Il rigore serve allo sviluppo: 12 risposte a Ricolfi

Intervista a Carlo Bertini, “La Stampa”,  7 novembre 2011. Nello specifico Letta risponde alle 12 domande che Luca Ricolfi sul quotidiano torinese ha rivolto al principale partito del centrosinistra. Dodici quesiti che, senza risposta, non darebbero fiducia ai mercati.

La linea l’ha data Draghi:  tagliando i tassi ci dice che non basta il rigore ci vuole anche lo sviluppo. Questo sarà il nostro mantra insieme alla lotta dura all’evasione. Ma ovviamente parliamo dell`agenda di un governo che succederà a Berlusconi, non sapendo se sarà un esecutivo di responsabilità nazionale in questa legislatura, oppure se sarà un governo che nascerà dalle urne: due schemi molto diversi, perché nel primo caso l’emergenza è più pressante, nel secondo caso si parla di un progetto più legato al nostro dna, che stiamo mettendo a punto». Fatta questa premessa, il numero due del Pd, Enrico Letta, raccoglie la sfida lanciata su questo giornale da Luca Ricolfi che ha posto 12 domande chiave allo schieramento che intende proporsi come alternativa di governo. «Però ci sono varie altre domande. come quella sulle liberalizzazioni che per noi sono un pilastro, oppure sul rilancio obbligato delle infrastrutture per la crescita. Sono convinto del fatto che il giorno in cui non ci sarà più Berlusconi a Palazzo Chigi, con un governo Amato, Monti o Bersani, cambierebbe il tipo di pressione internazionale sull’Italia: gli obiettivi condivisi sarebbero gli stessi, ma le modalità sarebbero lasciate all’autonomia di uno Stato che tornerebbe pienamente sovrano. L’Italia ha bisogno di abbassare la febbre, cioè lo spread che costa, raccogliendo energie per fare le riforme necessarie per gli obiettivi di lungo periodo e di sviluppo”.

1. E passiamo dunque ai quesiti posti da Ricolfi. Il nuovo esecutivo considera intangibili le pensioni di anzianità o intende intervenire su di esse e con che risparmi?

“Va rimesso in equilibrio il welfare, il pilastro dell`azione di un nuovo governo: il tema è il lavoro per i giovani. Qualunque intervento sulle pensioni è condizionato all`obbligo di togliere i vitalizi ai parlamentari, sostituendoli con forme di previdenza dei normali cittadini; e i risparmi vanno destinati ai giovani. Dobbiamo tornare al principio della riforma Dini: bisogna inserire meccanismi di incentivi e disincentivi che aiutino ad aumentare l’età pensionabile per rendere possibili risparmi giocati sulla logica di quei milioni di lavoratori che hanno interesse a restare al lavoro. Ci sono varie buone proposte fatte da Treu, Baretta-Damiano che toccano tutto, compreso il tema delle pensioni di anzianità. L’Italia le riforme le ha fatte, non siamo alle baby pensioni, il problema è accelerare alcuni percorsi per aiutare i giovani”.

2. Il nuovo esecutivo è contrario o favorevole al ddl Ichino sul mercato del lavoro?

“Il problema è l’ordine delle priorità. Si deve partire dalla riforma degli ammortizzatori sociali in una logica di flex security. E poi si può discutere anche l’uscita dal lavoro, altrimenti come l’ha posta il governo è una discussione improduttiva, deprime il paese e scatena tensioni sociali. Dobbiamo trovare strumenti per cui ci sia stabilizzazione dei contratti dei giovani con incentivi all’allungamento. E comunque bisogna modificare il peso del costo del lavoro: bisogna rendere più onerosi i contratti flessibili rispetto a quelli a tempo indeterminato”.

3. Siete favorevoli ad un piano di dismissioni del patrimonio pubblico più ampio o più leggero di quello (5 miliardi l`anno) previsto dal governo attuale? Se sì, intendete mettere sul mercato solo immobili o anche aziende a controllo pubblico come Eni, Enel e Finmeccanica?

