Il Pd non cade nella trappola di Silvio la sfida è sul disastro di Palazzo Marino

Intervista rilasciata da Enrico a Goffredo De Marchis pubblicata su la Repubblica martedì 19 aprile

Il vicesegretario del Pd Enrico Letta risponde al telefono da Gallarate. Per il secondo lunedì consecutivo fa campagna elettorale in Lombardia e a Milano dove si gioca la partita decisiva delle amministrative.

Bersani è stato il primo a parlare di test nazionale per il voto sui sindaci. Accettate la sfida di Berlusconi?

«A Milano devono prevalere i contenuti civici. Berlusconi sa che la riconquista di Palazzo Marino si fa difficile e chiede un voto sudi sé. Invece la sfida milanese ruota tutta intorno alla disastrosa giunta di Letizia Moratti. Non dobbiamo cadere nella trappola del premier».

Se il Pdl è in crisi non conviene soprattutto a voi una chiamata contro il Cavaliere?

«A urne chiuse valuteremo il significato generale delle amministrative. Adesso no. Sul banco degli imputati, politici s’intende, saliranno Moratti e la sua amministrazione. Il 70 per cento dei cittadini di Milano giudica negativo il bilancio del sindaco. E il fatto che Berlusconi inviti la gente a votare per lui e non perla Moratti la dice lunga sulla paura del centrodestra».

La Bonino però accusa il Pd di non capire l’importanza del voto milanese, di essere un po’ distratto. E teme che il vostro partito non si scaldi per un candidato, Pisapia, che non viene dalla «famiglia stretta».

«Non è così. Vuole una dimostrazione plastica? L’unico simbolo in cui è presente il nome di Pisapia è quello del Pd. Non c’è nel simbolo di Sel, che pure è il partito del candidato, dove spicca la scritta Vendola. E non compare nei manifesti radicali dove c’è il nome della Bonino. A Milano sono venuto io due volte, è venuto Bersani, è arrivata la Bindi. Pisapia ha vinto le primarie e da allora è il nostro candidato senza riserve. Anche perché sappiamo che qui è il cuore della battaglia. Non a caso stiamo portando a livello nazionale la vicenda dell’Expo. Per dimostrare a tutto il Paese che se l’Expo venisse gestito da un sindaco diverso dalla Moratti sarebbe un vantaggio per l’Italia».

Se perde Milano Berlusconi sarà costretto a mollare?

«Sarebbe un risultato fondamentale. Ma il Pd le dimissioni le chiede oggi, non dopo le amministrative. Perché il premier medita di stravolgere la giustizia con la norma blocca Ruby, perché non ha avuto il pudore di dire una parola sui manifesti di Milano e per fortuna abbiamo il presidente Napolitano a difendere le istituzioni. A proposito del manifesto: il mio pensiero va ai giudici uccisi dalle Br e oggi infangati da questa penosa vicenda. Ho letto l’intervista del figlio di Alessandrini, un giudice ucciso per la sua professionalità, perla sua bravura. In quell’intervista mi riconosco appieno».

È realistica l’alleanza con il Terzo polo ai ballottaggi?

«Spero che ci siano le condizioni. Un dato è certo per ora: rispetto alle regionali dell’anno scorso, si è fatto un passo decisivo per staccare i centristi da Berlusconi».

In molti comuni del Nord la spaccatura tra Pdl e Lega vi apre un’autostrada che non potete non sfruttare. «L’alleanza nazionale nel centrodestra si regge solo sul patto di potere personale tra Berlusconi e Bossi. Sul territorio quell’intesa è completamente sfrangiata. Dobbiamo giocarci fino in fondo le nostre chance».

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