La Lega lasci il bunker di Silvio se vuole salvare il federalismo

Intervista rilasciata da Enrico a Giovanna Casadio, pubblicata su “La Repubblica”, martedì 28 dicembre

Una controproposta ai leghisti: abbandonino «la logica del bunker» in cui si è cacciato Berlusconi. «Il federalismo si può fare in questa legislatura ma con un governo di responsabilità nazionale». Enrico Letta, il vice segretario del Pd, rilancia.

Onorevole Letta, il ministro Calderoli chiede al Pd di votare i decreti sul federalismo e offre la disponibilità a cambiare la legge elettorale: è un patto interessante?

«Mi pare che il ministro lanci il sasso e nasconda la mano. Qualunque trattativa con Calderoli sulla legge elettorale è complicata. Per il bene del Paese vorrei che quando dovessimo fare la prossima legge elettorale, Calderoli fosse al Polo Nord, visti i danni che il suo “porcellum” ha provocato: non è la persona giusta per discutere di legge elettorale».

Non è quindi un mediatore credibile?

«Il tema vero è un altro. Se c’è una probabilità di fare il federalismo fiscale, come grande riforma di sistema, questa probabilità è legata al passaggio dal governo Berlusconi a un governo di responsabilità nazionale in cui ci sia una partecipazione di molte forze politiche e che sia guidato da una grande personalità, “modello Ciampi”».

A gennaio entrate nel vivo dell’approvazione dei decreti sul federalismo. Il Pd come si comporterà?

«Non è possibile affrontare le questioni essenziali del federalismo fiscale con una maggioranza che si regge su tre voti. Al contrario c’è bisogno di un’alleanza tra le grandi forze politiche per sciogliere i nodi veri e le impressionanti sperequazioni del nostro sistema, come mostra lo studio elaborato per il Pd da Marco Stradiotto. I dipendenti regionali ad esempio pesano su un cittadino della Lombardia per 18 euro all’anno, su uno della Sicilia per 300 euro l’anno. Mentre la Lega parla di federalismo fiscale, il governo toglie i soldi ai Comuni virtuosi e li dà a Roma, Parma, Palermo e Catania. Li dà con logiche clientelari per ripianare i bilanci di città amministrate male dal centrodestra».

Lei consiglia Bossi di staccare la spina al governo Berlusconi?

«Il patto che il Pd offre è questo: voltate la pagina Berlusconi e facciamo insieme il federalismo in questa legislatura».

Calderoli ha detto che leader democratici si sono già mostrati interessati alla sua offerta.

«Il Pd è interessato a fare bene il federalismo e a cambiare la legge elettorale, ma non sono patti segreti bensì alla luce del sole, cose dette da Bersani anche in conferenza stampa».

Il governo di responsabilità è però solo nella mente del Pd?

«A gennaio, quando la Lega non riuscirà a imporre il forcing sul federalismo, l’alternativa è la caduta del governo e le elezioni. E la fine della legislatura trascina con sé i decreti sul federalismo. Se il Carroccio vuole davvero il federalismo, ha un’unica chance: abbandonare la “logica del bunker” di Berlusconi. In molte commissioni Pdl e Lega sono minoranza e l’appello di Calderoli è la dimostrazione di un governo che non c’è più».

Volete però evitare in ogni modo le elezioni?

«Se l’invito alla saggezza e alla responsabilità non trova interlocutori, anche noi ragioneremo su uno scenario elettorale: tanto che il 28 e 29 gennaio la nostra assemblea nazionale di Napoli chiuderà il percorso sul programma e quindi il progetto del Pd lì prenderà forma, utile per un governo di responsabilità nazionale e ugualmente per costruirci attorno una coalizione che vada alle elezioni a maggio e provi a vincere».

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