«Fisco e immigrazione. Pronti al nuovo patto»

Intervista a Enrico  pubblicata su «Il Giornale di Vicenza» di venerdì 11 giugno

Questa «è la volta buona, lo sento». Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico, è convinto che questo «bagno a Nord Est» in cui ha deciso di calarsi con l’iniziativa Nord Camp 2010 sia la base di una ripartenza: «per recuperare consensi» in una terra apparentemente ostile al Pd. «Speriamo vada bene», dice con voce emozionata, alla vigilia della tre-giorni tra Vicenza e il Veronese.

Onorevole Enrico Letta, perché tanta fiducia? In fondo è un’intenzione già sentita pronunciare, in casa Pd..

Perché è la prima volta che un’iniziativa di questo tipo viene lanciata lontano da appuntamenti elettorali. Possiamo seminare bene, guardando a lungo termine.

Una «campagna al Nord» è un’ammissione: dimostra che partite da una difficoltà evidente. O no?

L’importante è leggere obiettivamente la situazione. Finora il Nord è stato visto come un tabù, dal centrosinistra. È un errore fatto a Roma, non qui al Nord. Adesso occorre guardare la realtà, capire i problemi per cercare di rilanciarci. Dobbiamo farlo aggrappandoci ai nostri sindaci, a Variati a Vicenza, a Zavonato a Padova, ad Orsoni a Venezia. Loro rappresentano già una speranza.

Quand’è che il centrosinistra ha perso il polso del Nord?

Credo che qualcosa si sia rotto a metà degli anni Duemila, quando il governo Galan, in Regione, mostrava segnali di stanchezza nei quali non abbiamo saputo inserirci. Lo ha fatto la Lega. Noi siamo riusciti solo parzialmente a tenere in alcune importanti realtà comunali.

Ripartire da lì, dunque. Come il movimento dei sindaci, nato proprio qui oltre dieci anni fa?

Fu una grande intuizione di Massimo Cacciari, che partiva da un presupposto ancora valido: il Nord, e il Veneto in particolare, è una terra che risponde positivamente alle nostre proposte, a patto che siano impregnate di civismo e non di ideologia. Partire dai Comuni vuol dire parlare delle cose concrete, delle proteste sui problemi reali, come il danno che la manovra del governo provocherà al territorio.

Ma quali sono le priorità, le strategie, il senso del vostro messaggio politico?

Oggi non possiamo aggirare tre parole chiave: fisco, immigrazione e federalismo. La questione fiscale è basilare. È stato sbagliato considerare i lavoratori autonomi come una schiera di evasori. Dobbiamo invece essere chiari, con tutti: proponiamo al Nord un patto, per una riforma fiscale che punisca che specula e premi chi produce e lavora. Abbiamo grandi potenzialità perché questo governo si sta dimostrando immobile.

Non potete scansare nemmeno il federalismo..

E non vogliamo farlo. Il sondaggio che ho commissionato ad Ipsos evidenzia come tutti gli elettori del Nord abbiano un’idea generalmente positiva del federalismo. Dobbiamo essere chiari, così come sul tema dell’immigrazione. Finora il messaggio dl Pd è stato percepito come fumoso. È necessario dire con chiarezza che vogliamo lavorare per l’integrazione degli stranieri regolari e lottare con forza contro la clandestinità. Mi ha sorpreso, in campagna elettorale, sentire dalla voce di alcuni immigrarti – oggi cittadini italiani – che avevano votato Lega. Sono loro i primi a volere il rispetto delle regole.

Marco Scorzato

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