C’è grande rabbia per i ritardi e la Lega è tra gli imputati

Intervista rilasciata da Enrico a Maria Zegarelli, pubblicata su «l’Unità» martedì 9 novembre

«Due cose mi hanno colpito particolarmente: la rabbia della gente verso lo Stato – e quindi verso il governo – e il lavoro straordinario che i volontari, italiani e immigrati insieme, stanno facendo ancora in queste ore nelle zone devastate dall’alluvione».

Enrico Letta, numero due del Nazareno, ieri mattina è andato in Veneto, prima a Vicenza, la città più colpita, poi a Verona, «perché il Pd sta preparando gli emendamenti alla Finanziaria ed era necessario rendersi conto di persona dell’entità dei danni». Insieme ai dirigenti locali del Pd, al sindaco di Vicenza – Achille Variati che ieri ha telefonato al Presidente della Repubblica – ieri ha incontrato tutte le categorie economiche alla Camera di Commercio. «C’è una grande tensione – racconta mentre corre verso l’aeroporto – e una grande preoccupazione perché ci sono intere zone devastate, colture di pregio, come i vitigni, ormai andate in malora, aziende fuori uso, abitazioni invase dal fango».

Letta, ha sentito la novità? Dopo il vertice Lega-Pdl, Berlusconi e Bossi hanno annunciato che domani (oggi per chi legge, ndr ) saranno a Varese.

«Vadano a chiedere scusa ai veneti. È stupefacente che non siano andati il giorno dopo a verificare di persona, insieme al governatore della Regione, con gli stivali ai piedi, cosa era successo, o l’entità dei danni. Stupefacente e scandaloso, poi, che il governatore dopo una settimana ancora non si sia fatto vedere a Vicenza, il comune più colpito. Berlusconi e Bossi vanno sull’onda di una protesta nazionale e perché si sono resi conto che lì, proprio nel Veneto, rischia di accadere qualcosa di molto grave che può sfuggire di mano alla stessa Lega…».

Si riferisce alla minaccia di non pagare le tasse?

«La Lega sta al governo nazionale e a quello regionale, non può certo minacciare la rivolta fiscale. Sono loro a dover trovare i fondi necessari e invece fino ad ora c’è stata una grave sottovalutazione nei confronti di questa vicenda. Aver stanziato 20 milioni per quattro regioni vuol dire non aver capito l’entità dei danni. Aggiungo che se scatta la rivolta fiscale è la fine dello Stato e neanche la Lega potrà controllarla perché adesso è proprio il Carroccio sul banco degli imputati».

Sacconi ha detto che i fondi ci sono e che l’unica cosa da fermare sono gli “sciacalli” che speculano sull’alluvione.

«Sacconi e il governo saranno chiamati alla prova della Finanziaria. Noi presenteremo degli emendamenti, è per questo che sono andato in Veneto, perché il Pd vuole dare risposte concrete. Vedremo la prossima settimana cosa farà in Aula la maggioranza, se voterà le nostre proposte oppure lasceranno tutto come è».

Che cosa chiederete?

«Quattro cose: la sospensione dei tributi e dei mutui perché non si può chiedere alle aziende attualmente inagibili di pagare le tasse; la deroga al patto di stabilità per i comuni alluvionati; una cassintegrazione straordinaria per le aziende alluvionate dal momento che quella ordinaria non è più sufficiente e infine i soldi per i risarcimenti. Chi ha avuto la propria casa o la propria azienda distrutta deve poter contare su dei contributi per ricostruire. Venti milioni per quattro Regioni sono una cifra assolutamente inadeguata».

Il cardinal Bagnasco chiede un piano di messa in sicurezza del territorio. Un altro segnale dell’assenza di azione del governo a cui ormai più nessuno fa sconti?

«Questo è un governo avvitato su se stesso, imprigionato in una crisi a cui non vuole dare lo sbocco naturale, cioè le dimissioni del premier. Finora hanno proceduto soltanto con i tagli, lineari, senza rendersi conto delle conseguenze. La mancanza di un piano di messa in sicurezza è stata la denuncia che sindaci, imprenditori, commercianti e semplici cittadini mi hanno fatto. Lo vogliamo capire che quanto sta accadendo è il frutto dell’abbandono di ogni politica di prevenzione? La natura si ribella ai tagli: la conformazione del territorio del nostro Paese non perdona ritardi e mancanza di interventi. I fatti di questi ultimi giorni stanno lì a ricordarcelo».

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