La riforma dà più tutele agli esclusi, lo ricordi chi minaccia di votare no

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Giovanna Casadio, pubblicata su la Repubblica sabato 24 marzo 2012

Letta, vicesegretario del Pd: sbaglia chi si pente di aver fatto nascere questo governo, ne ho sentiti anche nel mio partito.

La lealtà a Monti viene prima di tutto, onorevole Letta? Anche dei diritti in gioco nell`articolo 18?

«Prima di tutto viene l`Italia. Lo spread è risalito per le voci di un default del Portogallo; l`Italia è tutt`altro che fuori dai rischi. Ci vuole attenzione e cautela, la situazione finanziaria non va dimenticata».

Consiglia a Bersani, di cui lei è il vice, di essere più cauto?

«Bersani sta ben equilibrando l`esigenza di sostenere un governo che non ha alternative e la difesa di alcuni principi fondamentali».

Nel testo sul lavoro uscito dal consiglio dei ministri non ci sono modifiche sull`articolo 18.

«Intanto è importante che il governo abbia evitato il decreto. Le modifiche sarà il Parlamento a doverle fare. Questa è una vicenda in cui si ritorna alla normalità e il Parlamento riprende il suo ruolo. La politica ritorna al suo ruolo. Su un tema come questo, che è cruciale, quel provvedimento va votato, però il Parlamento non può fare da passacarte».

Quando è stato dato da Monti e Fornero il via libera alla riforma del lavoro, con il “no” della Cgil, lei ha detto che andava votata comunque. Ha fatto marcia indietro?

«Ma no. Questo provvedimento nel p assaggio parlamentare dovrà essere votato dai tre partiti che sostengono Monti, altrimenti non c`è più Monti. Quindi non ho dubbi che vadano fatti aggiustamenti sull`articolo 18 nel passaggio parlamentare. Però la riforma va sostenuta perché, come ha affermato il presidente Napolitano, contiene la lotta alla cattiva flessibilità, cioè alle false partite Iva, agli stage gratuiti, agli abusi di contratti a termine. Mentre incentiva la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, la fine dello scandalo delle dimissioni in bianco per le donne e la riforma degli ammortizzatori sociali a misura di piccole e medie imprese».

Sull`articolo 18 nel paese c`è disagio, timori, cresce la protesta. Il Pd cosa deve fare, secondo lei?

«Faremo la nostra parte in Par lamento. Il provvedimento ha due rischi: il primo, evidenziato dal capo dello Stato, è che questo testo sia usato come alibi per licenziamenti facili; il secondo è che l`intera formulazione del nuovo articolo 18 faccia felici soprattutto gli avvocati di diritto del lavoro per il pericolo di contenziosi. Sono i punti che cercheremo di cambiare. Ma il governo non può cadere. E se noi non ci stiamo, il governo cade. L`interesse nostro, del governo, degli altri partiti di maggioranza è arrivare a una soluzione».

La possibilità di “reintegro” nei licenziamenti individuali per cause economiche è la linea del Piave, per il Pd?

«Dobbiamo ottenere un meccanismo il più vicino possibile a quello tedesco. Ritengo che non ci sia voglia da parte di nessuno di esacerbare la situazione, men che meno da parte del governo, al quale voglio dire una cosa. Non mi sembra che su temi come giustizia e Rai siano stato chiesti al Pdl gli stessi sacrifici che si vogliono dal Pd. Inoltre, è fondamentale che il governo metta in campo un provvedimento “caldo”. I cittadini hanno visto l`aumento della benzina, delle tasse, il lavoro che cala. Accanto ai provvedimenti di sistema, ora ci vuole una misura sociale, ad esempio la de-fiscalizzazione straordinaria per l`occupazione giovanile».

Tra lei e Bersani c`è una certa distanza.

«Ci sono differenze nel Pd ma l`unità del partito è la chiave di tutto. Ho sentito frasi, anche nel mio partito, di chi si pente di avere fatto nascere il governo Monti. Non dobbiamo pentirci. Ma una riforma del lavoro migliore interessa tutti. E noi dobbiamo parlare sia ai lavoratori sindacalizzati che a quei milioni di italiani che lavorano privi di qualunque tutela. Il dualismo va superato».

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