La terza via non c’è, o Bersani o Berlusconi

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Marco Ballico, pubblicata su Il Piccolo di giovedì 31 gennaio.

Il vicesegretario nazionale Pd: «Monti non sta modificando gli equilibri elettorali E spero che le scelte fatte gli consentano di lavorare per il bene dell’Italia»

TRIESTE «Il caso Montepaschi? Come quello Alitalia». Enrico Letta, a Trieste il giorno dopo la visita di Pierluigi Bersani, conferma la «serenità» del Pd e contrattacca: « La destra, come allora, strumentalizza cinicamente». Il vicesegretario democratico, minimizzati gli effetti della bufera sulla banca senese, aggiunge un’ulteriore convinzione: «Le calunnie non ci impediranno di essere autosufficienti alla Camera come al Senato».

Secondo Bersani le calunnie su Mps colpiranno anche il calunniatore. Ne è convinto anche lei?

Come su Alitalia, la parte avversa non pensa al bene del Paese. Cinque anni fa quella vicenda servì a Berlusconi per fare campagna elettorale e ora si tenta di fare la stessa cosa sulle spalle di 30mila dipendenti della banca e dei risparmiatori italiani strumentalizzando una vicenda che il ministro ha descritto “sotto controllo”.

Più in generale che campagna elettorale è?

Eravamo abituati negli ultimi vent’anni a un campo contro l’altro. Sei poli che si confrontano creano un effetto polverone che non aiuta alla comprensione.

Che difficoltà vi crea?

Si tratta di far capire agli elettori che solo due possono vincere con questa legge elettorale: Bersani o Berlusconi. Gli altri sono fuori gara. Di qui il nostro sforzo di riportare la campagna all’osso, vale a dire al confronto diretto.

Teme che vi possano sottrarre voti più Monti, Grillo o l’astensionismo?

La prossima sarà una legislatura complessa, fatta di riforme e scelte faticose. Il primo passo che faremo sarà per il doppio turno alla francese, con il dimezzamento dei parlamentari. E poi presenteremo la proposta anticorruzione, con il reinserimento del falso in bilancio come reato e l’allungamento dei termini della prescrizione. Una guerra senza quartiere alla corruzione. Davanti a questi impegni il timore di una situazione in cui il voto non sia completamente legittimato da una scarsa partecipazione è la cosa che temiamo maggiormente.

L’opzione Monti è un ostacolo in più?

Certo. In Friuli Venezia Giulia si rivela pure poco convincente. Le candidature di Monti in regione sono tutte con lo sguardo rivolta al passato. Noi, come dimostrano i nostri capilista, guardiamo al futuro. Frutto di primarie vere, che ci sono servite ad abbattere il Porcellum con i fatti.

L’ha delusa il Monti candidato?

Lasciando da parte i giudizi personali, spero che le scelte che ha fatto gli consentano il 25 febbraio di lavorare per il bene dell’Italia. Al momento osservo che la sua presenza non sta modificando gli equilibri nello scenario politico così come speravano i centristi. L’alternativa è sempre la stessa, anche in Fvg, dove Serracchiani è Bersani e Tondo è Berlusconi. Terze vie non esistono.

Se non sarete autosufficienti, che succede?

Noi puntiamo a esserlo. I sondaggi che ho sotto gli occhi ce lo confermano. Ma, come ha sempre detto Bersani, cercheremo di allargare. Sempre che troviamo le disponibilità.  Sul fisco si gioca una partita decisiva.

Qual è la vostra priorità?

Abbattere la pressione sul lavoro. Con il cuneo fiscale che ci ritroviamo oggi, non è possibile sviluppo. Noi non facciamo proposte miracolistiche, ci concentriamo sugli obiettivi concreti. Con l’occupazione dei giovani, anche in Fvg, ritornerà la fiducia. 

E in economia?

Proprio oggi (ieri per chi legge) ho incontrato il presidente di Federlegno, il friulano Roberto Snaidero. La politica industriale dovrà essere al centro del futuro del Paese.

 

C’è chi dice che, anche in Fvg, il Pd ha estromesso l’anima dei moderati. Altri sostengono che non avete “rottamato” abbastanza. Che ne pensa?

Secondo me è un Pd che ha gestito al meglio il mix tra partecipazione delle primarie e conferma delle esperienze. Bersani è la miglior sintesi: c’è bisogna di cambiare e di rassicurare. L’asse con Renzi e l’impegno del sindaco di Firenze dimostrano che il Pd rappresenta il grande equilibrio tra riformismi differenti. Siamo l’unica vera forza popolare. Ingroia? Rivoluzionario da salotto.

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