Da Todi i cattolici chiudono con Berlusconi

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Giovanna Casadio pubblicata su la Repubblica di martedì 18 ottobre 2011

Il Forum dei cattolici a Todi è una sveglia suonata ai partiti, sia al Pdl che al PD, onorevole Enrico Letta?
«È una sveglia suonata alla politica italiana e all`intero Paese, e quindi ai due non principali partiti. Ma è soprattutto un giorno di svolta per l`Italia. Innanzitutto perché c’è un`indicazione unitaria di chiusura con il berlusconismo, talmente nitida da essere inaspettata per gli stessi esponenti del centrodestra. Il punto ora è: i dirigenti del Pdl vogliono continuare a fare i pretoriani oppure comprendono che sta cambiando tutto? Non possono pensare di rispondere sì all’appello e però mantenere in vita questo governo: è incompatibile».

Ma le associazioni cattoliche non si sono svegliate tardi?
«La cosa più importante avvenuta a Todi è l’unità della richiesta. Molti di quei soggetti hanno maturato queste posizioni nel tempo. Il tempo è stato necessario per costruire il lavoro unitario che è una cosa essenziale, altrimenti le singole voci si sarebbero perse nella cacofonia generale. Si sono messi tutti insieme e il messaggio “buca”, è efficace».

Il PD teme che possa nascere un nuova Dc?
«Lo escludono gli stessi protagonisti e io mi fido delle loro parole. D`altra parte la forza del messaggio sta proprio nel fatto che è sociale, pre-politico, e questo lo rende tellurico e credibile».

A Todi si è parlato di fine dell’attuale bipolarismo. Così finisce anche la ragione sociale del PD?
«Condivido quanto detto. Non siamo dentro il bipolarismo che avevamo sognato e per il quale è nato il Pd. Abbiamo una legge elettorale disastrosa e questo sistema è condizionato dalla persona fisica di Berlusconi. Dobbiamo costruire la politica del futuro che dovrà prescindere finalmente da Berlusconi. Le aggregazioni dovranno avvenire su base di contenuti. Perciò l’appello al superamento di questo bipolarismo non è incompatibile con il Dna democratico».

Ci saranno scomposizioni e nuove ricomposizioni? E il rischio di una diaspora cattolica anche nel PD?
«Il PD le ragioni della sua forza ce l’ha tutte al suo interno e nella capacità di essere il partito che fa uscire il paese dalla crisi. L’appello di Todi smentisce chi scommetteva su uno schema in base al quale il mondo cattolico italiano non ne può più di Berlusconi però vorrebbe semplicemente un centrodestra senza Berlusconi. Non è così. Il mondo cattolico vuole dialogare con tutti gli schieramenti. Al PD non basta comunque esultare per gli effetti di questo appello sul governo. Dobbiamo interrogarci su noi stessi e sulle risposte che anche noi dovremo dare».

Lei sostiene che il PD deve allearsi con I’Udc di Casini. Todi rafforza questa linea?
«Todi spinge verso un passaggio preciso: nel prossimo mese, come abbiamo già fatto, dobbiamo provare a fare cadere Berlusconi e fare nascere un governo di responsabilità nazionale».

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