La casa brucia, occorre un governo di larghe intese

Intervista rilasciata da Enrico a Carlo Bertini pubblicata su La Stampa sabato 6 agosto

Letta, la casa brucia, le Camere riaprono e il governo come estintore usa l’anticipo della manovra al 2013. Basterà?
«Sicuramente è un fatto, ma perché non è stato annunciato mercoledì, quando è stata raccontata una favola da Mulino Bianco? Favola che ha fatto perdere miliardi di euro all’Italia, con danni che resteranno nel tempo e che ci è costata pure il sorpasso della Spagna. Ora tentano di raddrizzare ma servendo un bicchiere mezzo vuoto: una sola misura e tre segnali di riforme che non placano la fame dei mercati».

Cosa fareste voi al posto loro? Avete chiare tre cose da proporre al paese in alternativa?
«Le cose chieste dalle parti sociali: primo, riforma del fisco, niente patrimoniale, ma modificare la tassazione per penalizzare le rendite e avvantaggiare il lavoro, dura lotta all’evasione. Secondo, smetterla con i tagli lineari della spesa, intervenire subito sui costi della politica, tagliando province, e razionalizzando le spese della pubblica amministrazione. Terzo, liberalizzazioni vere, non l’articolo 41 che sarà Costituzione tra un anno: i fatti si ottengono toccando le banche, i mercati e le professioni dove ancora ci sono pesanti incrostazioni monopoliste. E sulle privatizzazioni, intervenire a livello nazionale e locale: ci sono in Italia 20 mila società partecipate dal pubblico, comuni, province e regioni, alcune fanno trasporti e così via. Chiuderle, accorparle..».

Anche questo richiede mesi. O no?
«No, si può fare tutto per decreto: basterebbe dire che i comuni sotto i 30 mila abitanti possono avere una sola società partecipata. Anche la riforma del fisco si può fare in due settimane. Ma il tema di fondo però è un altro…».

Quale?
«Che questa conferenza stampa di Berlusconi e Tremonti dimostra che siamo commissariati da Francoforte, dove ha sede la Bce e da Berlino, insomma l’hanno fatta perché obbligati da altri. E insieme al sorpasso della Spagna, è l’ultima umiliazione che ci regala Berlusconi. Lo stesso giorno in cui anche la nostra crescita viene retrocessa allo 0,7% contro il 4,9% della Germania, il che dimostra che il caso Italia è drammatico».

Lo voterete o no questo anticipo della manovra? Da quel che si intuisce è un prendere o lasciare.
«No, la vogliamo cambiare, intanto perché è iniqua. Poi perché non contiene misure per la crescita e le riforme che hanno chiesto le parti sociali. Ma non è un problema di tempi: molti di noi non si sono allontanati da Roma apposta e se si riesce a cambiarla, siamo disposti a discuterla in 48 ore. Altrimenti voteremo no, come abbiamo fatto con il decreto precedente».

Certo, a pensar male questo anticipo della stangata più pesante potrebbe risparmiarvi un brutto lavoro se vincerete voi nel 2013. O no?
«Ma continuando così, non ci arriveremo sani nel 2013. Fare tutti questi annunci senza alcuna strategia, solo perché qualcuno ti ha obbligato, dimostra che se non se ne va Berlusconi non ci salviamo».

Prodi dice il contrario, che deve restare lì altri due anni fino a quando saremo al riparo dalla tempesta.
«Abbiamo tesi diverse. Credo che in questo momento un governo di larghe intese, un governo “Super-Ciampi”, avrebbe molte più chances di fare le riforme. Comunque, la casa brucia e tutti dobbiamo prendere l’estintore, il nostro spirito è quello del Capo dello Stato e quindi collaborativo. E Fini fa bene a riaprire la Camera, segnale doveroso tanto più utile se si parla del pareggio di bilancio però, non dell’articolo 41».

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