Lavoro e ricchezza possono crescere insieme?

Articolo di Enrico pubblicato su «Europa» il 23 novembre 2010


Le riflessioni più provocatorie attorno al tema della ricchezza nella contemporaneità ci sono venute dalla Caritas in veritate di Benedetto XVI. Nella sua ultima enciclica, il papa compie il grande sforzo di ricomporre la frattura tra lavoro e ricchezza, la vera e più profonda causa della crisi finanziaria che sta ancora squassando il mondo. Il “business as usual” a cavallo del Duemila è stato che a generare la ricchezza più che il lavoro potesse essere la ricchezza stessa. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Né il lavoro né la ricchezza sono usciti indenni da un cambiamento che è andato a stravolgere le fondamenta dell’economia mondiale, di quella occidentale prima di tutto. Oggi sappiamo che soltanto la ricomposizione di quella frattura potrà restituire una prospettiva al nostro mondo globale.

Questo ragionamento vale anche per l’Italia, dove l’osservanza dell’articolo 1 della Costituzione dovrebbe preservarci dalle avventure senza futuro. Nel nostro paese, invece, soprattutto negli ultimi decenni, le disuguaglianze hanno continuato a crescere e il lavoro troppo spesso ha lasciato il posto a incertezza, precarietà, incapacità di progettare la propria vita e generare altre vite.

Sono disuguaglianze geografiche, sono disuguaglianze generazionali, sono disuguaglianze culturali e anche morali.

Basti un esempio. In venti anni l’Est e l’Ovest del Muro si sono avvicinati e la Germania è diventato il grande paese sognato da Helmut Kohl; nello stesso periodo, Campania, Calabria e Sicilia si sono andate ancor più allontanando dal Nord produttivo che, a sua volta, continua ad alzare nuove barriere. Sulla questione generazionale, molto inchiostro è stato già versato, ma essa “è” e rimane la questione del nostro tempo. Perché almeno da due decenni le nuove generazioni non sono in condizioni di produrre ricchezza e possono godere soltanto di quella accumulata dai genitori. Sotto questo profilo, il nostro paese ha davvero la maglia nera e sembra sempre più inadatto ai giovani.

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