velocità non dimezzata rispetto agli altri Paesi europei, solo se sarà il Mezzogiorno ad avvicinarsi ai Sud di Francia, Spagna, Germania.

La convergenza può, anzi deve, tornare a essere un fattore di sviluppo nazionale. Altrimenti continueremo a «declinare», e tutti insieme.  L’obiettivo –  come autorevolmente ricorda spesso il presidente Napolitano  – deve essere prima di tutto un riequilibrio virtuoso tra i diversi territori del Paese.  Tra il Nord e il Sud, certo. Ma anche, al plurale, tra i tanti Nord e i tanti Sud che pure ci sono e che rendono ancor più frammentato il quadro. Occorrono, dunque, selettività e capacità di indicare obiettivi oggettivamente raggiungibili, come quello che si propone di fare del Sud la piattaforma europea delle energie rinnovabili. Non a caso è questa una delle proposte del Progetto Italia 2011 del PD, che prenderà avvio, sulla base di 10 parole chiave, il 21 e 22 maggio con la convocazione dell’Assemblea Nazionale del partito. Occorrono, poi, rigore e metodo, come quelli necessari, ad esempio, per provare dall’opposizione a mettere la parola fine al furto dei Fondi FAS perpetrato negli ultimi due anni dal governo in carica. Occorrono, infine, il coraggio di guardare in faccia la realtà e soprattutto la responsabilità di assumere decisioni in grado di cambiarla.

Commenti

Lascia il tuo commento

Lascia il tuo commento