“Le dismissioni di patrimonio pubblico da fare sono superiori a quelle che il governo ha immaginato. Le società di enti locali sono una miriade e devono essere accorpate, ma il governo disse no ad un nostro emendamento alla manovra. Per noi vale il ritiro del sistema pubblico da alcuni settori; e in secondo luogo la pulizia di cda pletorici con una significativa riduzione dei costi della politica. Poi io ritengo in questo momento non di attualità l’idea di abbandonare un controllo pubblico strategico in settori dell’energia. Dobbiamo lavorare per favorire la fusione di tutte le ex società municipalizzate del nord Italia per far nascere un grande soggetto in grado di fare massa critica e risparmi”.

4. Siete favorevoli o contrari all`abolizione del valore legale dei titoli di studio?

“Non c’è una legge che istituisce il valore legale del titolo di studio e quindi non se ne può approvare una abrogativa per raggiungere i risultati di modernizzazione. Alcune misure possono raggiungere comunque obiettivi simili: inserire procedure di accreditamento periodico o eliminare il valore legale del voto di laurea o quello del titolo rilasciato da università accreditate solo per i concorsi nella pubblica amministrazione. Ma il merito non valorizzato nelle università italiane passa dall’aver eliminato di fatto il diritto allo studio e dall`età elevata con cui si comincia la vera carriera accademica”.

5. Intendete introdurre un`imposta patrimoniale e se sì di che tipo? Una tantum o permanente? Su tutto il patrimonio o solo su una componente, ad esempio gli immobili?

“Sicuramente ci sarà bisogno di un intervento una tantum significativo, in particolare sugli immobili, che sia in grado di abbattere il debito, insieme alla dismissione di patrimonio pubblico. Un intervento da stabilire ovviamente con i tecnici e con gli alleati di governo, da valutare comunque insieme all’Ue. La logica deve essere chi più ha più deve contribuire”.

6. Se favorevoli all`imposta patrimoniale, come intendete usarne il ricavato? Oltre alla riduzione del debito, anche per una redistribuzione a favore dei ceti deboli e per alleggerire la pressione fiscale sulle imprese?

“In gran parte riduzione del debito che consente di abbassare il peso dei tassi d’interesse. Per liberare risorse annuali di 10-15 miliardi di euro l’anno che consentano di fare operazioni sia di redistribuzione, sia di incentivo alle imprese sul costo del lavoro stabile e per i giovani”.

7. In che modo pensate di reperire i 20 miliardi di maggiori entrate e minori spese previsti dalla delega fiscale-assistenziale?

“Questa è una delle cose più scandalose di questo governo che ha messo una bomba ad orologeria sul governo che verrà dopo. Per l`immediato, crediamo che l’unica possibilità sia il concordato fiscale con la Svizzera, ma strutturalmente bisogna immaginare nella riforma fiscale modalità con cui coprire questi interventi”.

8. Pensate di essere in grado di alleggerire la pressione fiscale sui produttori sulle aliquote Ires e Iva?

“La riforma fiscale sarà il cuore del prossimo governo, partendo da una lotta senza quartiere all’evasione fiscale. Va fatta in modo tale da caricare il peso su chi tiene fermo il patrimonio e le risorse, premiando chi investe sul lavoro e nell’impresa”.

9. È previsto un ulteriore aumento dell`Iva?

“Non credo sia opportuno ora un ulteriore aumento”.

10. Lei sottoscrive lì’impegno preso dal governo con l`Europa “ad azzerare il deficit nel 2013?

“Sì”.

11. I tagli dì spesa di questo governo sono eccessivi o insufficienti?

Sono sbagliati come metodo, non faremo i tagli lineari, la spesa pubblica va ridotta applicando la spending review».

12. Se nel corso del 2012 si rendesse necessaria una nuova manovra da 15 miliardi in che proporzione ricorrereste a tagli di spesa e nuove tasse?

“Bisognerà principalmente concentrarsi a lavorare sui risparmi nella pubblica amministrazione”.

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