Il Paese è contro il premier, solo il Palazzo lo salva

Intervista rilasciata da Enrico ad Andrea Carugati, pubblicata sull’Unità, sabato 24 settembre

La maggioranza non si illuda. Anche se sono sopravvissuti al voto su Milanese e respingeranno la sfiducia al ministro Romano, la settimana prossima il problema resta intatto: l’Italia è vicina al collasso economico, a un passo dal burrone. E la lotta tra premier e ministro dell’economia è l’ennesima botta alla credibilità del nostro Paese. Enrico Letta, vicesegretario del PD, chiama i democratici a una sessione di lavoro straordinaria per due mesi, per ricostruire il Paese insieme alle forze sociali, sindacati e imprese.

Il PD da tempo dialoga con le parti sociali. Qual è la novità?

Le ricette che anche noi abbiamo proposto negli ultimi due anni non bastano più. Spagna e Irlanda stanno recuperando terreno. Ormai l’Italia è in serie C insieme a Grecia e Portogallo. Serve un piano choc che affronti alcuni tabu: patrimonio pubblico e privato, pensioni, istituzioni, riforma fiscale. Non possiamo permetterci di essere conservatori. Dobbiamo costruire una nostra via d’uscita insieme alle parti sociali.

Non sarà facile…

Oggi rispetto a un anno fa quando il PD tenne le sue assemblee tematiche, la consapevolezza che le aspirine non bastano più è molto diffusa. Patrimoni e pensioni sono due parole che fino a quattro mesi fa non erano pronunciabili, né in convegni di imprenditori, né in quelli sindacali.

Chiederete uno sforzo ai sindacati anche sul mercato del lavoro?

Tutti devono fare sforzi, non sono ammissibili veti da parte di nessuno. Mi pare però che i sindacati abbiano fatto grandi passi avanti. Penso allo spirito dell’accordo del 28 giugno, mi sembra quello giusto…

Vi siete convinti che il governo non cadrà in Parlamento?

L’unica possibilità di far cadere il governo è l’emergenza economica che obblighi Berlusconi a lasciare il campo al Ciampi del 2011. questo non vuol dire che molleremo la presa in Parlamento. Ma il cuore del problema è la crisi: ormai il Paese rischia di abituarsi a ogni asticella superata. Qualche settimana fa sembrava impossibile che lo spread coi titoli tedeschi arrivasse a 400. ormai siamo stabilmente a 400 e tutto questo avrà un costo pesantissimo oggi e tra dieci anni.

Eppure il Cavaliere resiste…

Berlusconi si sta trasformando nell’Andreotti del tirare a campare della fine della prima Repubblica.  Entrato in politica alleandosi col popolo e con le imprese contro il Palazzo e ha contro il popolo e le imprese. Il dato davvero nuovo è che il mondo dell’economia reale si è completamente rivoltato: non era mai accaduto che le imprese fossero così nette nel chiedere le dimissioni di un governo.

Di fronte a un governo traballante il Pd non sembra pronto al voto. Mancano la coalizione, il programma, il leader..

Sulla base dei contenuti che ho citato dobbiamo discutere con Sel, IDV e terzo Polo. Il progetto Italia lo costruiremo con chi sarà d’accordo sui contenuti, sapendo che il governo di responsabilità nazionale resta l’ipotesi prioritaria.

Perché prioritaria?

Lo spread non scende e prima o poi il governo dovrà passare la mano. Noi lavoriamo su entrambe le ipotesi ma le elezioni non sono nella nostra disponibilità visto che non abbiamo la maggioranza in Parlamento.

Le primarie non potrebbero essere un’occasione per dimostrare che il centrosinistra è in campo?

Dobbiamo seguire il percorso che ho indicato. Le primarie restano sullo sfondo.

Crede che il tentativo di Maroni, di traghettare la Lega oltre il berlusconismo sia fallito?

Il voto su Milanese e quello che ci sarà su Romano dimostrano che il rapporto tra Bossi e Berlusconi è anormale. Non c’è più alcun vantaggio politico per la Lega che sta pagando duramente. Si dicono tante cose su questo rapport, comincio a crederci anche io. Maroni e altri leghisti lo stanno subendo senza essere in grado di reagire. Il voto su Romano è l’ultima chance che hanno per conservare un minimo di credibilità. Non dobbiamo essere durissimi nel denunciare questo atteggiamento della Lega.

Lei è sempre stato alfiere del dialogo con l’UDC, eppure Casini sembra guardare  a un nuovo centrodestra deberlusconizzato…

I fatti di questi giorni dimostrano che un centrodestra senza Berlusconi non esiste. I tentativi di smarcamento appaiono patetici, lui fa il bello e il cattivo tempo, e ormai si è liberato persino del nemico Tremonti.

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