Letta: piano Juncker fondamentale ma partito male

Luca Veronese per Il Sole 24 Ore del 10 aprile 2015

letta cidobNella grande crisi degli ultimi sette anni, Italia e Spagna si sono guardate da lontano e quasi mai hanno messo assieme le loro forze. Hanno ballato assieme sullo spread sotto la pressione dei mercati finanziari, arrivando entrambe vicine al tracollo. Ma hanno mantenuto le distanze: con il governo di Mariano Rajoy impegnato a seguire la linea rigorista di Bruxelles e della Germania; e con l`Italia a lungo concentrata su se stessa, sui cambi di governo, sulle polemiche di Palazzo. Ora, in una fase politica nuova che cerca di superare le misure di austerity e vuole concentrarsi sul sostegno alla ripresa, anche Roma e Madrid possono riscoprire i vantaggi di collaborare. E con queste premesse che si è svolto a Barcellona il XIV Foro di dialogo Italia-Spagna, un’iniziativa – organizzata dal Cidob, il Barcelona centre for international affairs, e dall’Agenzia di ricerche e legislazione Arel, fondata da Nino Andreatta – quest`anno focalizzata sulla riattivazione dell`economia, attraverso il Piano Juncker per gli investimenti, e guardando agli effetti degli accordi Ttip tra Europa e Stati Uniti. In una situazione favorevole: con il cambio euro-dollaro molto migliorato, il prezzo del petrolio ai minimi e il Qe della Bce in atto.

«Spagna e Italia devono continuare sulla strada delle riforme strutturali e battersi assieme per un`Europa più integrata e più orientata alla crescita, in particolare raddrizzando il Piano Juncker che è fondamentale anche se è partito con il piede sbagliato», ha detto Enrico Letta, intervenendo a Barcellona. L`ex premier si è detto «molto preoccupato per la forte crescita del sentimento antieuropeo, in Europa, e in Italia in particolare». Italia e Spagna sono economie molto diverse ma condividono molti ritardi strutturali, devono entrambe riorganizzare la macchina pubblica e le amministrazioni periferiche, non possono perdere di vista i conti pubblici. Hanno la necessità cli sostenere le imprese, di consolidare la ripresa, di creare lavoro.

«Italia e Spagna devono intensificare i loro rapporti economici, aprirsi l`una all`altra e non aver paura degli investimenti reciproci», ha detto in apertura dei lavori, Francesco Merloni, presidente di Arel. «Tutta l`Europa ha bisogno di investimenti, soprattutto nelle infrastrutture, nell`energia, nei trasporti e nel digitale», ha affermato Emma Marcegaglia, presidente di Business Europe e dell`Eni. «Servono riforme che permettano all`economia europea di recuperare la competitività che haperso in questi anni di crisi. E le imprese – ha aggiunto Marcegaglia – hanno bisogno di più Europa, di un mercato dei capitali maggiormente integrato, di un`unione energetica europea». L`Italia «ha fatto riforme importanti come il Jobs act e la riduzione delle tasse sul lavoro, ma deve insistere sui tagli alla spesa pubblica per diminuire le tasse», ha detto ancora Marcegaglia. Mentre la Spagna sembra essere, almeno sulle riforme, un passo più avanti.

«Le nuove norme che regolano il mercato del lavoro, la moderazione salariale, la ristrutturazione della banche locali realizzata da Madrid hanno contribuito a rafforzare la crescita del Pil che già quest`anno sarà ragguardevole arrivando secondo le previsioni vicina al 3%». Spagna e Italia, la periferia mediterranea del continente, possono fare molto assieme – ha spiegato Letta – anche per «combattere il populismo con un`Europa che sia diversa, più integrata e in condizioni di combattere la disoccupazione giovanile»: devono essere «l`avanguardia di un`Europa migliore e più integrata».

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