In Veneto matura la svolta. Dobbiamo muoverci, valorizzando sindaci come Orsoni e Zanonato

Intervista rilasciata da Enrico a Il Mattino di Padova, pubblicata sabato 23 luglio

ABANO. In Veneto la tempesta è perfetta, Pdl e Lega mai stati così odiosi l’uno all’altro come da noi, tanto che il Pd pensa di ricavarci un ricco bottino di voti. Per Enrico Letta il Veneto è la terra che più promette, regione di caccia dove si annuncia una grande bonanza in caso di urne. Il vice segretario democratico, ieri ad Abano per inaugurare la festa del turismo, nega solo che l’opportunità sia di oggi. «Il Veneto è sempre stata una regione promettente, e lo sarà sempre di più, c’è e c’è stata una sintonia crescente con le idee dei democratici». Letta è venuto su in macchina, direzione Padova. E già a Occhiobello gli prendeva una botta di ottimismo, anche perché più si avvicinava e più il Veneto gli appariva come la regione dove si cucina meglio la crisi politica che a Roma sta frollando la maggioranza. Il segretario leghista Giampaolo Gobbo dichiara la volontà leghista di «buttare a mare Berlusconi», un’ora dopo il vice ministro Alberto Giorgetti del Pdl pareggia il conto minacciando la crisi di governo a Venezia se solo osano provarci a Roma. Sono seguiti svariati versamenti d’acqua nel tentativo di spegnere l’incendio (Flavio Tosi parla di «gioco delle parti», il governatore Luca Zaia di «parole dette con ironia») ma non tali da scalfire l’ottimismo del vice segretario democratico. «La deflagrazione di questa maggioranza può ottenere il rinvio di qualche giorno, ma è inevitabile. Il disfacimento è evidente. Li aspettiamo martedì in aula al voto sul rifinanziamento delle missioni all’estero, vedrete che cosa succederà».

Cosa? Che il pero casca da solo?

«No, noi non possiamo stare fermi ad aspettare, dobbiamo muoverci. Anche se il Veneto non ha sposato la Lega e il Pdl, e i loro voti sono in uscita, il Pd deve muoversi e lo farà valorizzando la ricetta di sindaci come Orsoni a Venezia, Variati a Vicenza e Zanonato a Padova. Ottimi amministratori, le nostre carte migliori».

Penati, consigliere di Bersani ora indagato per corruzione, non era anche lui una delle vostre carte migliori?

«Ho la massima fiducia sul vicepresidente della Lombardia Filippo Penati, lui correttamente ha fatto un passo indietro e la magistratura fa il suo dovere, ma tra lui e il Pd sono stati fatti accostamenti indebiti, il Pd non esisteva nemmeno al tempo dei fatti addebitati».

Un vostro senatore salvato al Senato, un vostro avversario sacrificato alla Camera. Il Pd non scampa all’esecrazione generale, perché non cominciate a tagliarvi lo stipendio?

«Il senatore Tedesco ha fatto ieri dichiarazioni volgari, scomposte e insopportabili nei confronti della presidente del partito Rosi Bindi. Tedesco si deve dimettere, ha fatto profondi danni al Pd e continua a farli. Ma quel che dice lei è vero, la gente ha ragione ad essere arrabbiata e noi possiamo chiedere sacrifici solo se anche la classe politica sa fare una scelta di sobrietà. Il Pd aveva chiesto di inserire come primo emendamento alla manovra il taglio delle pensioni agli onorevoli, la maggioranza ce l’ha negato. Dove siamo al governo l’abbiamo già fatto abolendo le pensioni ai consiglieri dell’Emilia Romagna e così faremo dove andremo a governare. Lo si deve capire che noi siamo diversi».

Avanti dunque, con Bersani al comando.

«Certo, è lui il nostro candidato premier chiunque ci sia dall’altra parte, Alfano o Maroni. Il Pd è ora il primo partito in Italia e io sono contento di inaugurare ad Abano una iniziativa sul turismo che mostra tutto il fallimento della politica governativa su un settore chiave per il nostro paese. La verità è che un Berlusconi in agonia costa troppo agli italiani, la soluzione maestra è quella di liberarcene. Ci domandano come, la risposta è che se ne vada subito, non siamo divisi su questo. Chiediamo le elezioni anticipate, pronti ad andarci domani anche con questa legge elettorale, sapendo che sarebbe meglio andarci con una nuova che consenta agli elettori di scegliersi i propri rappresentanti. Il metodo delle preferenze insomma necessario a mettere fine a questo parlamento di nominati».

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