Che figuraccia. Hanno perso credibilità anche in politica estera

Intervista rilasciata da Enrico a Carlo Bertini, pubblicata su La Stampa di mercoledì 4 maggio.

Enrico Letta, voi del Pd definite umiliante la formula trovata formula trovata da Pdl-Lega per andare a braccetto in aula, ma nel 2007 infilaste la richiesta agli americani di una conferenza di pace in Afghanistan per far votare la missione a Rifondazione…

«Due cose totalmente diverse. Quella era assolutamente giusta e soprattutto fattibile, anche se poi non si fece. Qui invece il cuore della mozione, fissare un termine alla missione, è stato subito smentito dalla Nato. Con uno schiaffo alla maggioranza che gioca sulla pelle della nostra credibilità internazionale».

Loro comunque hanno trovato la «quadra», come dice Bossi. Voi e I’Idv no. Vi è convenuto battervi per un voto che finirà per spaccarvi a due settimane dalle elezioni?

«Quello che conta sono la coerenza e la serietà che pagano molto di più di piccoli giochi tattici. Abbiamo voluto dare un segno di coerenza, anche se i sondaggi oggi inducono leader politici di corto respiro a prendere posizioni ambigue».

Siete stati pure costretti a ritoccare il vostro testo con un riferimento alle iniziative diplomatiche per non farvi scavalcare troppo da Di Pietro. O no?

«Tutte le mozioni si completano il giorno prima del voto. E noi l’abbiamo completata ribadendo la linea di coerenza, di rapporto con l’Onu e la Nato e di forte stimolo a far sì che un’iniziativa politico-diplomatica riesca a sbloccare un quadro molto intricato. Non c’è nessun calcolo tattico di breve respiro».

Non è che dopo aver verificato il no dell’Idv a qualsiasi mozione comune avete deciso di cambiare il vostro dispositivo?

«La novità di questa mozione del governo che si fa smentire dalla Nato è per noi un fatto nuovo. E quindi si rende necessario spiegare bene le nostre ragioni, dopodiché ognuno si prenderà le sue responsabilità di fronte al Paese. La mozione di Pdl e Lega ci fa fare la figura dell’Italietta, pronta a cambiare campo in ogni momento. La politica estera fin qui è stato uno dei pochissimi temi su cui Berlusconi è sempre stato in grado di dire che la sua maggioranza fosse più unita rispetto al centrosinistra. Oggi questa condizione è rovesciata».

Mi scusi, ma se in questo momento il governo fosse retto da voi con Vendola e Di Pietro, sareste nella stessa situazione. Non le pare che questa vicenda dimostri che anche una coalizione del genere non potrebbe poi governare le sfide di politica estera?

«E infatti valuteremo il da farsi anche sulla base dei comportamenti delle varie forze politiche, ma lo faremo in seguito. Comunque la mozione Pdl-Lega è coerente soltanto con la lettura dei sondaggi, che guidano ogni scelta politica di Berlusconi. I sondaggi dicono che il 75% degli italiani è dubbioso sulla missione, quindi…».

Sta dicendo che anche Di Pietro si fa guidare dai sondaggi. Di certo li avrà letti anche lui…

«Immagino di sì, comunque la nostra posizione è che non si governa con i sondaggi, ma con dei valori e delle priorità: in questo caso, la credibilità dell’Italia, la necessità di salvare i civili e di mettere fuori gioco un dittatore».

Molti sperano che dal pantano della Libia si esca con un blitz analogo a quello riservato a Bin Laden. Voi sareste contrari?

«Questa ipotesi non è prevista dalla risoluzione 1973. E purché non si esca dai confini di quella risoluzione, bisogna agire per risolvere una situazione che se resta impantanata finisce per danneggiare tutti».

Ma secondo lei è definitivamente incrinato il sodalizio Bossi-Berlusconi?

«Certo, il costo di questo compromesso è per loro molto elevato, perché toglie a questa maggioranza l’ultima carta che aveva: l’unità in politica estera».

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