Caro Zoro, il Pd difende Pomigliano

Lettera di Enrico, pubblicata su «Il Riformista» di domenica 27 giugno.

Caro direttore, la lettura della posta di Zoro sul Riformista è uno dei punti fermi del sabato mattina. E come sempre le sue risposte fanno riflettere. In questo caso Zoro si interroga sul Pd e su Pomigliano. Approfitto quindi della sua ospitalità per sottolineare come la posizione del Pd (sì all’accordo, che è però un unicum non replicabile come modello) sia posizione buona e giusta. E non è il fatto che il no abbia raddoppiato i voti rispetto agli iscritti alla Fiom di Pomigliano a farcela cambiare.

Quest’ultima circostanza in buona parte è figlia delle iniezioni di ideologia e oltranzismo con le quali il governo, tramite il ministro Sacconi, ha gestito la vicenda (esempio ulteriore del danno della mancata nomina del ministro dello Sviluppo Economico, la cui presenza avrebbe potuto riequilibrare il furore sacconi ano). Ma soprattutto la posizione del Pd rimane l’unica attenta al merito della vicenda, caratterizzata da cinque eccezionalità.

La prima è che siamo in Campania, in una tra le aree più in difficoltà del Mezzogiorno e cinquemila posti di lavoro lì non si sostituiscono. La seconda è che c’è la possibilità di riportare in Italia dalla Polonia un investimento de localizzato e di questi è un caso più unico che raro. La terza è che si tratta dell’azienda meccanica più importante del Paese, in mezzo al guado nel processo che rappresenta la sua ultima chance di rilancio. La quarta è che siamo ancora dentro la crisi globale ed ora soprattutto europea più profonda ed eccezionale mai vista. La quinta è che la storia di quello stabilimento è caratterizzata dalla pratica dell’abuso ripetuto, e non giustificabile, di alcuni diritti importanti.

La vicenda proprio per quelle caratteristiche eccezionali non può quindi essere ripetuta come modello, al contrario di quanto il governo aveva sostenuto, indebolendo le ragioni del sì. Allo stesso tempo la posizione del no preconcetto, dell’alzarsi dal tavolo e del farne una battaglia ideologica che renda Pomigliano un caso scuola dall’altra parte è altrettanto sbagliato per le cinque ragioni precedenti.

Anche per questo lasciamo a Di Pietro e Vendola la missione di dire i no facili per contendersi forme minoritarie di rappresentanza. Quel che si dovrebbe considerare infatti è che una vicenda simile, un grande partito come il Pd la deve gestire guardando al Paese nella sua interezza. E il giudizio su Pomigliano, come dimostrano i sondaggi, il Paese lo ha espresso in modo netto.

Dobbiamo quindi scrollarci di dosso la tentazione di stare al caldo nella nicchia (grande o piccola che sia) della minoranza e dei «no facili».

Ha detto bene Bersani al Palalottomatica: siamo una forza politica momentaneamente in minoranza. E l’opposizione che stiamo facendo e i risultati che passo dopo passo otteniamo, sono per candidarci ad essere maggioranza, guidare il Paese ed assumerci responsabilità difficili, in particolare in tempi duri come questi.

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