L’impresa che nasce dalla responsabilità

Costa Concordia:  l’intervento di Enrico Letta su Il Tirreno 

_DSC9510Sono bastate poche ore. Poche ore per scaraventare un gigante di tonnellate sugli scogli del Giglio. Poche ore per consegnare al mondo l’immagine della vergogna, dell’imperizia, del vuoto assoluto di responsabilità. Poche ore, soprattutto, per strappare alle proprie famiglie 32 persone: uomini e donne inghiottiti dalla Concordia e dalla notte in una sciagura senza giustificazioni.
Sono stati necessari più di 600 giorni per risollevare quel gigante. Sempre di notte, sempre col fiato sospeso, sempre con i riflettori del mondo puntati su di noi, sul Giglio, sulla costa toscana.

Oggi, con orgoglio, accogliamo e ringraziamo il prefetto Franco Gabrielli e tutto il suo gruppo che sono stati protagonisti del recupero della Concordia. L’hanno fatto con cura e competenza. Hanno speso la propria professionalità per un obiettivo importante.

Ma soprattutto, si sono assunti una responsabilità, individuale e come squadra. Hanno proposto una soluzione e su di essa hanno apposto la propria firma e anche la propria faccia.

Consci che quella soluzione non era certo immune da rischi, consapevoli che le variabili di insuccesso erano numerose e non preventivabili visto che un’operazione del genere non era mai stata tentata nella storia della marineria.

Questo, dunque, è il momento dell’orgoglio e della soddisfazione per aver dimostrato che il nostro Paese è capace di operare per il meglio, con efficienza e tutela dell’ambiente, che pubblico e privato possono collaborare e raggiungere risultati d’eccellenza, che nello Stato esiste chi non ha paura di caricarsi compiti gravosi e lo fa con straordinario senso della responsabilità ma anche con umiltà e coscienza dei propri limiti. Eppure, l’orgoglio è accompagnato dall’amarezza. Non potrebbe essere altrimenti. Perché quella della Concordia è una storia di dolore e morte. Due corpi non sono stati ancora riconsegnati al cordoglio dei cari. Un tesoro come l’isola del Giglio ha esposto, lì davanti a sé, per più di un anno e mezzo la vergogna di un disastro evitabile. Potremmo dilungarci in metafore anche calzanti su quello che questa vicenda insegna. Molti si eserciteranno a farlo.

Io voglio qui semplicemente dire che oggi, come Paese, abbiamo fatto per bene, con serietà, una cosa giusta. Che avevamo il dovere e la responsabilità di fare.

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