Fischer e Letta: “L’Europa fallirà se non fermiamo i neo-nazionalismi”

Sara Gandolfi sul Corriere della Sera del 29 novembre 

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«L’Europa ha una terra promessa da raggiungere. Non è lontana, la vediamo. Ma ora che ci troviamo davanti al Giordano gli elettori stanno guardando indietro. Verso il deserto, verso i nazionalismi. Bisogna tornare a parlar loro di quella promessa». Attinge nientemeno che alla Bibbia Joschka Fischer, «padre» dei Griinen ed ex ministro degli Esteri della Germania, per raccontare la sfida che attende la politica filo-europeista, «finora colpevole di silenzio», ed evitare il peggio.

«L’Europa fallirà?». E’ partito da questa domanda, diretta e provocatoria, l’incontro organizzato ieri dalla Fondazione del Corriere, introdotto dal presidente Piergaetano Marchetti e moderato dall’inviato Paolo Valentino, che ha messo a confronto Fischer e l’ex presidente del Consiglio italiano Enrico Letta. «Il lato oscuro di tuffi noi è il nazionalismo. Una minaccia pericolosa, che Berlino non ha capito: l’austerità sta spingendo la crisi dal piano economico a quello politico», sostiene Fischer, che sul tema ha da poco dato alle stampe il saggio Scheitert Europa? (L’Europa fallisce?). E’ una denuncia delle politiche imposte da Frau Merkel agli alleati – «un errore fatale» – che però non assolve gli altri: l’Italia, anche, «che è stata a lungo assente dall’Europa», e tutti i partiti europeisti, che «nelle varie elezioni nazionali sono rimasti in silenzio sui temi europei, lasciando parlare i nazionalisti».

E’ una tesi condivisa da Letta che, dopo aver elogiato il «coraggio da leone» di Mario Draghi in un’Eurocrazia dove «comanda la Germania», ha sottolineato come «dai prossimi cinque anni dipende il futuro dell’Europa, che può oggettivamente fallire se non si cambia il mood negativo», e cioè si riconquista quel 25% di elettori che in Francia come in Italia guarda al nazionalismo. La risposta passa dunque sicuramente dalla Germania che, riconosce Fischer, ha «un grosso problema ad accettare un ruolo di leadership in Europa», ma anche dall’Italia che, ribatte Letta, «ha un ruolo potentissimo e deve giocarlo».

L’approdo finale dell’Europa, per il tedesco, non può che essere l’integrazione politica, o meglio una Federazione sul modello svizzero in cui, almeno nella prima fase, il ruolo di governo non spetterà alla Commissione – «chi la conosce?», dice provocatorio – ma al Consiglio europeo dei capi di stato e di governo. Resta da vedere a chi toccherà il ruolo di Giosuè.

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