È la presa della Bastiglia. Nell’alleanza anche Udc

Intervista rilasciata da Enrico a Monica Guerzoni pubblicata sul Corriere della Sera martedì 14 giugno

«È la presa della Bastiglia».

Non starà esagerando, onorevole Enrico Letta?

«Come spesso accade nella storia uno strumento può diventare un elemento di svolta, perché capita al momento giusto e sui temi giusti. Anche la Bastiglia è stata, come i referendum, una cosa nata quel giorno, con degli obiettivi che poi sono passati alla storia. Gli italiani hanno trasformato lo strumento referendario in un microfono in cui hanno gridato la loro, scatenando un uragano su Berlusconi e il suo governo».

È la spallata che sognavate?

«È un mese che, ogni due settimane, il governo prende un colpo. Al primo turno delle amministrative hanno detto che andavano avanti e anche al secondo turno hanno fatto finta di niente. Ora c’è il terzo colpo, che li rende impossibilitati a governare. Se Berlusconi si abbarbica a Palazzo Chigi, ogni azione gli sarà impossibile. Il suo è un governo balneare da prima Repubblica. Forse passerà l’estate, ma non è in grado di affrontare questioni importanti per il Paese».

E se Tremonti si decidesse a riformare il fisco?

«È amaro il pensiero che mentre questo governo è palesemente finito i temi di cui discute sono il taglio delle tasse e una manovra da quaranta miliardi, cose che solo un governo di legislatura, col consenso dei cittadini, potrebbe fare. Erano così impegnati a far fallire il referendum che, per evitare l’accorpamento con le amministrative, hanno buttato via 300 milioni. Quanto sarebbero utili, adesso!».

La Lega si è stufata di «prendere sberle».  Tornerete alla carica per convincere Bossi a staccare la spina?

«Il tema che più colpisce è come si è mosso l’elettorato sul legittimo impedimento. Se la vittoria dei sì avesse riguardato una sola questione di merito, acqua o nucleare, sarebbe stato giusto non chiedere le dimissioni del governo. Ma l’immunità è il cuore della presenza del premier a Palazzo Chigi e l’elettorato leghista ha detto a Bossi “basta con Berlusconi”».

E il Pd, di cui lei è vicesegretario, cosa dice? Governo tecnico o elezioni?

«Elezioni subito, lo abbiamo detto con chiarezza. E in alternativa un governo di pochi mesi che cambi la legge elettorale. Dopodiché, anche il tempo dei salvacondotti sta finendo. Se Berlusconi e Bossi provano ancora una volta a far finta di nulla, andremo a votare con una legge elettorale che non piace agli italiani. Per quanto ci riguarda, siamo già al lavoro per il programma elettorale».

Vi mancano un’alleanza e un leader. E se Bersani stringe il patto con Vendola e Di Pietro il Pd non rischia di perdere il suo profilo riformista, già messo a dura prova da questi referendum?

«No, per un motivo molto semplice. L’alleanza che ha portato le opposizioni a vincere amministrative e referendum vede il Pd al centro e gli alleati ai lati, Vendola e Di Pietro da una parte e Casini dall’altra. E questa alleanza può governare il Paese per cinque anni».

Dimentica che sull’acqua l’Udc era per il no ai quesiti?

«Il tema politico è stato il referendum come strumento e alla fine Casini è andato a votare, mentre Berlusconi e Bossi no. La saggia scelta di campo dell’Udc ci consegna una coalizione vincente. Non possiamo sprecare questa occasione, dobbiamo stare uniti, lavorare e vincere la partita per governare».

Quando eravate al governo volevate liberalizzare l’acqua con il decreto Lanzillotta. Poi, per ragioni politiche e non certo di merito, avete fatto marcia indietro. Nessun imbarazzo?

«Il referendum sull’acqua, il cui esito è chiaro e non può essere eluso, produce conseguenze che andranno gestite. La comunicazione ha concentrato tutte le attenzioni sull’acqua, ma gli effetti collaterali della norma abrogata toccano anche servizi dei trasporti, dei rifiuti e alti. E sono settori nei quali in molte parti del Paese le cose non funzionano. In Parlamento bisognerà cercare soluzioni per portare più efficienza e managerialità nella gestione. Ma rispetto al terremoto politico, è una questione minore».

Il 22 giugno il governo è atteso alla Camera per la verifica di maggioranza. Berlusconi può farcela ancora una volta?

«Spero che quel passaggio sia di chiarimento. Se non vuole scomparire, la Lega deve sfilarsi. Bossi rischia di essere trasformato in scoria radioattiva, come tutti coloro che si avvicinano a Berlusconi…».

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