Il ritorno di Letta: “Governare non è comandare”

particolare letta coverMonica Guerzoni per il Corriere della Sera del 13 aprile 2015

Nel proverbio africano che campeggia sotto il titolo è racchiuso il concetto chiave del libro con cui Enrico Letta ritorna sulla scena della politica, tredici mesi dopo i drammatici giorni della staffetta con Matteo Renzi. «Se vuoi correre veloce vai da solo, se vuoi andare lontano devi farlo insieme» è l’immagine con cui l’ex premier scolpisce, per la prima volta nero su bianco, la distanza dal suo successore a Palazzo Chigi. Una differenza che attiene al piano culturale, politico e dei comportamenti e che, si legge nella quarta di copertina, è «la capacità di unire virtù democratica e consenso, il coraggio di dire no alle scorciatoie». In estrema sintesi, «la differenza che passa tra governare e comandare». La tensione etica verso uno «sforzo collettivo» e la critica dell’uomo solo al comando sono già nell’immagine dei tre bambini che, in copertina, corrono verso il domani sulla stessa automobile giocattolo, rossa fiammante. Il concetto torna nel titolo «Andare insieme, andare lontano», quattro parole che dicono come Letta stia pensando non tanto o non solo al suo futuro personale, quanto all’«orizzonte che l’Italia e l’Europa hanno davanti a sé». Ma se Renzi pie’ veloce pensa di aver già portato il Paese nel futuro lui invita a rallentare la corsa, perché, si legge ancora nella presentazione, «nessuno può affrontare impegni di questa portata da solo, con la logica dell’esclusione, con la ricerca strumentale del nemico, con la delega in bianco».

Chi ama soffermarsi sull’orticello di casa nostra cercherà, tra le righe, i giudizi di Letta sullo scontro quotidiano tra maggioranza e minoranza del Pd. In realtà dai suoi ragionamenti traspare lo sforzo di mantenere un registro alto, elevando lo sguardo a coloro che il predecessore di Renzi ritiene i veri protagonisti di questa stagione, come Draghi, la Merkel, Obama. Nelle 144 pagine edite da Mondadori – che arriveranno in libreria il 21 aprile – il «deputato semplice» del Pd, come ama definirsi da quando non è più presidente del Consiglio, intinge la penna nell’inchiostro dell’europeismo più convinto e attribuisce al presidente della Bce (non a Matteo Renzi) il quadro macroeconomico positivo che si sta delineando. «Grazie a Draghi e al prezzo del petrolio che scende – è il pensiero di Letta – ci troviamo di fronte a condizioni esterne che non c’erano mai state prima. È una grande occasione e non possiamo sprecarla». Condizioni «esterne» di cui il governo Renzi sta beneficiando, a dispetto di scelte che Letta non ha condiviso. Il Jobs act? «La disoccupazione giovanile, questione chiave, è tutt’altro che risolta». Ma la cifra del libro non è il rancore di chi cerca la rivincita personale, quanto una riflessione «di lungo respiro». E chi ne ha parlato senza nemmeno aver visto la copertina (che oggi i librai avranno in anteprima) potrebbe restare deluso nel non trovarvi gli accenti del «gufo rosicone». Il destino personale di Letta è ancora tutto da scrivere. Da quel che filtra, il libro non scioglie gli interrogativi che hanno accompagnato le sue rare uscite pubbliche, in questo anno passato a schivare reazioni a caldo e polemiche estemporanee.

Commenti

Lascia il tuo commento

Lascia il tuo commento