Io e l’Energia

Intervista rilasciata da Enrico, pubblicata il 25 ottobre 2011 su webmagazine.terna.it

Che cos’è per Lei l’energia elettrica?
È un simbolo di progresso e il risultato di una cesura fondamentale nella storia economica dell’umanità che ha rivoluzionato, migliorandole, le abitudini e la vita reale della gente.

Ha un ricordo personale legato all’energia?
Ho ricordi personali, di studio e anche istituzionali. Sono cresciuto professionalmente all’Arel, l’agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta, che ai temi dell’energia ha sempre dedicato approfondimenti e seminari con giganti della materia come Alberto Clò o il compianto Fabio Gobbo. Qualche anno più tardi sono stato ministro dell’Industria e ho dovuto confrontarmi con questioni delicate come la liberalizzazione del settore del gas che abbiamo regolamentato attraverso un decreto ad hoc. Più in generale, nella vita quotidiana, sono sempre stato attratto dai “luoghi” dell’energia. Credo che restino intrisi di una forza simbolica ed evocativa tangibile, molto affascinante. Non è un caso che quando, nel 2005, si trattò di decidere la sede di VeDrò, il think-net generazionale che ho fondato insieme a molti amici di centrodestra e centrosinistra, la scelta cadde proprio su una centrale idroelettrica parzialmente dismessa, quella di Dro, sulle montagne del Trentino.

Si considera un risparmiatore energetico?
Faccio il possibile: in una famiglia con tre bambini piccoli, anche la raccolta differenziata è un bell’impegno. Tuttavia, se proviamo a farla diventare un gioco, una specie di gara a chi è più bravo a mettere ogni cosa al posto giusto, tutto è più semplice.

Cosa fa concretamente per risparmiare energia?
Nella vita quotidiana quello che provano a fare tutte le famiglie motivate su questi temi: la raccolta differenziata, il risparmio sui consumi, specie quelli energetici e quelli legati al riutilizzo della carta. Nel lavoro proprio recentemente ho constatato quanto poco noti siano gli effetti sull’ambiente di attività ordinarie come l’organizzazione di eventi pubblici. Sempre con veDrò quest’anno abbiamo infatti commissionato uno studio che ci ha lasciato molto sorpresi. In concreto la ricerca ha dimostrato che per azzerare l’impatto dell’evento, pari a 232 tonnellate di anidride carbonica, avremmo dovuto piantare 750 alberi, uno per ogni partecipante alla manifestazione. Cosa che abbiamo ovviamente fatto nell’ambito del progetto S.A.F.E. (Sustainable Agroforestry Ecosystem) e gli alberi sono stati piantati in Camerun.

Cosa illuminerebbe meglio nella sua città o più in generale in Italia?
Posso rispondere ‘le coscienze’? Seriamente, credo che spesso la questione dell’illuminazione dei luoghi pubblici sia connessa anzitutto a quelle della sicurezza sociale e della tutela delle categorie più deboli. Penso a una ragazza che si muove da sola la sera, ad esempio. Per quanto possa apparire scontato, una strada più sicura e più illuminata è un servizio irrinunciabile. In tempi di riduzione all’osso dei servizi erogati dagli enti pubblici locali non possiamo dimenticarlo.

Come renderebbe più simpatici i tralicci dell’alta tensione?
Si potrebbe tentare di renderli meno invasivi, magari trovando delle soluzioni innovative per utilizzare la superficie del traliccio stesso. Tuttavia, e soltanto in alcuni scenari suggestivi, ne lascerei brevi tratti così come sono tuttora, a traccia storica dell’evoluzione industriale del nostro Paese.

Dia un consiglio a Terna.
Mi sembra che il momento sia quello giusto per creare un grande campione nazionale per la politica energetica. Recentemente ho provato a lanciare questo auspicio associandolo alla proposta di uno scorporo di Snam Rete Gas da Eni, sul modello di quanto fatto qualche tempo fa proprio da Terna con Enel. Passasse questa idea, la possibile fusione tra Snam e Terna sarebbe un’opportunità ghiotta per costituire un player energetico di rilevanza europea e globale.

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