Letta: «Ora crisi e un nuovo esecutivo»

Intervista rilasciata da Enrico a Giovanni Grasso, pubblicata su «Avvenire» di sabato 31 luglio.

«Berlusconi si rassegni: la maggioranza che lo ha eletto non esiste più. Venga in Parlamento, ratifichi la crisi e dopo si apra una fase completamente nuova». Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta ammonisce: «Stiamo vivendo un periodo drammatico dal punto di vista della democrazia, attenzione ai colpi di coda».

Una delegazione del Pd è salita al Quirinale. Per quale motivo?

Abbiamo espresso al capo dello Stato la nostra preoccupazione: ovvero che si tenti di risolvere la crisi, ormai palese, attraverso interviste, dichiarazioni e conferenze stampa. La sede propria per discutere della crisi e dei successivi passaggi è invece il Parlamento. Quello che è avvenuto tra Berlusconi e Fini non è una scaramuccia, ma la fine della maggioranza uscita dalle urne.

Qual è ora la strategia del Pd?

Credo che sia venuto il momento, per il Pd, di uscire dall’angolo. Nell’immediato dobbiamo respingere al mittente la pretesa che il capo della maggioranza parlamentare possa sfiduciare il presidente della Camera. Non per difendere una persona, Fini, ma per difendere le regole democratiche da una concezione proprietaria e privatistica delle istituzioni.

E poi?

Poi gli italiani hanno diritto di vedere la fine di questo film dell’orrore causato da una maggioranza eterogenea messa insieme non per governare ma solo per vincere. Con i risultati che stanno sotto gli occhi di tutti.

Per il dopo: elezioni o governo istituzionale?

A scanso di equivoci: noi siamo pronti alle elezioni. Però c’è un problema grave. L’attuale legge

elettorale, pensata in un contesto bipolare, assegna il 55 per cento dei deputati e dei senatori a quella coalizione che prende anche un solo voto in più delle altre. Alle elezioni prossime i poli saranno tre, perché non credo che Berlusconi e Fini potranno ricomporre l’alleanza. E allora una coalizione con solo il 34 per cento dei voti si prenderebbe la maggioranza del Parlamento, eleggerebbe il capo dello Stato, farebbe le riforme della Costituzione da sola. Uno scenario da incubo.

E allora a cosa lavora il Pd?

Lo ha detto chiaramente Bersani: a un governo istituzionale che guidi la difficile fase economica, cambi la legge elettorale poi dia la parola ai cittadini.

Potrebbe essere ancora Berlusconi a guidare il governo?

Assolutamente no, serve una fase nuova.

Questo che mi ha raccontato è il film come lo vorrebbe il Pd. Però Berlusconi potrebbe andare avanti con governo oppure puntare direttamente alle elezioni in autunno.

Io credo che Berlusconi abbia gestito in modo goffo questa fase e abbia fatto male i suoi conti, anche sulla consistenza dei deputati finiani. 34 sono abbastanza per rendere impossibile la vita al governo e, come ho detto prima, non credo che sia realistico che il premier possa pensare di andare avanti con un tira e molla continuo sulle leggi. Quanto alle elezioni, credo che Berlusconi ci stia pensando seriamente, ma anche qui deve fare i conti con chi non le vuole, lega compresa.

Alle elezioni con chi si presenterà il Pd?

È tutto da costruire: ma credo che sarà determinante capire come si muoveranno le forze politiche in questa fase di crisi profonda.

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