Linea Napolitano per il PD

Intervista a Edoardo Petti, «Il Riformista», 2 gennaio 2010.

«L’intervento del capo dello Stato investe l’essenza, l’identità del Partito Democratico. La nostra capacità di essere forza di governo si misurerà attorno alle riforme che il presidente della Repubblica ha richiamato. A partire da un welfare moderno e universalistico e da un fisco equilibrato che sia leva dello sviluppo, soprattutto al Sud. Ribadiamo poi la disponibilità al confronto sulla bozza Violante e sulla giustizia, se il centrodestra ritirerà la legge sul processo breve». Così il vicesegretario del PD, Enrico Letta, dopo il discorso di fine anno di Giorgio Napolitano.

Un discorso improntato alla fiducia nella capacità di uscire dalla crisi economica e dalla conflittualità politica. Riforma fiscale e nuovi ammortizzatori sociali le priorità indicate dal Quirinale per difendere i ceti più deboli colpiti dalla precarietà del lavoro e per aiutare i giovani a non perdere coraggio. A questi interventi, per il capo dello Stato, deve accompagnarsi un percorso riformatore delle istituzioni e della giustizia, libero dalle contrapposizioni sterili e dal clima di sospetto. E il mondo politico plaude, quasi all’unanimità, alle sue parole.

«Il messaggio del presidente della Repubblica, rivolto a tutte le forze politiche, deve essere recepito soprattutto dal Partito Democratico, perché tocca direttamente il nostro dna, l’identità, il profilo riformista e di governo che vogliamo costruire. I temi da lui sollevati rappresentano davvero la stella polare della nostra proposta e la nostra occasione per parlare al Paese in modo convincente».
Il vicesegretario del PD Enrico Letta spiega così il suo apprezzamento per l’intervento del capo dello Stato ed entra nel merito delle questioni al centro del discorso presidenziale.

Qual è il significato delle parole di Giorgio Napolitano?

«È un intervento che investe il dna del nostro progetto, l’identità di una forza di opposizione che si candida al governo, che non ha alcuna intenzione di restare minoranza. Napolitano auspica un’intensa stagione di riforme: è un’opportunità unica per affermare il nostro profilo riformista e il nostro protagonismo, per dimostrare ai tanti italiani in difficoltà, lavoratori e imprenditori, che il PD è vicino a loro in modo concreto. E la crisi economico-finanziaria può essere l’occasione, lo spunto, per realizzare le innovazioni profonde di cui il Paese ha bisogno».

Il capo dello Stato esorta il mondo politico ad abbandonare le contrapposizioni sterili e i pregiudizi propri di un clima di sospetto.

«Il presidente ha chiesto di isolare le tifoserie violente, l’atmosfera da stadio e da curva che troppo a lungo è prevalsa nella vita pubblica. È doveroso il suo richiamo a una discussione che torni ai contenuti di una politica sobria, serena, concreta. E il PD deve compiere una scelta definitiva, netta, scegliendo l’orizzonte dell’alternativa di governo e abbandonando la prospettiva di opposizione cripto-dipietrista».

Riforma fiscale e nuovi ammortizzatori sociali sono le misure indicate nel messaggio presidenziale. Quali sono le vostre proposte?

«Napolitano ha colto il problema di un welfare troppo corporativo, ancora al modello degli anni Settanta, che richiede un profondo ripensamento della direzione di una protezione sociale universalista. Una forza riformista deve confrontarsi con una realtà assai diversa da allora, basata sulle piccole imprese e sui lavoratori subordinati. È inammissibile che 1 milione e 600 mila persone siano privi di qualsiasi tutela: per questo si deve rimodulare la spesa pubblica per finanziare una rete moderna di ammortizzatori sociali, anche attraverso una riforma di lungo periodo del sistema previdenziale».

E sul fisco?

«È indispensabile riequilibrare la tassazione, ripristinando il principio del contrasto di interessi così la lotta all’evasione ed elusione fiscale in modo più efficace rispetto ai metodi di polizia. Dobbiamo poi legare questo tema a quello del riscatto del Mezzogiorno, di cui il presidente è davvero il massimo riferimento politico. Ricordo che Bersani propose durante le primarie del PD la no tax area per 10 anni nelle aree più svantaggiate del Paese, utilizzando in modo mirato e razionale parte dei trasferimenti pubblici alle imprese».

Il capo dello Stato lega alle riforme in campo economico e sociale la modernizzazione dell’assetto istituzionale e dell’ordinamento giudiziario. Come bisogna procedere a suo giudizio?

«Seguendo esattamente il messaggio indicato dal presidente. A partire dalla ricerca di un accordo sui temi riguardo ai quali c’è maggiore condivisione. Voglio dire che un’intesa sui contenuti della bozza Violante è davvero a portata di mano. L’importante è che la discussione avvenga in Parlamento seguendo le procedure previste dall’articolo 138 della Costituzione. Non esiste nessun altro organo a cui delegare questo compito. Prima ancora delle riforme costituzionali dobbiamo però cambiare questa ignobile legge elettorale per restituire ai cittadini la facoltà di scegliere i propri rappresentanti. È un passaggio preliminare e doveroso, sul quale ribadisco la nostra propensione al modello tedesco».

Sulla giustizia rimangono ancora molti ostacoli.

«Non possiamo discutere di tutti i temi e siamo aperti al confronto più ampio senza pregiudizi. Ma il PD e Berlusconi devono assolutamente ritirare il provvedimento sul processo breve, che è dichiaratamente una legge ad personam concepita per risolvere i suoi problemi giudiziari. Ribadisco che il PD non è disponibile ad alcun baratto o scambio».

E fiducioso nella volontà del centrodestra di condividere con voi il percorso riformatore?

«Il clima politico sembra cambiare davvero e le condizioni appaiono favorevoli a un confronto vero e aperto. Naturalmente dobbiamo mantenere grande prudenza e cautela: e comunque voglio sottolineare come il capo dello Stato, il suo appello alla discussione politica e alle riforme, sia giusto in sé stesso, e debba essere accolto a prescindere dalla fiducia che abbiamo nella disponibilità di Silvio Berlusconi al confronto».

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