Sbagliato avere fretta e il Tesoro non stia in panchina

Intervista rilasciata a Carlo Fusi per Il Messaggero.

Enrico Letta, vicesegretario del Pd, è fortemente preoccupato dell’atteggiamento del Pdl e della scarsa coesione nella “strana maggioranza” che sostiene Monti. Per questo ha usato parole decise per chiedere il vertice.

Ma perché è così necessario il vertice? Cosa teme in realtà?

“Bisogna assolutamente evitare la sensazione che si sta diffondendo e cioè che rallenta l’emergenza dello spread e i partiti ricominciano con i giochetti e con l’irresponsabilità”.

Lei dice i partiti ma si riferisce al Pdl. È così?

“L’atteggiamento tenuto dal Pdl, che ha costretto Monti a sconvocare il primo vertice, ha avuto dell’incredibile. O c’è un immediato cambio di passo oppure prevale il pessimismo. Un esempio per tutti: il negoziato sul lavoro, che è la cosa più importante, vive delle ore molto delicate. Se adesso, in ragione di due mesi di campagna elettorale, si ritorna allo schema nel quale i due partiti maggiori fondano la loro identità non nel programma del governo bensì nell’individuazione di un nemico – e questo mi sembra essere stato il tono delle polemiche degli ultimi giorni – si commette un errore esiziale».

E nel frattempo proprio il negoziato sul mercato del lavoro ristagna. Colpa di chi?

“È essenziale che sul mercato del lavoro si arrivi ad un buon accordo. Voglio dirlo con chiarezza: se per arrivarci è necessaria qualche settimana di confronto e trattativa in più, ben venga. La scelta di forzare su un terreno così delicato, di farsi prendere dalla fretta e voler a tutti i costi chiudere in sei giorni quando i nodi non sono sciolti, non c’è chiarezza sulle risorse e soprattutto, quando il ministero dell’Economia, che è uno dei protagonisti del tavolo, è palesemente in panchina”.

Scusi, ma il ministero dell’Economia è Monti, visto che ha l’interim. È lui a stare i panchina? “Beh il ministero dell’Economia non è solo Monti: c’è tutta una struttura, c’è il viceministro Grilli, c’è la Ragioneria generale dello Stato. Insisto: sulla trattativa in corso il ministero è in panchina, ed è impossibile chiudere un accordo su questa materia se quell`atteggiamento persiste”.

Insomma Monti e tutti gli altri che ha citato devono entrare in partita. E i tempi si allungano…

“Ripeto: se per fare un buon accordo è necessario prendere un periodo di riflessione in più, lo si faccia. Non c’è alcun motivo per strozzare i tempi della discussione e voler chiudere per forza tutto in una settimana. Non c’è alcuna scadenza di legge, non c’è neppure una scadenza europea. La riforma del lavoro è importante quanto quella delle pensioni; e poiché è stato scelto un metodo diverso rispetto alle pensioni bisogna che questo metodo funzioni e si arrivi ad una intesa positiva per tutti. Nonostante gli encomiabili sforzi del ministro Fornero, che difendo dagli attacchi inaccettabili di Vendola, siano ancora distanti da un approdo soddisfacente. Mi auguro che nel vertice di domani sera ci sia un chiarimento anche su questo e si capisca che se c’è bisogno di arrivare ad aprile o a maggio per chiudere il negoziato, non è uno scandalo».

Dica la verità: non è un modo da parte del Pd per fare sponda al sindacato che alle proposte della Fornero ha detto subito un no secco?

“Guardi, la posizione maggiormente critica non è venuta dal sindacato ma della piccola industria: è fondamentale che non si ripeta l’errore del 2007 e che dunque l`intesa includa anche loro. Il tema di queste ore non è l’articolo 18, questione che non è stata ancora nemmeno affrontata, bensì gli ammortizzatori sociali. Che rappresentano una bomba. E allora ripeto: forse a maggio avremo più chiarezza sulle risorse e sui proventi della lotta all`evasione fiscale”.

Davvero basta la convocazione del vertice a tre per fugare tutti questi dubbi e sedare le tensioni?

“Certamente il fatto che si svolga è un passo avanti. E aggiungo: il vertice di domani deve sciogliere alcuni nodi di fondo, tipo la legge elettorale”.

Poi ci sarebbe la Rai, tema che ha indotto Alfano a far saltare il primo vertice.

“Ma dico: come si può immaginare di rifare una governance della Rai con la lottizzazione portata avanti dall’attuale direttore generale che arriva fino all`ultimo degli uscieri? Forse non ci siamo capiti: il Pd non partecipa alla lottizzazione. Ci aspettiamo un proposta da Monti, visto che è al governo che spetta la possibilità di intervenire. La cosa più semplice sarebbe dire: andiamo verso una nuova governance e nel frattempo si nomina un commissario che resta in carica il tempo necessario, qualche mese”.

Rai commissariata? E da chi?

“Da una personalità alla Monti. Mi pare una soluzione buona e praticabile”.

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