Autorità europee contro le crisi

Articolo di Enrico Letta, pubblicato su «Il Sole 24 Ore» di giovedì 21 gennaio.

Una grande lezione che la crisi ci propone riguarda senz’altro il tema delle regole per il sistema economico e per quello finanziario e, soprattutto, le modalità per applicarle e per sanzionarne il non rispetto. Le Autorità indipendenti sono state, infatti, al centro di qualunque riflessione sui temi della crisi. Questo vale per la situazione europea, così come per quella italiana. Non è un caso, infatti, che una delle cause dell’esplodere della crisi negli Stati Uniti sia stata proprio legata al cattivo funzionamento del sistema delle Autorità, o, addirittura, alla scarsa indipendenza delle stesse dal potere politico.

Il giudizio sul ruolo delle Autorità a livello europeo o italiano non può che essere articolato rispetto alla crisi. Vi è senz’altro un problema europeo che potrebbe essere sintetizzato soprattutto nell’assenza di un’Autorità unica a livello comunitario o, almeno, dei paesi membri dell’area euro. Per troppo tempo si è pensato che la cooperazione intergovernativa potesse sopperire alla mancanza di volontà politica. Infatti, la frammentazione delle Autorità di vigilanza a livello nazionale ha privato l’Europa di un soggetto che appare oggi invece essenziale. Le colpe di quei paesi (Gran Bretagna in testa) che nel 2007 e negli anni precedenti hanno frenato e boicottato i progetti di istituzione di forme unitarie di vigilanza e sorveglianza sui mercati finanziari, emergono oggi in tutta la loro gravità.

Altrettanto grave è il fatto che oggi non si riesca a trarre la dovuta lezione dalla crisi e arrivare a quello stesso obiettivo, sempre a causa dell’ostruzionismo di questi stessi paesi. Sebbene non fossero all’altezza della magnitudo del sisma che si è verificato, le raccomandazioni del Rapporto de Larosière erano comunque utili e condivisibili, ma i veti posti in Consiglio rischiano di svuotarle di qualsiasi significato. La creazione di un’Autorità europea preposta alla valutazione dei rischi di sistema è indispensabile, ma allo stato delle cose, essa non avrà alcun potere di intervento diretto nel mercato e potrà soltanto indirizzare delle raccomandazioni non vincolanti alle autorità nazionali. Deleteria è stata anche la degenerazione del dibattito sulla necessità di una singola stanza di compensazione per il mercato dei derivati Otc (over the counter) in un braccio di ferro tra Parigi e Londra sulla sua collocazione, e incomprensibile la decisione di istituire le tre nuove autorità di mercato paneuropee in tre città diverse. Non da ultimo, il triplo meccanismo di controllo politico escogitato dai 27 ministri dell’Economia nel loro incontro del 2 dicembre, secondo cui un paese può appellarsi prima all’Ecofin, e in seconda istanza al Consiglio europeo per bloccare una decisione di queste autorità, appare come un forte passo indietro rispetto alla necessità di garantire l’indipendenza degli organi di vigilanza europei.

È vero, come spesso si ripete, che il sisma non è stato europeo ma americano, ma è anche vero che rispetto a eventi di questo tipo, il sistema europeo nella sua forma attuale è vulnerabile almeno quanto, se non più degli Usa. Nel Vecchio Continente, infatti, la discrasia tra la frammentazione della vigilanza e un mercato finanziario sempre più integrato comporta una serie di problematiche aggiuntive. Se negli Stati Uniti ci si confronta con la realtà delle banche “too big to fail”, a ciò in Europa si aggiunge il “too big to save”, vale a dire l’inadeguatezza delle Autorità nazionali a fronte di fenomeni di mercato che, data la loro natura transfrontaliera, diventano ingestibili. La crisi ha anche dato ampia prova della fragilità della cooperazione tra Autorità nazionali. Basti pensare al comportamento dei regolatori islandesi a fronte del fallimento della Landsbanki, o la decisione unilaterale delle autorità irlandesi di garantire la totalità dei depositi bancari, innescando un’immediata fuoriuscita di capitale dai mercati britannici. Non trarre la dovuta lezione da quello che è avvenuto appare una grave responsabilità che i governi e le istituzioni europee si stanno assumendo.

Avallare un ritorno indietro della forza del mercato unico rappresenta un grave errore europeo e italiano. E siccome in questo caso l’Autorità è rappresentata dalla Commissione e, in particolare, dai Commissari al mercato interno e alla concorrenza, il palese indebolimento che essi hanno subito e stanno ancora subendo appare come un’altra lezione non imparata dalla crisi. Nel caso italiano, la tentazione dell’indebolimento delle Autorità indipendenti da anni si muove sottotraccia. È uscita allo scoperto in modo evidente negli ultimi tempi con la doppia motivazione della crisi e del “ritorno della politica”. Si tratta, in entrambi i casi, di argomentazioni errate che possono portare a scelte dannose per il paese.

Le Autorità indipendenti non nascono per fare supplenza alla politica. Esse hanno bisogno, per svolgere al meglio le loro funzioni, che il sistema istituzionale viva con una politica forte e in salute. E allo stesso modo l’uscita dalla crisi ha bisogno di mercati che funzionino, quindi ha bisogno di regole, poche, ma giuste e rispettate. E ha bisogno di Autorità forti ed efficienti nell’applicarle. L’idea che dalla crisi si esca con meno mercato, un ritorno a monopoli pubblici e con un indebolimento delle Autorità indipendenti rappresenta uno dei grandi rischi che il sistema si trova a dover affrontare. Dalla crisi si uscirà con più stato e non meno mercato, si dovrà, cioè, rafforzare il sistema delle istituzioni e, allo stesso tempo, aiutare il mercato a regolarsi in modo più efficiente di quanto sia finora capitato.

Il volume di Giulio Napolitano e Andrea Zoppini vuole dare un contributo proprio in questa direzione. Nell’analizzare e ricontestualizzare una completa proposta di riforma delle Autorità indipendenti sulla base di un progetto di legge presentato dal governo Prodi nel 2007, si vogliono cogliere contemporaneamente due obiettivi: il primo riguarda l’allarme-lezioni non imparate dalla crisi. Siamo ancora in tempo per evitare il ritorno al “business as usual”; la politica italiana ed europea deve fare la sua parte fino in fondo. Il secondo obiettivo è quello di riuscire finalmente a sistematizzare un insieme, quello delle Autorità indipendenti italiane, oggi frutto di stratificazioni successive che, nei decenni, hanno creato eccessive asimmetrie. Questo non ha impedito a varie Autorità indipendenti italiane di operare al meglio. Di questo dobbiamo essere grati al legislatore, agli operatori, e ai componenti di quelle stesse Autorità. Questo non vuol dire, però, che non si vedano i limiti di un sistema che ha bisogno di pochi, ma incisivi aggiustamenti. Questo è il tempo per realizzarli.

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