Decentramento povero. Sulla crisi pronti a discutere

Intervista rilasciata da Enrico a Pietro Perone, pubblicata su «Il Mattino» di venerdì 21 maggio.

Assicura di non volere concedere «alibi» al governo Enrico Letta, vice segretario del Pd, che sul federalismo spiega le ragioni dell’astensione e sulla crisi sfida Tremonti e il governo a spiegare in aula.

Il primo decreto Calderoli può andare?

«Il provvedimento è deludente, questo è il motivo per cui non abbiamo votato a favore. Mancano soprattutto le due questioni fondamentali, il demanio militare e i beni culturali. L’operazione si riduce in tre miliardi di euro, una cifra che riferita al demanio è assolutamente ridotta. Ci sono poi alcune questioni-chiave rimaste irrisolte come la gestione dei beni da parte delle Regioni. Detto ciò restiamo al tavolo per garantire il Paese».

Di Pietro ha votato a favore e vi accusa dl essere rimasti a metà del guado.

«La verità è che lui non è mai entrato nella discussione, ma il giorno in cui ha capito che ci saremmo astenuti si è insistito per dire sì. È un metodo di lavoro che non ci appartiene, poi ognuno si assume le proprie responsabilità».

Grazie al federalismo non aumenteranno le tasse come sostiene Berlusconi?

«Non lo so, aspettiamo che Tremonti ci dica cosa ha intenzione di fare, intanto la situazione internazionale appare molto preoccupante. Il governo venga in Parlamento e faccia le sue proposte con una sola avvertenza: Berlusconi non può infondere ottimismo la mattina e parlare di tagli con il ministro dell’Economia la sera. Il premier deve metterci la faccia, andare in tv e parlare al Paese».

Si comincia dai costi della politica: un buon segnale?

«Tre anni fa abbiamo deciso il taglio del 30 per cento sullo stipendio dei ministri e dei parlamentari, noi non altri».

Il Pd è dunque pronto a collaborare?

«Il nostro atteggiamento è di attenzione all’Italia e agli italiani, vigileremo affinché i sacrifici non vengano fatti dai soliti, quelli che pagano già le tasse per intenderci. Non possiamo inoltre immaginare che il risanamento venga attuato utilizzando i fondi Fas».

Mezzogiorno penalizzato?

«Il timore è reale, per questo chiediamo i conti, prendiamo per atto che il federalismo fiscale è stato rinviato».

Da oggi l’assemblea nazionale del Pd: pericolo divisioni rispetto all’atteggiamento da assumere?

«Niente sconti al governo perché questo esecutivo mette in prima pagina non la crisi, come avviene nel resto d’Europa, male intercettazioni. Per questo siamo molto diffidenti, discuteremo soprattutto per definire il profilo del partito a partire da sei grandi questioni: università, lavoro per i giovani, green economy, giustizia, istituzioni ed Europa».

Sul lavoro si teme l’eccessivo liberismo?

«Vedremo… C’è grande attenzione per l’occupazione giovanile, così come per l’università: proponiamo che i professori vadano in pensione a 65 anni e non a 75.1 meritevoli potranno mantenere un rapporto, ma senza occupare il posto dei ricercatori».

Bersani il prossimo candidato premier del centrosinistra?

«Il nostro statuto lo prevede, ma le elezioni non sono alle porte, concentriamoci sui contenuti».

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