Il nostro avversario non sarà il professore

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Carlo Fusi, pubblicata su Il Messaggero, mercoledì 19 dicembre 2012

 

Enrico Letta la butta sul calcistico: «Siamo i favoriti ma guai adesso a fare catenaccio». Anche perché a centrocampo c’è un macigno: non si sa ancora se Mario Monti si candida o no. Anche qui niente catenaccio: «Qualunque sia la decisione del premier, che comunque rispetteremo, in campagna elettorale non sarà lui il nostro nemico. Gli avversari veri del centrosinistra erano e restano Berlusconi e Grillo, non il centro dei moderati».

 

Partiamo proprio da Monti, onorevole. A questo punto si candida o no? «Nutriamo il massimo rispetto per le scelte che farà Monti. L’anno che abbiamo alle spalle è stato importante; abbiamo giocato un ruolo decisivo in sintonia con il capo del governo anche quando avevamo vedute divergenti. Manteniamo lo stesso rispetto per le potenzialità che Monti esprime. Lo spread a 300 punti fa piacere, ma non siamo fuori dalla crisi. La forza e la credibilità di Monti sono ancora utilissime all’Italia; nei suoi confronti il nostro è un rispetto interessato».

 

Ma dopo l’intervento di Napolitano, Monti è più vicino o più lontano a candidarsi? «Il discorso di Napolitano è stato ineccepibile, uno dei più importanti del settennato. Il Capo dello Stato indicherà la strada da seguire fino all’ultimo giorno della legislatura. Il Paese ha bisogno di stabilità; e la stabilità si fonda da un lato sulla sovranità popolare che si manifesta nelle elezioni, e dall’altro nella normalità politica che si esprime nella confronto tra due opzioni, e quella che vince governa per tutta la legislatura. Questo ha detto Napolitano, e deve essere la bussola dei prossimi passaggi politici. La fisiologia democratica così disegnata porta inevitabilmente a stabilire che il leader che vince le elezioni sia il naturale candidato a primo ministro. Quindi siamo dentro una dinamica che porta Bersani a palazzo Chigi».

 

Ma nella scelta di Monti quanto può pesare il fatto che se si candida il vero scontro elettorale sarà tra lui e Bersani? «Non lo so. Detto che una campagna elettorale fatta tra possibili alleati con il Porcellum non è facile, è evidente – e lo dico pesando le parole – che la nostra sarebbe comunque più alternativa verso Grillo e Berlusconi piuttosto che nei confronti di Monti o del centro. E’ evidente cioè che i nostri avversari sono Berlusconi e Grillo; Monti non lo consideriamo il nostro avversario».

 

A urne chiuse per Monti da parte del Pd restano aperte le porte del Colle o l’incarico di superministro dell’Economia? «Il gioco delle caselle non mi appassiona. Quando diciamo che verso Monti il nostro è un rispetto interessato vuol dire che riteniamo che per il bene dell’Italia i frutti del suo lavoro al governo non debbono essere dispersi».

A proposito di campagna elettorale: su cosa dovrà puntare il Pd per garantirsi la vittoria? «Lo dico usando una metafora calcistica, pur consapevole del fatto che Berlusconi le ha usate tutte e dunque rischiano di essere stucchevoli. Però servono a capire. Noi come Pd e centrosinistra siamo in vantaggio e siamo già nel secondo tempo della partita. Ora di fronte a noi ci sono due opzioni: fare come l’allenatore che ordina il catenaccio fino al fischio finale; oppure l’allenatore che impone alla squadra di continuare con il gioco d’attacco. Diciamo Trapattoni contro Sacchi. Ecco dobbiamo imporre il nostro gioco perché si è visto che così facendo marginalizziamo e per certi versi addirittura ridicolizziamo gli avversari. Le nostre primarie hanno ridicolizzato quelle di Grillo».

 

Grillo dice il contrario e vi attacca a tutto spiano. «Attacchi che sono la dimostrazione della sua difficoltà. Basta ricordare che alle sue parlamentarie hanno partecipato in ventimila; alle nostre primarie hanno votato quasi tre milioni di persone. Quanto a Berlusconi, diluvia in tv per recitare la stessa parte di vent’anni fa. Patetico».

 

Ma sulle primarie piovono critiche sui fedelissimi di Bersani che non passano il vaglio dei militanti. Gruppo di garantiti? «Sono critiche ingiuste, formulate peraltro da chi si farà liste blindate. Se vinciamo, avremo 420 parlamentari: che una cinquantina di questi siano indicati da Bersani non può destare scandalo».

 

Sui tempi di fine legislatura c’è uno scontro tra voi ed il Pdl che chiede più tempo per legge di stabilità e decreto sulle firme per le liste. «Siamo decisamente contro qualunque allungamento dei tempi. Tutto questo dà l’idea dell’inaffidabilità del Pdl che prima sfiducia Monti e poi traccheggia e prende tempo. Non provi Berlusconi a fare giochetti».

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