Aldo e gli altri, il Pd contro il gran ballo delle nomine

Articolo di Gianmaria Pica, pubblicato su «Il Riformista» di domenica 27 giugno.

Non c’è solo la nomina a ministro per l’Attuazione del federalismo di Aldo Brancher. Dal primo luglio il settantaseienne capo della Consob sostituirà Innocenzo Cipolletta alla presidenza delle Ferrovie. E i nomi che circolano per il posto che lascerà Cardia sono quelli del sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas (sostenuto dai ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli), il presidente della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone (vicino al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi) e il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà (supportato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta). E se dovesse arrivare Catricalà alla Consob, si aprirebbe un altro totonomine per la presidenza dell’Antitrust: potrebbe arrivare l’attuale dg della Rai Mauro masi o il segretario generale della Farnesina Giampiero massolo. Ma questa sfrenata corsa alle nomine dettata dalla politica non mette in crisi l’entità terza e il ruolo di assoluta indipendenza che caratterizza le authority? Abbiamo girato la domanda ad alcuni esponenti del Partito Democratico.

Enrico Letta, vicesegretario del Pd, unico esponente piddino che si esprime non solo a titolo personale ma che parla anche per il partito, al Riformista dice: «Innanzitutto chiedo le dimissioni di Brancher. Berlusconi ha mentito a Giorgio napolitano, ha raccontato al Colle una storia falsa e questo è gravissimo». Per quanto riguarda le altre nomine, Letta spiega che l’annuncio di Cardia alle Ferrovie dello Stato «è un problema molto forte sul piano anagrafico: è la chiara dimostrazione che la nostra Italia sta di fatto diventando un Paese basato sulla gerontocrazia». E sui nomi che circolano per le presidenze Consob e Antitrust aggiunge: «Si sta giocando con l’indipendenza che caratterizzano questi istituti. Noi abbiamo presentato un ddl con lo scopo di rafforzare il prncipio di autonomia di queste authority, ma evidentemente al Governo non interessa. Ora – conclude – bisognerebbe, in tempi di crisi, rafforzare il ruolo e l’autonomia delle autorità».

Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, si dice preoccupato per la nomina di Brancher e per quella di Cardia alla presidenza delle Fs «soprattutto dopo la sua non positiva performance alla Consob». Secondo Fassina, «alla presidenza di Fs serve energia più fresca e una maggiore qualità». Ma la preoccupazione maggiore di Fassina è sull’Antitrust: «Ci sono nomi che circolano e che mi preoccupano perché metterebbero a rischio l’indipendenza e il profilo tecnico dell’Authority. Nomi che non sono coerenti con quel ruolo e lavoro». e sul ruolo del governo aggiunge: «Mi sembra che l’esecutivo stia riempiendo a suo piacimento delle caselle. Non è avulso da questi comportamenti: con i suoi interventi e pressioni ha messo in crisi proprio il sistema delle autorità. C’è stato il caso Agcom con al centro il commissario Innocenzi e le pressioni di Scajola nei confronti di Ortis». Le autorità, secondo il responsabile economico del partito guidato da Pierluigi Bersani, «dovrebbero essere guidate da figure terze non politiche, oggi quello messo in atto dal governo è uno spettacolo preoccupante che lede non solo la tenuta istituzionale del Paese, ma anche il mercato e la concorrenza: stanno giocando con l’Italia che ci rimette in qualità e competitività».

Anche Nicola Rossi, economista e senatore Pd, è molto critico nei confronti della nomina di Brancher: «Altro che dimissioni, un tempo le persone come lui avrebbero messo in atto il suicidio rituale». E sul gioco del totonomine per le authority, Rossi ricorda che «il centrodestra ha sempre, nel momento della nomine, mostrato la volontà di non far funzionare l’autonomia di questi istituti: l’esecutivo vuole impedire la concorrenza, Berlusconi non ha mai pensato che le autorità debbano avere una loro autonomia». E sulla nomina di cardia alle Fs dice: «Sono sbigottito, dopo tredici anni alla Consob all’età di settantasei anni con che coraggio ha accettato la presidenza delle Fs? Credo che certe volte una persona dovrebbe avere un buon senso: deve saper uscire dl mondo del lavoro al momento giusto e con la giusta decenza».

Infine Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Pd, spiega che «l’autonomia delle authority, oggi negata dalle nomine filogovernative, è un problema che fino agli anni 90 non si poneva. Ai tempi della Prima Repubblica i presidenti delle Camere erano designati uno dall’opposizione e l’altro dalla maggioranza. Ma con il bipolarismo questa prassi è venuta meno».

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