Grasso-Boldrini, primo passo ora governo del cambiamento

Intervista rilasciata da Enrico Letta a l’Unità lunedì 18 marzo

“Una giornata bella come quella di sabato non merita di essere l’unica della legislatura. Non può morire come una farfalla e chi punta a questo farebbe un gravissimo peccato di omissione. Questa potrebbe essere una bellissima legislatura”.

Enrico Letta respinge la lettura di chi vede nel voto dell’altro giorno a Camera e Senato l’inizio di un volo verso l’alto destinato a finire nel giro di qualche mese. Respinge anche le aperture del Pdl per dare vita al governo Bersani in cambio del Colle. “Nessuno scambio”, risponde il vicesegretario Pd, il muro alzato verso quel fronte resta. “Noi vogliamo battere Berlusconi”, sottolinea.

Alfano vi fa una proposta e voi chiudete. Volete anche la presidenza della Repubblica?

“Diciamo no ad Alfano perché abbiamo sempre sostenuto, e lo ribadiamo, che riteniamo separate le vicende istituzionali dal governo. Non è immaginabile uno scambio come quello che chiede il Pdl. Sul Presidente della Repubblica non intendiamo fare alcuna forzatura di parte, puntiamo ad un ampio consenso, ma non si può legare questo passaggio al sostegno al governo”.

Il Pdl vi accusa di aver occupato tutte le caselle. Idem il M5S. Che risponde?

“Siamo i primi a pensare che le istituzioni sono di tutti, per questo sulle presidenze di Camera e Senato abbiamo aspettato fino all’alba di sabato. Sono state le altre forze in Parlamento a tirarsi indietro e a quel punto abbiamo seguito una logica di allargamento e non di chiusura indicando Boldrini e Grasso”.

Aver eletto a Camera e Senato due vostri candidati non porta dritto al voto?

“Non ne sono affatto convinto. I nomi che abbiamo scelto non sono ‘contro’ ma nomi ‘per’ e lo hanno dimostrato i discorsi di esordio di Grasso e Boldrini: per la buona politica, per la legalità, per restituire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. E con i numeri di questo Parlamento è chiaro che deve nascere anche un governo ‘per’ perché un governo contro avrebbe vita breve. Sarà per il lavoro, per il Paese e per la lotta alla precarietà”.

Ma la fiducia ve la devono dare formazioni politiche che al momento, a parte i centristi ancora dubbiosi, non sembrano intenzionate. Avete in mente un’altra mossa del cavallo?

“Se qualcuno si è sorpreso dei nomi presentati da Bersani è perché non ha ascoltato quanto ha detto in direzione, subito dopo il voto: responsabilità e cambiamento. E sabato lo ha dimostrato con i fatti, tanto che in Parlamento è successo qualcosa. Una situazione che sembrava statica all’improvviso si è sbloccata ed è arrivato un segnale diverso”.

I maldipancia di Lista Civica per l’impuntatura di Monti e il voto di una decina di cittadini del M5S a Grasso possono essere letti come un segnale anche per il governo? Grillo non la pensa affatto come lei. Su cosa si fonda il suo ottimismo?

“Su diversi fattori. Innazittutto si è dimostrato che è bastato il primo passaggio parlamentare per verificare che la logica del ‘vaffa’, efficace in piazza, in Parlamento ti fa fare figuracce. Anche nelle sue dichiarazioni di oggi (ieri per chi legge, ndr), Grillo si è fermato a quella logica lì mentre i cittadini eletti nel M5S, sia alla Camera con gli applausi a Boldrini, sia al Senato con il voto a Grasso, hanno dimostrato di voler rappresentare le ragioni di chi li ha eletti. Sono persone, dunque, con le quali si possono fare insieme dei passi utili al Paese. Con Scelta Civica, invece, c’è naturalmente una responsabilità comune, resta da vedere come si può sviluppare. La loro resistenza di fronte all’offerta del Pdl di votare Schifani è un buon risultato”.

Per qualche ora Monti ci ha pensato. Non è un particolare secondario…

“Ci ha pensato ma non l’ha fatto. Aggiungo una considerazione ovvia: senza il loro voto il governo Bersani non nasce, quindi il discorso deve rimanere aperto. Sono anche sicuro che tanti nel Pdl non hanno intenzione di andare al voto anticipato e di scavare il fossato. Ci sono delle questioni istituzionali su cui è possibile trovare convergenze”.

Le grandi riforme con un Parlamento così vulnerabile sembrano una chimera.

“Non credo affatto. Questa può e deve essere una legislatura costituente partendo dal presupposto che il governo che si dovrà fare si regge su una maggioranza fragile. Alla luce di ciò sarà fondamentale fare del Parlamento il luogo delle riforme costituzionali e il governo dovrà aiutare questo percorso. Molte delle cose che si devono affrontare in Aula passano attraverso riforme costituzionali, penso all’eliminazione delle Province, alla nascita del Senato delle Regioni e alla riduzione dei parlamentari e il ruolo del Parlamento sarà fondamentale. Al governo tocca affrontare l’altro grande tema di questa legislatura: l’uscita dalla crisi economica”.

Lei ha fatto un programma di legislatura

“Il primo atto che ha svolto questa legislatura è stato l’elezione di Boldrini e Grasso. Non le sembra che merita di andare fino in fondo?”.

Per Grillo no. Il Pd come pensa di scompaginare i blocchi parlamentari?

“Con il governo che proporremo e che dovrà essere di altissimo profilo. Seguiremo lo stesso metodo sperimentato per i presidenti di Camera e Senato che, mi creda, non è stata una trovata dell’ultimo momento. Bersani l’ha sempre detto che avrebbe puntato su un profondo rinnovamento e su grandi competenze”.

Letta, fino all’altro giorno i nomi che si facevano per Camera e Senato erano quelli di Finocchiaro e Franceschini.

“Certo, perché erano tra i nomi spendibili per un’accoppiata che comprendesse un’altra candidatura di profilo politico da parte di Scelta Civica. Quando è venuta meno quest’ipotesi di allargamento, e siamo stati costretti a indicare i nomi per entrambe le presidenze, si è scelto di fare una proposta di totale cambiamento”.

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