Berlusconi è al capolinea

Intervista rilasciata da Enrico ad Andrea Carugati, pubblicata su «l’Unità» di lunedì 5 luglio.

Questa maggioranza non è in grado di governare, la parola passi al Capo dello Stato che con la sua saggezza saprà trovare la soluzione migliore». Enrico Letta, vicesegretario Pd, rilancia l’ipotesi del dopo-Berlusconi, dopo che sabato Bersani ha parlato di «altre ipotesi se il governo non ce la fa».

Cosa vi fa credere che il Cavaliere sia davvero al capolinea?
«La somma delle due grandi questioni, democratica e sociale, esemplificate dalle intercettazioni e dalla manovra: su questi due temi chiave il governo ha fallito e sta implodendo. Era una maggioranza fatta per vincere e non per governare».

Vede una crisi alle porte?
«Sono crepe non più suturabili. Siamo in una situazione di pre-crisi, il primo passaggio decisivo è giovedì: il voto della Camera sulla nostra mozione di sfiducia a Brancher. Penso che ci saranno sorprese, tra assenze e casi di coscienza: abbiamo fondate speranze che il ministro sarà costretto a dimettersi. Il secondo passaggio è il caos della manovra che dimostra che il Paese non è governato: la confusione sui 40 anni di contributi, i tagli alle tredicesime, gli insulti di Tremonti alle regioni “cialtrone” del sud».

Crede che Berlusconi possa mollare? E se accadesse, vede un fronte delle opposizioni compatto? Di Pietro vuole le urne, Casini un altro governo del Cavaliere…
«La maggioranza è vicina al capolinea, per noi il punto di partenza è che Berlusconi si faccia da parte. Il Pd non prefigura oggi gli scenari del dopo, perché il ruolo guida spetta al Capo dello Stato e per fortuna c’è Napolitano, riconosciuto come massimo punto di equilibrio. Ragioneremo a seconda di come la crisi si evolverà: i comportamenti saranno decisivi per valutare la credibilità dei vari soggetti sul dopo».

Si riferisce a Fini?
«Vale per tutti. Quando il governo cadrà non ci tireremo indietro dalle responsabilità per il bene del Paese, ben sapendo che il pallino sarà nelle mani di Napolitano. Ora però è prematuro avventurarsi in ipotesi di governi tecnici o governissimi».

Non chiederete il ritorno alle urne?
«Dipende dagli scenari. C’è in corso una manovra, bisogna capire se verrà approvata oppure no. Il primo interrogativo è questo, visto che ci sono di mezzo 25 miliardi e la tenuta dei conti pubblici».

E il fronte delle opposizioni?
«Faccio un appello a tutte le opposizioni: far cadere il governo è la priorità e uniti possiamo farcela, a partire dalle mozione su Brancher».

Franceschini ha detto che il Pd voterà gli emendamenti dei finiani. C’è chi teme un “inciucio”…
«Capisco i dubbi, ma Franceschini ha fatto bene. Dobbiamo infilarci in tutte le contraddizioni della maggioranza, dal pasticcio Brancher alle intercettazioni. Non ci basta condurre una battaglia di grande coraggio e visibilità e poi perdere: tutti gli emendamenti che rendono meno devastante quel testo vanno appoggiati. Ed è positivo che Fini e la Bongiorno si muovano in questa direzione».

Crede che Fini sia pronto alla crisi?
«Mantengo delle riserve, ma credo che sia Berlusconi a voler chiudere i conti con lui, come fece nel 1994 con Bossi. Mi auguro che anche stavolta gli si ritorca contro».

Esclude un governo con Pd e Pdl?
«Escludo una cosa sola: un nostro governo insieme a Berlusconi. Il Berlusconi dell’ultimo mese, della nomina di Brancher, della truffa al Capo dello Stato, è un soggetto di cui l’Italia deve liberarsi».

E con Tremonti?
«Per noi Berlusconi si deve fare da parte».

Insisto: davvero crede che il Cavaliere possa mollare il potere?
«Lui no, ma intorno a lui non vedo forze politiche intere che vogliano immolare se stesse e i loro valori per sostenere uno che non è più credibile. La Lega e Fini hanno fatto della legalità e della sicurezza i loro punti fermi. Come fanno a votare norme che aumenteranno l’illegalità?».

Eppure in questi anni hanno votato tutte le leggi ad personam…
«Sì, ma con le intercettazioni siamo oltre. Il procuratore Antimafia Grasso ha detto che le nuove norme sulle intercettazioni porteranno più insicurezza nel Nord, dove non ci sono i reati tipicamente mafiosi. Ieri ho detto che per gli italiani le intercettazioni non sono una priorità: ma l’italiano medio non vuole un abbassamento della guardia verso la criminalità, e su questo l’opinione pubblica è sempre più in allerta».

Bossi, prima dell’ok ai decreti sul federalismo, la spina non la stacca…
«La parola federalismo è stata sputtanata affiancandola a Brancher, fatto ministro per fuggire alla giustizia. E poi nella relazione di Tremonti al Cdm non c’era nulla di sostanziale. A me pare chiaro che con Berlusconi la Lega non otterrà il federalismo».

Su questo punto siete disposti a dare garanzie a Bossi?
«Non è il momento delle profferte, ma noi siamo siamo molto più credibili di Berlusconi sul federalismo. Noi ci crediamo, e nei passaggi chiave l’abbiamo dimostrato».

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