Inizia dal Nord la sfida del Pd. Battiamo la Lega col cambiamento

Intervista rilasciata da Enrico a Simone Collini, pubblicata su «l’Unità» di domenica 6 giugno.

Il Pd al nord rischia di diventare una forza marginale. E in questa situazione diventa complicato vincere la sfida per il governo nazionale». Ecco perché Enrico Letta, con la sua associazione TrecentoSessanta, ha deciso di organizzare in Veneto, da giovedì a sabato, “Nord Camp”. Ci saranno amministratori locali e segretari regionali del Pd, il ministro leghista Roberto Maroni, l’editore Carlo De Benedetti, Massimo Cacciari, rappresentanti dei piccoli imprenditori. Una tre giorni, spiega il vicesegretario del Pd, che attraverso laboratori tematici e tavole rotonde dovrà contribuire a far modificare il profilo del partito nell’immaginario collettivo: «Al nord troppo spesso siamo percepiti come quelli delle tasse, conservatori, romanocentrici, come quelli che affrontano il tema dell’immigrazione in modo non ancora sufficiente», dice Letta.

Le sue proposte, partendo dall’immigrazione?

«Dobbiamo riuscire a cogliere una domanda che io mi sono sentito rivolgere da immigrati regolari incontrati durante la campagna elettorale a Torino. Mi hanno detto che avrebbero votato Lega perché vogliono che ci sia una distinzione di comportamento, da parte dello Stato, verso l’immigrato che rispetta le regole e quello che non le rispetta».

Sul fisco? Non vorrete inseguire il meno tasse per tutti o altre ricette berlusconiane…

«Figuriamoci, e anzi faccio notare che oggi Tremonti riconosce che Visco, Prodi, Padoa-Schioppa avevano ragione sulla lotta all’evasione fiscale. Dopodiché, al nord dobbiamo spiegare meglio che per noi vanno ridotte le tasse a chi produce e lavora e aumentate a chi vive di rendita. Noi non siamo quelli delle tasse, vogliamo una riforma del fisco, che è un’altra cosa».

Perché avete deciso di organizzare questa iniziativa nel Veneto, ora feudo della Lega e mai così di destra?

«Perché, se è vero questo, è vero anche che da qui sono partiti anche segnali di speranza. Non a caso abbiamo invitato quattro sindaci veneti vincenti: Variati a Vicenza, Zanonato a Padova, Puppato a Montebelluna, Orsoni che ha battuto Brunetta a Venezia. Personalità che hanno dimostrato di saper interpretare la città, fondersi con essa. Noi dobbiamo riscoprire le esperienze civiche, che sono anche una delle forze dell’Ulivo. Pensiamo alla stagione dei Cacciari, Soru, Illy, Dellai, personaggi fuori dalla politica tradizionale in grado di immedesimarsi con il loro territorio».

Un territorio, quello del nord, ricco di piccoli imprenditori, e rilanciare il Pd in questa categoria sembra complicato…

«Ma necessario. E infatti abbiamo invitato i rappresentanti dei piccoli imprenditori, dal presidente della Cna Ivan Malavasi al segretario della Confartigianato Cesare Fumagalli al direttore della Fondazione Nord-Est Daniele Marini. Il primo passo è capire perché in quel mondo, quello delle partite Iva, dei piccoli imprenditori, noi prendiamo la metà dei consensi che prendiamo in altri settori dell’elettorato».

Un’idea lei se la sarà fatta però, o no?

«Siamo visti come statici. A differenza della Lega, vista come una forza dinamica. Ed è paradossale, perché noi siamo un partito progressista, loro conservatore. Basti pensare che ce l’hanno con chi ha la pelle diversa dalla loro, o che esaltano la polenta. Sta però a noi dimostrare che siamo una forza di cambiamento. E questa iniziativa, promossa un’associazione che vive dentro il Pd, è una riflessione che vogliamo offrire a tutti».

Avete invitato anche Maroni: perché?

«Perché noi sul federalismo abbiamo deciso di assumere una posizione costruttiva, di esserci nella partita, e a questo punto vogliamo giocarla fino in fondo, in modo tale che l’opinione pubblica possa giudicare se su questo tema siamo più credibili noi o la Lega, di cui Maroni mi sembra il massimo interlocutore possibile».

La posizione costruttiva sarebbe l’astensione sulla riforma federalista, e però Bersani ha fatto capire che se non arrivano tabelle e cifre certe potrebbe tramutarsi in un no.

«Sì, ha ragione Bersani a legare il tema del federalismo con la manovra in discussione, che colpisce gli enti locali e dimostra che questo è il governo più centralista che ci sia mai stato».

Questa iniziativa e tutta questa attenzione per il nord: non sarà che sottovalutate la questione meridionale?

«Tutt’altro, è l’opposto anzi, perché la nostra difficoltà al nord è in parte legata anche ai problemi che abbiamo incontrato al sud, alle nostre prove di governo fallite in Campania e in Calabria. Dico anche che la questione settentrionale in buona parte si risolve al sud. E infatti organizzeremo anche un’iniziativa nel Mezzogiorno, dall’1 al 3 ottobre, a Vieri Sul Mare. Se riuscissimo a far diventare tutto il Mezzogiorno come la la Puglia, la Basilicata o la Sardegna, allora la questione settentrionale è per metà risolta».

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