Facciamo uscire i partiti dal tunnel segreto

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Carlo Bertini, pubblicata su La Stampa venerdì 30 dicembre

«Speriamo che il 2012 sia l’anno in cui, oltre all’Italia, ad uscire fuori dal tunnel siano anche i leader dei partiti: dando piena dignità, anzi santificando incontri alla luce del sole con il premier, per dare maggior forza politica alla sua azione». Enrico Letta lancia questo appello dopo aver sentito «sdoganare da Monti» i vertici con i segretari costretti a usare il tunnel sotto il Senato per non farsi vedere, perché sa quanto il governo abbia bisogno di raccordarsi con i partiti per evitare trappole e non deludere le attese. Letta ha apprezzato le linee guida espresse da Monti anche sul mercato del lavoro. Come Bersani, anche il numero due del Pd dice che «il problema non è l’articolo 18, ma concentrarsi sui modi per agevolare l’ingresso stabile dei giovani nel circuito produttivo. E sulle alleanze prevede che sarà più facile creare «un asse con Casini e Vendola, senza Di Pietro, che non sopravviverà alla fine politica di Berlusconi».

Lei scommetterebbe che non serviranno più manovre?

«Se la condizione globale non si deteriora, questa è l’ultima. Ma è importante la sfida alla Germania lanciata da Monti e il ruolo che l’Italia può avere nell’aiutare l’Europa a inserire il capitolo crescita nei trattati, aumentando il fondo salva-stati. E anche sullo spread ha ben fatto capire che è andato ai minimi quando lui ha fatto la manovra, per risalire poi a livelli da allarme rosso solo dopo il fallimento del vertice europeo».

Ma se lo spread si calmasse, suonerebbero le campane a morte per il governo?

«Sarebbe la scelta più irresponsabile, perché lo sforzo deve essere al contrario quello di fondere politica e tecnica, dando al governo una base più forte. In sede parlamentare va creato un coordinamento politico tra maggioranza e governo. E si può rendere più trasparente e solida la relazione tra i segretari dei partiti e il premier. Se l’ha sdoganato lui, bisogna santificare e ufficializzare il cosiddetto tunnel, facendo uscire la politica dal paravento dietro cui si è celata in queste settimane. Con la manovra si è evitato il peggio proprio perché c’è stata questa interlocuzione. Bisogna prendere atto che è positiva non negativa: ha aiutato Monti a fare una buona squadra, a cambiare in meglio la finanziaria e dovrà essere il luogo nel quale assumere le decisioni più importanti».

Ne indichi qualcuna urgente.

«Ad esempio, la Rai: è sempre in rosso e Anche sulla politica industriale segretari e governo devono ragionare insieme Sulle alleanze sarà più facile un asse con Casini e Vendola senza Tonino così non può continuare, bisogna cambiare la governante; poi ci sono le riforme istituzionali e la legge elettorale, in cui il governo sarà qualcosa di più che spettatore. La riforma fiscale, che non è una partita tecnica, ma è il cuore della politica. Per non dire delle misure per crescita, infrastrutture, liberalizzazioni. Poi ci sono partite cruciali di politica industriale che devono vedere governo e partiti ragionare insieme».

Le sono tremati í polsi a sentire gli accenni a misure per ridurre lo stock del debito?

«No, io tifo per questo e invito il governo a mettere ‘a punto una delle varie ipotesi, escludendo prelievi forzosi sulle famiglie, perché il fatto che non ci sia diretto legame tra beni reali del paese e la pesantezza del debito italiano è uno degli elementi che ci fa ballare. Va fatta un’operazione da 3-400 miliardi, conferendo i beni dello stato ad appositi fondi che siano garanti dell’emissione di titoli del debito».

Le è piaciuto come Monti ha affrontato il tema del lavoro?

«Ha usato parole equilibrate. Il primo tema è la precarietà dei giovani stabilizzando i contratti. Il dialogo sociale è il giusto metodo e su queste basi si può cominciare una discussione che sarà difficile di sicuro. Ma nessuno pensi di cercare scorciatoie a questo governo. Chi lo farà sarà punito e noi siamo premiati nei sondaggi perché ci percepiscono come lineari. E spero che Alfano riesca a tenere il Pdl sulla linea dell’appoggio a Monti: perché le voci che danno un Pdl dilaniato, con la pars destruens sempre in agguato, ci preoccupano».

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