Ha fatto un bel favore al Cavaliere

Intervista rilasciata da Enrico a Claudio Sardo, pubblicata su Il Messaggero, venerdì 24 giugno

«Spero che Di Pietro si fermi e rifletta. Il suo attacco al Pd è stato un grave errore, anzi un favore a Berlusconi proprio nel giorno in cui si mostrava al Paese come un pugile spompato e a fine carriera che lega l’avversario sperando di tirare avanti almeno un altro round». Enrico Letta, vicesegretario del Pd, non se la prende per il colloquio tra Di Pietro e il Cavaliere. Per lui l’incidente è il discorso dell’ex pm nell’aula di Montecitorio. «Compito delle opposizioni è mostrare unità e solidità. I cittadini ci guardano per capire se l’alternativa a Berlusconi sarà affidabile. Il metodo di smarcarsi per trarre da una polemica un vantaggio marginale è quello che ha portato alla caduta del governo Prodi. A Di Pietro dico che non è accettabile la riproposizione del metodo Unione».

Non crede che nel brusco sollecito di Di Pietro a Bersani ci fosse semplicemente la richiesta di limitare l’alleanza a Pd, Idv e Sel?

«Anche questo sarebbe un errore. La prossima legislatura dovrà avere uno spirito costituente. Costruire una coalizione larga non è una furbizia tattica: è una necessità del Paese, della società, delle istituzioni, di chi oggi in Italia ha meno opportunità. Come Berlusconi non può governare con 317 voti, così nessun altro governerà senza un vasto consenso sociale. L’esigenza di un’alleanza tra progressisti e moderati nasce da qui. Per questo dobbiamo essere aperti anche al Terzo Polo. I cittadini chiedono unità. E il Pd sarà costruttore dell’unità. Caricandosi sulle spalle il peso della responsabilità, se necessario».

Ritiene possibile un governo di fine legislatura sostenuto dai centristi e dal Pd?

«Non vedo valide alternative al voto anticipato. Berlusconi cerca in ogni modo di sopravvivere. Ma lo sanno anche i suoi che non ce la fa. Si regge sulle procedure parlamentari, tuttavia non ha la forza per governare né il consenso popolare. Ritengo improbabile pure la riforma elettorale. Non c’è il clima. E l’apertura della Lega appare un alibi per mascherare quel sostegno a Berlusconi sempre meno digeribile ai propri elettori».

Vi siete tanto opposti al Porcellum: non è incoerente chiedere di votare con la vecchia legge elettorale? Forse ora il premio di maggioranza va bene perché pensate che scatti a vostro favore?

«Andremo a vedere le proposte. Se ci sarà la concreta possibilità di cambiare il Porcellum, non ci sottrarremo. Ma per modificare l’attuale, pessimo assetto di sistema non basta togliere il premio di maggioranza: sono necessarie anche modifiche costituzionali. La mia sensazione è che non ci siano vere volontà di cambiamento, ma solo qualche tatticismo della Lega e del Pdl».

Lei ha chiesto ieri al governo di fare subito la manovra da 40 miliardi o dimettersi.

«Lo ribadisco. Gli impegni presi con l’Europa vanno rispettati. Ne va della stabilità e del futuro del Paese. Se Berlusconi non è capace o non se la sente, ha il dovere politico di dimettersi. Poi gli elettori decideranno a chi affidare il compito della ricostruzione».

Ma il centrosinistra avrà la forza per varare una manovra così pesante, che secondo Bersani potrebbe valere alla fine più di 50 miliardi?

«Il centrosinistra, come ha sempre fatto nei momenti difficili degli ultimi due decenni, non verrà meno agli impegni con l’Europa. Quanto all’entità della manovra, è chiaro che aumenterà perché i tagli da soli sono insostenibili senza interventi strutturali a favore della crescita: gli ultimi dati di Confindustria lo confermano. La nostra Agenda 2020 comprenderà il risanamento, ma anche una nuova centralità del sapere – che comprende la scuola, l’università, la cultura, la ricerca, luoghi indispensabili per un nuovo Rinascimento italiano – uno spostamento dei pesi fiscali da chi lavora e produce a chi vive di rendita, riforme serie per migliorare l’efficienza della Pubblica amministrazione».

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