La politica secondo Maria Paola

Articolo di Enrico, pubblicato su «Europa» di martedì 20 aprile.

Una persona che ha sempre lavorato per la costruzione paziente del futuro, oltre le contingenze del presente: alla notizia della scomparsa di Maria Paola Svevo è stata questa la prima definizione che mi è venuta in mente. Il senso di un impegno altissimo che rimane al di là del cordoglio e della tristezza. Un’eredità che donne di diverse generazioni e temperamento oggi raccolgono dalle sue mani. È una responsabilità enorme. Perché Maria Paola ha sempre vissuto la politica per quello che dovrebbe essere: uno strumento per cambiare la società, un modo per renderla migliore. Senza lasciarsi sedurre dalle sirene del potere. Senza “sedersi” sul successo, ma alimentando, ogni giorno per decenni, una rete di persone e competenze che adesso le sopravvive e che non può disperdersi. Europeista per passione e convinzione, ha vissuto i passaggi salienti della costruzione comunitaria, scommettendo sull’obiettivo dell’integrazione anche quando Bruxelles sembrava solo la copia sbiadita del sogno dei padri fondatori. Femminista ma non di maniera, ha combattuto affinché la questione di genere uscisse dal rivendicazionismo ideologico per diventare una priorità dell’intera società, un tema d’interesse collettivo in un Paese incapace di valorizzare le sue migliori risorse, donne e uomini senza distinzioni. Cattolica e popolare, ha vissuto la fede senza ostentarla, la famiglia senza farne una bandiera, il rigore senza la severità di facciata. Il tutto a modo suo, con sobrietà ed eleganza. Con la forza di abbondare la scena pubblica a 60 anni per cedere il testimone a una squadra di donne che lei ha saputo crescere e accompagnare, rifuggendo ogni tipo di cooptazione ma premiando il merito di chi ha saputo apprendere la sua lezione. Oggi sta a loro e a tutti noi raccogliere questo modello e portarlo ad  esempio nella costruzione, difficile ma ambiziosa, dell’identità del nostro progetto politico.

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