Lettera al Corriere sulla ‘legge Controesodo’

Intervento di Enrico e Maurizio Lupi pubblicato sul «Corriere della Sera» del 2 gennaio 2011

Caro direttore,

ci sono alcune immagini che hanno in sé la forza evocativa di raccontare un’epoca. È avvenuto con la prima emigrazione italiana nel mondo: le file dinanzi ad Ellis Island, i minatori di Marcinelle, le insegne di Little Italy. Più o meno stereotipate, queste fotografie riescono, a pochi mesi dal 150 anniversario dell’Unità, a restituirci il senso di un fenomeno molto complesso della nostra storia nazionale. Altrettanto complessa, com’è noto, è la nuova emigrazione italiana nel mondo. I numeri e le tendenze parlano eloquentemente. Nel 2010 hanno lasciato l’Italia 113 mila persone in più rispetto al 2009. Per gli ultimi 4 anni il totale sale a un milione di individui. Lo dice il recentissimo Rapporto Migrantes. Ricercatori e studenti, imprenditori e professionisti, già formati o anche solo alla ricerca di un’occasione di crescita altrove, tendenzialmente giovani. Lasciano una società bloccata da quel «calo del desiderio» ben descritto dal Rapporto Censis 2010.

Una società che, come ha ben scritto Ernesto Galli della Loggia su queste pagine alcuni giorni fa, paga i conti del nostro passato. Forse è vero che l’Italia ha iniziato una corsa, ma noi non pensiamo affatto, al contrario di della Loggia, che il tempo a nostra disposizione sia poco. Né che la politica guardi immobile a ciò che sta accadendo. Se il nodo è il «calo del desiderio», il nostro compito non può che essere ripartire da qui testimoniando e sostenendo esperienze che possano ridestare il cuore dell’uomo. Avevamo già parlato mesi fa, sempre su queste colonne, della nostra proposta di legge bipartisan per incentivarne il rientro in patria dei nostri talenti. Oggi, dopo il voto favorevole dei due rami del Parlamento, quella proposta è legge dello Stato.

Si tratta, a nostro avviso, di un bel successo. Reso possibile dai tanti che, in questi anni, hanno supportato la nostra idea: i colleghi e gli amici dell’Associazione TrecentoSessanta e dell’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, come pure i numerosissimi giovani che hanno seguito con crescente attenzione — in rete o in presa diretta: in Italia, in Europa, negli Usa — il viaggio di presentazione del progetto «Controesodo». Con il loro contributo e con l’apporto fondamentale delle Commissioni parlamentari competenti, il testo originario della proposta è stato emendato e migliorato. E oggi gli under 40 che hanno maturato esperienze all’estero e vogliono ritornare in Italia per attività di lavoro dipendente, pr autonomo o d’impresa, possono contare su una riduzione della pressione fiscale, maggiore per le donne particolarmente svantaggiate dal mercato del lavoro italiano, e su alcune semplificazioni procedurali e burocratiche.

È un piccolo passo, lo sappiamo. Ma secondo noi è un passo fondamentale. Perché va nella direzione che indicavamo all’inizio. E perché mostra il vero volto della politica intesa non come affermazione di un potere, ma come tentativo di risolvere i problemi della società. Quel volto che, nonostante gli auspici rilanciati anche dal presidente Napolitano nel suo discorso di fine anno, solo raramente riesce ad emergere attraverso giornali e televisioni. La responsabilità è anzitutto nostra, ne siamo coscienti, ma è anche vero che ormai i politici fanno notizia solo se litigano e non se si confrontano e dialogano sulle cose da fare. Questa legge, al contrario, dimostra che questa cosa è possibile, che accade. E che c’è ancora in Italia qualcuno che ha voglia di sconfiggere quel «disperato qualunquismo» di cui parla della Loggia e ridestare quel «desiderio» che è la nostra unica speranza per il futuro.

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