Il problema è Silvio, le Borse lo hanno sfiduciato

Intervista rilasciata da Enrico a Carlo Fusi, pubblicata su Il Messaggero mercoledì 3 agosto
Silvio Berlusconi che elogia l’attività del governo e annuncia nuovi provvedimenti anti-crisi; il Pd che insiste nella richiesta di dimissioni. Se oggi in Parlamento andrà così, con l’ennesimo scontro, l’ennesimo dialogo tra sordi, si sarà persa un’altra occasione. Decisiva. Vero onorevole Letta? Il vicesegretario del Pd scuote la testa: «Stavolta è davvero impossibile. L’idea che Berlusconi arrivi in aula e perla quinta volta in un anno proponga un piano scossa, beh non è più accettabile».
Eppure, onorevole Letta, le premesse ci sono tutte. Almeno a sentire le dichiarazioni della vigilia…

«Guardi, due sono i punti di riferimento da tener presenti. Primo, l’appello di Giorgio Napolitano – che condividiamo appieno -che è molto impegnativo e che alza l’asticella degli obiettivi sulle cose da fare per rilanciare l’Italia. Secondo, il documento delle parti sociali, anch’esso molto impegnativo, che è un fatto senza precedenti e segna un salto di qualità perché chiede una discontinuità profonda. Di fatto, un voto di sfiducia al governo. Questi due punti devono essere il quadro della discussione in Parlamento».
Già, ma ce ne è anche un terzo: il vostro. Che suona: Berlusconi a casa e poi si discute…
Certo. Prima gli elettori, poi i mercati e adesso le parti sociali: sono ben tre le sfiducie che il Paese ha decretato nei riguardi di Berlusconi».
Manca quella fondamentale: il no delle Camere.
«Formalmente. Ma a ben vedere c’è pure quella, perché il governo mantiene sì la fiducia ma con numeri talmente risicati che non lo mettono più in grado di agire. La nostra richiesta di discontinuità nasce dalla presa d’atto dell’impasse in cui siamo. Non è vero, infatti, che i mercati puniscono tutti. Le Borse mondiali sono sotto pressione ma chi perde di più è quella italiana; e se in appena due settimane lo spread con i titoli tedeschi è più che raddoppiato raggiungendo il livello spagnolo è la dimostrazione che c’è un problema specifico italiano. Che è il governo Berlusconi. E il dissidio ormai incolmabile con Tremonti».
Insomma qualunque cosa dirà Berlusconi voi alzerete una barriera di no.
«Non è così perché domani non parlerà solo il premier. Interverranno tutti i leader e mi risulta che sarà anche la prima volta di Alfano segretario del Pdl. Mi auguro che gli interventi di tutti siano in linea con quei due punti di riferimento che ho citato. I tempi si sono accelerati rispetto ai piani di transizione che molti immaginavano. È venuto il momento, per il bene del Paese, che Alfano e Maroni facciano un passo avanti rispetto all’immobilismo di Berlusconi e Bossi che vogliono solo di sopravvivere».
Scusi, ma lei realisticamente ce lo vede Alfano che dice al Cavaliere di farsi da parte?
«Vedremo quel che dirà. Quel che mi preme sottolineare è che nel dibattito in Parlamento le forze politiche hanno il dovere di indicare una strada. Quelle di maggioranza non potranno limitarsi a dire che tutto rimane così».
E voi del Pd che proposte farete?
«Il lavoro, i giovani, la riforma del fisco. Il senso della nostra disponibilità è che noi come Pd siamo pronti a seguire le indicazioni del Quirinale se individuerà, grazie anche al dibattito in aula e ai passi successivi, le tracce perché un governo ancora più alto di quello di Ciampi del ’93 visto che la situazione allora era tremenda ma oggi è peggiore, prenda in mano la situazione. Se quelle condizioni ci sono, siamo pronti a fare la nostra parte. Altrimenti, diciamo elezioni perché si può andare al voto in due mesi e in sessanta giorni dare all’Italia un nuovo governo legittimato dai cittadini e nelle condizioni di fare le cose che servano».
Resta che anche Casini dice che continuare con la giaculatoria delle dimissioni è inutile e chiede al governo un decreto con misure adeguate. E voi?
«Il nostro non è stato e non sarà mai un approccio, diciamo così, aventiniano. Ma la possibilità che sia questo governo a indicare la strada per uscire dai guai è preclusa. È importante che Berlusconi abbia deciso di venire in aula, ascolteremo le cose che dirà ma ribadiremo con assoluta determinazione che non può essere lui a proporre soluzioni visto che è gran parte del problema».

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