Già deciso in aula, ma il no della Lega cambia lo scenario

Intervista rilasciata da Enrico a Maria Paola Milanesio, pubblicata sul Mattino di mercoledì 27 aprile.

«Se la Lega ha cambiato posizione, questo “ripensamento” va registrato in Parlamento e ognuno deve assumersi le sue responsabilità», dice Enrico Letta, vicepresidente del Pd, dopo che anche Bossi ha detto no ai bombardamenti in Libia.

Dopo il voto sulla risoluzione Onu la decisione del governo era un passaggio obbligato?

«Non so se fosse un passaggio obbligato, ma mi pare contemplato dalla risoluzione 1973, su cui il Parlamento si è già pronunciato. Inutile negarlo: di fronte a una situazione che si sta trascinando da mesi, senza che si intraveda un esito finale, le preoccupazioni sono forti. Ma è anche vero che proprio la necessità di una svolta comporta una decisione forte».

L’Idv chiede un voto parlamentare, sostenendo che l’Italia è in guerra.

«Ascolteremo domani (oggi per chi legge, ndr) i ministri Frattini e La Russa. I nostri confini sono molto ben delimitati sia dal testo della risoluzione Onu sia dal voto già espresso dal Parlamento. Se si uscirà da questi confini rivedremo le nostra posizione. Ma in questi momenti nessuno anteponga interessi di tipo elettorale odi bottega».

Ce l’ha con Bossi?

«Porremo in termini chiari la questione ai ministri degli Esteri e della Difesa. Il Pd mantiene un atteggiamento coerente con le risoluzioni già votate. Ma se la Lega ha cambiato posizione, questo cambiamento va registrato in Parlamento e ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Noi manteniamo un atteggiamento di grande linearità e di grande attenzione all’interesse generale, così come ribadito dal presidente della Repubblica, per noi massimo riferimento».

La guerra non è la svolta naturale, dice Di Pietro, riprendendo, per dissentire, le parole di Napolitano. Se la maggioranza è divisa anche l’opposizione non sta meglio.

«Come il capo dello Stato ha spiegato più volte, questa non è una guerra, ma un intervento reso necessario dal fatto che una parte consistente della Libia è alla mercè di un dittatore. L’Occidente ha avuto in queste settimane un atteggiamento ondivago e intanto Gheddafi ne ha approfittato per macchiarsi di colpe che sono crimini contro l’umanità. Sono trascorsi mesi prima che il nostro governo passasse dal baciamano al riconoscimento del governo di Bengasi. Una convivenza con il raìs è impossibile».

Il Pd sottolinea le divisioni nella maggioranza. Un’insistenza che finisce per avere una sfumatura elettorale.

«Che Pdl e Lega siano su due fronti è un dato oggettivo. Ed è anche irresponsabile nei confronti dei nostri militari impegnati in questa operazione umanitaria. Trovo insopportabile che il governo faccia le due parti in commedia, che reciti il ruolo dell’interventista e contemporaneamente del pacifista»-

Per Angelo Del Boca, storico del colonialismo, l’Italia avrebbe fatto meglio a non intervenire in Libia, visto che si tratta di una ex colonia.

«Non sono d’accordo. Il nord Africa sta vivendo una fase di transizione drammatica e un Paese come l’Italia, anche per la sua posizione geografica, deve essere un interlocutore per quei popoli che stanno lottando per liberarsi dalla dittatura».

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