Manovra migliore grazie a PD, alternativa era la Grecia

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Giuseppe Meloni, pubblicata su l’Unione Sarda, lunedì 19 dicembre 2011

Monti promosso, la sua manovra un po’ meno. Il vicesegretario del Pd Enrico Letta, che oggi sarà a Cagliari, Villacidro e Settimo San Pietro, non cambia idea rispetto all’estate scorsa: quando invocava un governo guidato da un tecnico il cui identikit – pur senza fare nomi – combaciava con Mario Monti.
Letta ha fiducia nel Professore, ma non nega perplessità sulle scelte del suo esecutivo. Specie sulle pensioni: «Certe riforme – ammette – devono essere graduali».

Insomma, siete delusi.
«Delusi da Monti no. Sapevamo che la situazione era difficilissima».

Però la manovra non vi piace fino in fondo.
«Infatti alla Camera è stata migliorata, anche grazie alla determinazione del Pd».

Bonanni dice che poteva farla anche suo zio.
«Beh, io sono l’ultimo che può dire una cosa simile…»

Punto a suo favore. Ma a parte la parentela con Gianni Letta, non la preoccupano le critiche del sindacato?
«Il sindacato fa il suo dovere. Noi scontiamo qualche errore per l’inesperienza del nuovo esecutivo, e il poco tempo a disposizione. Ma ricordiamoci che l’alternativa alla manovra è la Grecia».

Cosa le piace di meno?
«La questione chiave sono i pensionati. Era un errore colpire chi ha 8-900 euro al mese, e già pagherà di più la benzina e altri servizi: si è rimediato grazie al Pd».

Il leader Pdl Alfano, alla Camera, ha detto che quella dello spread alto per colpa di Berlusconi era una favola. Non ha un po’ di ragione?
«Alfano avrà responsabilità future, non dovrebbe solo difendere il passato. Lo spread è calato di 150 punti dopo il picco precedente alle dimissioni di Berlusconi, la situazione stava peggiorando e ora migliora. Già a settembre chiedemmo che Berlusconi lasciasse: da allora la previsione sugli interessi del debito per il 2012 è peggiorata di 10 miliardi di euro. Due mesi di incertezze ci sono costati 10 miliardi».

Quindi: Monti promosso, la manovra non del tutto.
«Sì, Monti dimostra di imparare giorno per giorno, ha capito che la manovra era perfettibile. Ora il governo dovrà comunicare bene le cose buone che ha fatto per la crescita, per i giovani e le donne. E per i precari: come la famosa totalizzazione dei contributi, che vuol dire che anche chi ha lavori discontinui avrà una pensione».

Il limite del governo è solo la comunicazione?
«In questa fase ho visto due limiti speculari. Uno riguarda i partiti: bisogna che la maggioranza che sostiene Monti sia tale e si costituisca come tale. Ha perso 150 voti tra la prima fiducia e il voto della manovra, questo non può accadere».

Pdl e Pd sembrano in imbarazzo a far parte di una stessa maggioranza.
«E invece serve un vero patto politico tra i partiti. Dovremo collaborare per un anno, non in modo casuale, superando il distacco coi ministri tecnici. E questi – ecco l’altro limite – finora parlano troppo il linguaggio del noi e del voi con i partiti».

Il rischio sono le elezioni anticipate?
«Il rischio è il disastro. A marzo l’Italia dovrà mettere in vendita 100 miliardi di euro di titoli di Stato. Chiederà al mondo di comprare pezzi del nostro debito. Se non siamo credibili, non ce li compreranno».

Per il ministro Fornero l’articolo 18 si può rivedere. È accettabile, per il Pd?
«È sbagliato mettere l’articolo 18 al centro del dibattito sul mercato del lavoro, dato che ne gode il 10% dei dipendenti. Non è il primo problema. Del resto l’intervista del ministro dice tante cose, sull’articolo 18 si sofferma solo per due righe».

Il Corriere della Sera dice che Veltroni pensa a lei come candidato premier.
«È gossip giornalistico. Sosteniamo invece con convinzione Bersani: che col suo gesto di generosità nel dire no a elezioni, e sì a Monti ¬no al 2013, ha ulteriormente rafforzato la sua leadership nel Pd».

Quindi l’asse Letta-Bersani è saldo come prima?
«Saldissimo. Questa fase ci ha davvero uniti di più».

Lei lavorò all’intesa Stato-Regione sarda sulle entrate. Con la crisi, quelle risorse si allontanano per sempre?
«Confido in una maggiore attenzione all’Isola dal nuovo governo. Il contesto è drammatico: ma negli ultimi tre anni quella vertenza è stata abbandonata. La Sardegna va trattata come le altre regioni speciali. Stanno maturando rivendicazioni unitarie del Consiglio regionale, mi sembra positivo».

Un altro dramma della Sardegna è Equitalia. Il governo dovrà occuparsene?
«È un tema che effettivamente in Sardegna tocca livelli drammatici e non può essere sottovalutato. Ferma restando la lotta all’evasione, il governo dovrà metterlo al centro del suo operato futuro».

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