Meno tasse per tutti? Un’ illusione

Intervista rilasciata da Enrico a Antonella Baccaro pubblicata sul Corriere della Sera giovedì 2 giugno

Enrico Letta, vicesegretario del Pd, nella disputa sotterranea tra il premier Berlusconi e il ministro Tremonti sulla riforma fiscale lei sembra stare con il secondo. È così?

«Berlusconi ha torto. Il suo messaggio che bisogna allentare i cordoni della borsa e che la riforma del Fisco significhi “meno tasse per tutti” è fuorviante».

Perché?

«Siamo in una fase in cui Berlusconi stesso si è impegnato con l’ Ue a una manovra da 40 miliardi incompatibile con l’ allentare i cordoni».

Quindi anche lei pensa, come Tremonti, a una manovra economicamente «neutra»?

«Certo e sarà faticoso perché 17 anni di Berlusconi hanno trasmesso il messaggio per cui le tasse sono il male assoluto».

Invece il ministro del suo governo, Padoa-Schioppa, diceva che sono bellissime…

«Sono onorato di aver lavorato con lui. Dire meno tasse per tutti è un bello slogan ma è stato disatteso da questo governo. L’ anno scorso c’ è stato il record assoluto della pressione fiscale. Si è superato il ‘ 97, anno dell’ eurotassa».

Non concede l’ attenuante della crisi?

«La crisi c’ è stata anche in Germania che ora cresce al 4,9%, mentre noi all’ 1%».

Il governatore di Bankitalia, Draghi, ha criticato i tagli lineari di Tremonti, condivide?

«Tremonti è stato efficace nei “no”, riuscendo a tenere a bada il deficit. Il problema è che se non si interviene sulla crescita non si risolvono i problemi dell’ occupazione e del debito».

Quindi basta tagli lineari?

«Funzionano come il 6 politico a scuola: l’ alunno somaro resta tale e quello bravo non viene premiato. Bisogna scegliere».

Ma scegliere significa scontentare qualche ministro…

«E questo è l’ altro problema di Berlusconi: ha costruito un governo in cui c’ è un ministro, Tremonti, e 20 sottosegretari. Non si erano mai viste manovre di cui i ministri avessero appreso leggendo la Gazzetta Ufficiale. È il patto che Berlusconi ha fatto con ciascuno di loro: ringrazia che stai lì e taci».

Cosa potevano fare i ministri con i tagli di Tremonti?

«Ci sono riforme a costo zero. Prendiamo le Infrastrutture: si può dare autonomia ai porti, concedendo loro l’ 1% dell’ Iva in più realizzata. Si possono chiudere i contratti di programma degli aeroporti e unificare le reti gas e Terna».

Intanto adesso c’ è una manovra da 40 miliardi da affrontare.

«Certo, se a trattare con l’ Europa ci fosse stato un premier credibile, come ci sono stati Sarkozy e Merkel, forse avremmo ottenuto condizioni migliori. Ma Berlusconi è unfit (inadatto, ndr), come scrisse l’ Economist, e non ci è andato».

E se toccasse al centrosinistra fare la manovra?

«Siamo abituati a vestire i panni della Protezione civile. Lo abbiamo fatto con Ciampi nel ‘ 96 e con Prodi nel 2006».

Come affrontereste l’ impegno di governo?

«Penso che la relazione di Draghi possa essere il manifesto del prossimo governo di centrosinistra: bisogna scuotere l’ economia e la società italiana abbattendo le corporazioni».

Tremonti premier invece come lo vede?

«Noi non appoggeremo un governo Tremonti. Detto questo, bisogna cambiare l’ inquilino di Palazzo Chigi. Decida la maggioranza come, non è affar nostro. E poi servono elezioni».

Ma la Borsa come reagirebbe al cambio? Non teme un effetto-Grecia?

«Reagirebbe con un “toro” al cambio del premier e con un “supertoro” alle elezioni».

Sicuro?

«Il mio telefonino ha ripreso a squillare alla grande negli ultimi giorni e, fra un po’ , di amici di Berlusconi in Italia non ce ne sarà stato più nessuno…».

Intanto siete pronti a condividere con Tremonti provvedimenti necessari?

«Lo abbiamo fatto col federalismo. Non ci sottraiamo al confronto, ma senza inciuci. Tremonti ha la nostra proposta sul tavolo. Poi la manovra è responsabilità del governo: la facciano loro».

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