La Lega deve scegliere. Con Berlusconi federalismo a rischio

Intervista rilasciata da Enrico a Maria Teresa Meli, pubblicata sul «Corriere della Sera» il 24 gennaio 2011

Onorevole Letta, come giudica la lettera di Maroni al «Corriere»?

«Mi sembra una prima presa di distanza, certo molto prudente, nei confronti di Berlusconi, perché trovo che ci sia un tentativo faticoso di equidistanza su alcuni temi cruciali. In particolare, sulla questione giustizia Maroni incalza anche Berlusconi, oltre a reiterare le solite critiche alla magistratura. È un tentativo di equidistanza anche la difesa della Questura di Milano sia dagli attacchi della sinistra per quel che avvenne la notte in cui Ruby venne rilasciata, che da quelli della destra che ha accusato i poliziotti di aiutare con troppo zelo i magistrati. Leggo come una presa di distanza anche il messaggio in cui rivendica l’autonomia della Lega, ricordando che venti anni fa lanciò il suo progetto di federalismo e vent’anni fa Berlusconi non c’era ancora…».

E dunque?

«Dunque, una prima prudente presa di distanza che come tale va giudicata: bisognerà poi capire se seguiranno ulteriori fatti, se il fossato si allargherà oppure no. Più che di tregue tardive bisogna occuparsi delle riforme non rinviabili per shakerare la nostra società ingessata e sbloccare un Paese vecchio e fermo. L’appello di ieri della Marcegaglia appare in questo senso pienamente condivisibile anche perché non c’è tempo da perdere, la crisi finanziaria non pare finita e in Europa il nuovo club esclusivo dei sei Paesi con i conti da tripla A che si è insediato la settimana scorsa appare una minaccia gravissima per noi».

La tregua parrebbe riguardare anche il federalismo.

«E questo è il punto. È ormai chiaro che si è creata un’alternativa tra due opzioni non più conciliabili: la Lega deve decidere se la sua ragion d’essere è il federalismo, o se, piuttosto, è quella di fare lo scudo umano di Berlusconi e aiutarlo nell’Armageddon che lui sta immaginando».

Perché l’una cosa dovrebbe escludere l’altra?

«Ormai è chiaro che Berlusconi si asserraglia con i suoi 314 e allarga il fossato con i 311 delle opposizioni. Ma per attuare il federalismo ci vorranno quattro anni, le prossime settimane serviranno solo a dipingerne la cornice, e come si può pensare di attuare una delle più importanti riforme istituzionali italiane con 314 deputati, avendone contro 311 e anche tanti Comuni, Province e Regioni? Ecco cosa intendo quando dico che la Lega deve scegliere tra il federalismo e Berlusconi, perché il Berlusconi di oggi trascina la Lega nella ridotta dei 314 asserragliati e tutto ciò non può portare all’approvazione del federalismo. Che ha invece bisogno di una larga condivisione politica e istituzionale. Non dimentichiamo che le critiche principali al testo sui comuni sono venute sia da Chiamparino che dal sindaco leghista di Varese».

Non è che questo è l’alibi del Pd per respingere il federalismo?

«No: la Lega ha avuto un molo importante in questi anni sul federalismo, sarebbe assolutamente sbagliato disconoscerlo o avere atteggiamenti snobistici, sia chiaro però che le radici culturali del federalismo e dell’autonomismo portano i nomi di Don Sturzo e Cattaneo e quindi le ritrovo tutte nel Dna del riformismo del Pd. II federalismo sta a cuore anche a noi, perciò mi sento di contro-rivolgere questo appello a Maroni e alla Lega: scegliete tra Berlusconi e il federalismo».

È un ricatto alla Lega: lasciate Berlusconi o non votiamo il federalismo?

«Noi abbiamo finora tenuto un atteggiamento positivo al federalismo perché questa era apparsa come una legislatura che poteva avviare un clima costituente, così non è, e allora questo non è un ricatto, è una presa d’atto. Per quanto ci riguarda, se si andrà al voto, noi siamo disposti a riprendere il discorso del federalismo nella prossima legislatura, a partire dalle nostre tesi, non contro la Lega, ma anche con la Lega. Se invece le dimissioni da noi invocate di Berlusconi portassero a un governo di responsabilità nazionale noi sosterremmo questo governo a patto che il federalismo, equo e solidale, sia al centro del suo programma».

Come direbbe Berlusconi, ce l’avete sempre con lui.

«Guardi che c’è stato un salto di qualità nell’atteggiamento di Berlusconi che fa rabbrividire: un anno fa gestì i suoi comportamenti scandalosi chiedendo in parte scusa, ora rivendica le notti di Arcore come modello. E sono allibito dall’assenza di qualsivoglia segno critico nel PdL Ma lì dentro nessuno vuol costruire nulla per un dopo-Berlusconi che comunque ci sarà?».

Un’ultima domanda sul Lingotto. Che impressione ne ha tratto?

«Positiva, sia per i contenuti che per il clima Venerdì e sabato avremo a Napoli la nostra assemblea nazionale e lì Bersani lancerà il nostro progetto per l’Italia, e credo che alcuni contenuti del Lingotto siano un valido contributo in questo senso. Io, poi, sono particolarmente contento perché mi sono speso e continuerò a spendermi perché il Pd in questa fase sia unito. Il momento è drammatico per l’Italia e quindi anche per noi; con un Pd diviso l’alternativa non nascerà mai e la pur sacrosanta indignazione non ci basterà per coprire i nostri peccati di omissione».

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