Berlusconi danneggia il lavoro di Monti in Europa

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Michele Cozzi, pubblicata su La Gazzetta del Mezzogiorno, lunedì 17 settembre.

Enrico Letta, vicesegretario del Pd: Berlusconi, quindi, non scioglie l’enigma della sua candidatura, ma lancia i capisaldi della sua campagna elettorale. Cosa ne pensa?
«Sono parole irresponsabili. Un soffiare sul fuoco che mette seri ostacoli alla continuazione serena del lavoro di Monti. Parole che fanno concorrenza a quelle di Grillo e Di Pietro. E che ci confermano l’impraticabilità di un’alleanza col Pdl oltre l’esperienza di questo governo tecnico. E sono anche parole che chiamano Casini e Vendola all’assunzione di una comune responsabiltà per il bene del Paese».

Quindi l’ipotesi di un governissimo, in caso di un pareggio alle elezioni, non regge?
«No, non esiste proprio. Berlusconi è un interlocutore col quale non si può nemmeno prendere un caffè. Con lui non si può fare un patto per l’emergenza del Paese. Infatti, in questi nove mesi il patto lo si è fatto con Alfano».

Nei giorni scorsi tra Monti e il Pd è sceso un po’ di gelo. È così?
«Il rapporto tra Pd e Monti è un rapporto strutturale che si è cementato in questi mesi in cui insieme abbiamo deciso di salvare l’Italia da un baratro alla “greca”. Per ora ci siamo riusciti, la difficoltà rimane ancora enormi, come testimonia il meno 2,6% di previsione di crescita, che rappresenta una gelata tremenda e che crea grandi problemi sociali».

Il nuovo governo politico continuerà con l’agenda Monti oppure avrà piena libertà d’azione?
«Il nostro sforzo è quello di costruire un governo politico che sia l’agenda Monti più due “S”, cioè, speranza e sociale. Abbiamo bisogno di continuare cosa sta facendo Monti in Europa, cercando di costruire una linea alternativa alla linea di solo rigore che la Merkel ha imposto al Continente, con danni che sono stati gravi per tutti, tranne che per la Germania che è l’unica che ha finito con l’avvantaggiarsi con la linea del solo rigore. E lo spread ne è la testimonianza. E a livello nazionale con la tenuta dei conti pubblici e il controllo della spesa. Ma a questo occorre aggiungere le due “S”, perché la società sta soffrendo, in particolare i giovani. Il nostro obiettivo è ridurre le tasse sul lavoro per far sì che i giovani possano trovare l’opportunità di lavoro».

C’è il rischio memorandum da firmare con l’Europa con impegni da rispettare. Che dice?
«Noi siamo contrari alla richiesta di aiuti all’Unione, non tanto perché bisognerebbe firmare un memorandum, ma siamo contro perchè l’Italia può farcela, senza chiedere aiuti. Chiederli avrebbe un effetto negativo. Renderebbe meno forte il lavoro che Monti sta facendo per far cambiare linea all’Europa. Anche la scelta di Draghi di alcuni giorni fa è stata possibile dopo i risultati del Consiglio europeo di fine giugno, il cui risultato fu possibile, grazie alla leadership europea di Monti, che verrebbe meno se dovesse inginocchiarsi a chiedere aiuti».

Il Pd ha delegato all’Udc la rappresentanza dei moderati?
«No, perché nei sondaggi l’Udc ha una cifra del 7-8 % che non rappresenta il mondo dei moderati che è molto più vasto. E molti moderati votano Pd. Il tema vero è che questo Paese può essere governato solo da una maggioranza moderati-progressisti. Non vedo possibile un governo insieme a Grillo, Di Pietro, Bossi, Berlusconi e la sinistra radicale, di Dilibero e Ferrero».

Nella sinistra radicale non include Vendola?
«Vendola deve decidere se misurarsi con il governo nazionale, come si sta misurando con il governo pugliese oppure no. Alla fine penso che il governo del Paese non possa che essere composto da una maggioranza moderati-progressisti, sperando che Vendola faccia a livello nazionale la stessa scelta che ha fatto a livello pugliese. Conto nella sua saggezza, e spero che il referendum sull’articolo 18 sia solo una scappatella».

Renzi rischia di far saltare il Pd?
«Renzi rappresenta una grande opportunità perché consente di allargare il nostro consenso. Il tema del rinnovamento è vero, altrimenti non si spiegherebbe in altro modo i dati di consensi che Renzi ha comunque dalla sua».

Le primarie si faranno?
«Credo che Bersani sia stato molto coraggioso e abbia fatto molto bene a chiederle. Le primarie sono l’antidoto all’antipolitica. Sono convinto che Bersani, che sostengo convintamente, uscirà rafforzato dalle primarie e grazie alle primarie vincerà bene le votazioni. Le nostre primarie batteranno Grillo».

In che modo?
«Perché si capirà che il nostro capo si è messo in discussione. Sono convinto che il giorno dopo il movimento di Grillo dimezzerà i voti perché si capirà come Grillo alla fine ha metodi più moderni, ma fintamente democratici, simili a quelli di Berlusconi. Lui è il padrone del suo movimento e questa è una logica alternativa alla nostra. Grillo è il padrone del suo movimento come Berlusconi è padrone del Pdl. Noi siamo alternativi sia a Berlusconi che a Grillo».

Il ritorno di Berlusconi può favorire il compattamento del centrosinistra?
«Per noi non cambia nulla. E solo un danno per il Pdl, che con Alfano, stava facendo un percorso positivo verso un moderno partito conservatore europeo».

Continua il braccio di ferro sulla legge elettorale. Come se ne esce?
«Si vada in Aula. Questa pantomima ha ulteriormente degradato l’immagine della politica. Si voti per una nuova legge elettorale che ridia ai cittadini il potere di scegliere i parlamentari con i collegi o con le preferenze. Uno dei due modi, purchessia. E poi la legge deve assicurare la governabilità ed evitare l’eccessiva frammentazione. Si vada in aula e si chiuda entro settembre. Noi accetteremo il risultato dell’Aula».

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