Governo ascolti le banche ma non costi su imprese e famiglie

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Roberta D’Angelo, pubblicata su Avvenire venerdì 2 marzo 2012

Si mette comodo Enrico Letta. Il problema delle banche è complesso e, dice, «bisogna evitare di farsi prendere da facile populismo». Il vicesegretario del Pd tiene insieme le politiche dei «due Mario, Monti e Draghi» e, dice, è necessario «che il governo scenda in campo».

Il populismo è facile di fronte a quello che sta succedendo.

Bisogna fare un passo indietro: una parte rilevante della crisi dell’economia italiana di novembre e dicembre è data dal fatto che la nuova autorità bancaria europea (l’Eba), su spinta franco-tedesca, ha immesso nuovi vincoli per la capitalizzazione delle banche, che sembrano fatti apposta contro le banche italiane.

Difficile credere che le banche siano le vittime.

Si tratta dei criteri di capitalizzazione delle banche, ovvero quanti soldi deve avere da parte una banca rispetto a quelli che presta. In sostanza si alza l’asticella del capitale che devono avere da parte per quelle banche che hanno più titoli di Stato in pancia, applicando il criterio in base a cui il titolo di Stato, invece di calcolarlo nel lungo periodo, si calcola giorno per giorno. Questa è stata la causa del disastro dello spread, per cui le banche italiane hanno avuto l’obbligo di capitalizzarsi molto di più rispetto alle altre europee, prendendo i soldi (15 miliardi di euro) che sarebbero andati a imprese e famiglie. Ora la Bce sta immettendo fondi e ci vuole un patto forte perché questi soldi vengano usati dalle banche per trasferirli nel sistema a tassi agevolati per imprese e famiglie.

E la scelta di Draghi criticata dalla Germania?

Sì. Questa vicenda va gestita bene. E può diventare un terreno di armistizio tra banche e cittadini.

Proprio mentre i vertici dell’Abi si ribellano alle liberalizzazioni?

Le due cose sono due facce della stessa medaglia. Bisogna che il governo scenda in campo senza scaricare sul Parlamento, sulle banche e sui consumatori il problema, perché deve mediare e creare un clima che consenta di arrivare a soluzioni positive.

E come può farlo?
Deve muoversi su due percorsi. Il primo, un binario rapido per cui i cento miliardi di euro girati alle banche dalla Bce entrino nel sistema a tassi agevolati per le imprese. Il secondo deve gestire le conseguenze delle norme che obbligano all’utilizzo generalizzato dei pagamenti elettronici, in particolare per giovani e pensionati.

La fiducia sulle liberalizzazioni è un passo contro le lobby?
La discussione in Parlamento è stata molto forte ma riforme così importanti non possono che essere approvate con la fiducia.

Perché le lobby sono forti…
È stata fatta passare un’idea sbagliata di arretramenti rispetto alle liberalizzazioni, ma è arrivato il momento di affrontare il tema delle lobby. C’è bisogno di una legge che regolamenti il sistema.

Spiacevole anche l’interruzione della trattativa sul lavoro?
Lì il tavolo si è bloccato per serietà. Il convitato di pietra sono le risorse per gli ammortizzatori sociali. L’articolo 18 è importante perché non ci sono in Italia ammortizzatori, se non la cassa integrazione per le grandi imprese. Io penso che come dice Fornero, bisogna muoversi sulla strada di nuove tutele per la disoccupazione, per questo bisogna capire quali risorse ci siano a disposizione.

Ma sarà rottura con il sindacato?

Si possono usare formule un po’ bizantine, con un “disaccordo concordato”.

E l’inflazione cresce…
Linflazione è figlia di due dinamiche: dei monopoli, e questo dimostra la necessità di liberalizzare. Ma soprattutto è figlia del prezzo della benzina. Ma si è dovuto ricorrere all’aumento del prezzo della benzina per fare cassa: questa inflazione può rientrare, è data da una fase emergenziale. Le politiche messe in atto la fermeranno.

Il governo ce la farà entro il 2013?

Penso che bisogna fare un passo alla volta. L’ideale è che l’Italia esca dall’emergenza, il sistema si autoriformi e nel 2013 si arrivi a scelte politiche non frutto dell’emergenza dello spread, con un bipolarismo dolce che compete al centro. Berlusconi non disdegna una grande coalizione… Berlusconi da che era contrario ai tecnici, passa all’abbraccio, ma che non sia un abbraccio mortale.
Ma Monti può restare in politica? Magari al Quirinale?

Monti è in politica e ci resterà, in quanto senatore. Sarebbe irrispettoso oggi del lavoro che stanno facendo il premier e Napolitano mettere il carro davanti ai buoi e dire cosa accadrà dopo. Il governo fa bene in quanto c’è un armistizio. Ma il dopo dipende da cosa si farà adesso.
Pensa alle riforme?
Si sta scherzando col fuoco. Penso che non si possa perdere tempo, per arrivare al 2013 in una situazione in cui si finisca per non approvare né la legge elettorale né le riforme istituzionali. La legge elettorale però è la priorità. Poi Monti ha detto parole di grande buon senso, concentriamoci sull’oggi.
Ma lo scenario dopo Monti sarà comunque diverso?
Cambia il sistema di alleanze, certo. Il Pdl e Lega difficilmente si rimetteranno insieme, così come il Pd non credo possa stringere un patto con chi si oppone a questo governo. Noi dobbiamo fare un Pd forte che non si costruisca sulle alleanze. Autonoma

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