La crescita del Paese è legata allo sviluppo della Campania

Enrico Letta, a Napoli per incontrare gli esponenti locali di Confindustria: “La crescita del Paese passa attraverso la possibilità che la Campania raggiunga livelli di sviluppo più alti”.

“La crescita del Paese passa attraverso la possibilità che la Campania raggiunga livelli di sviluppo più alti”. Comincia così Enrico Letta, vicesegretario nazionale PD e capolista per la Camera in Campania2, durante un incontri con gli esponenti di Confindustria Napoli.

“Lo abbiamo detto anche a loro, sarebbe un disastro per il Sud se vincesse l’asse Berlusconi-Lega. Loro hanno fatto un accordo in base al quale il 75% delle tasse della Lombardia, se vincessero, dovrebbero rimanere lì, che vorrebbe dire spostare in Lombardia 8 miliardi di euro dal Sud verso il Nord. Sarebbe un disastro assoluto.  Al contrario, il PD punta a politiche di sostegno per l’industria, attraverso credito d’imposta, stop alle intermediazioni e incremento degli automatismi, riduzione delle tasse sul lavoro. L’industria ha un ruolo insostituibile nello sviluppo di un territorio” ha concluso.

A Napoli, Enrico Letta, vice segretario del Pd e capolista del partito in Camapania 2, spiega quali sono i punti da cui ripartire per puntare sull’istruzione. ‘

“Investire di più su scuola e università. A cominciare dal diritto allo studio che, in questi anni, è stato tagliato come fosse una qualunque spesa pubblica”. Subito dopo, la ricerca. E la “possibilità di investire per fare in modo che esca dell’ambito universitario e si traduca in atti su un territorio, come la Campania, che ha voglia e opportunità di fare sviluppo.

Occorre poi affrontare il dramma dell’abbandono scolastico che in Campania raggiunge livelli drammatici “c’è troppa area grigia e la criminalità in questo trova benzina” sottolinea, perché è proprio la scuola “ il primo terreno sul quale si insegna la lotta all’illegalità. Scuola e università sono state tartassate in questi ultimi anni. Invece noi pensiamo che da lì dobbiamo ripartire”.

A proposito del confronto TV tra i candidati premier, sottolinea “Noi siamo a favore del confronto televisivo. Sono Grillo e Berlusconi a non esserlo. Berlusconi e Grillo sono molto più simili di quanto si pensi – ha aggiunto – Sono i due che non vogliono il dibattito televisivo, evitano di rispondere alle domande, sono i due ai quali non si possono rivolgere domande. Questo li accomuna. A noi le domande piacciono così come piace l’interlocuzione con i cittadini, sul territorio. Per Berlusconi e Grillo si vede che la campagna elettorale consiste nel calare il verbo dall’alto”.

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