Il messaggio a “Europa” e “l’Unità” per l’Assemblea Pd

Letta sorride

Cari democratici,

per la prima volta da quando il nostro partito è nato non partecipo a una riunione dell’Assemblea Nazionale. È una rinuncia che naturalmente mi costa. È, tuttavia, una scelta naturale, perfino scontata, dal momento che quello che prende avvio oggi è un percorso congressuale che seguirò sì con grande attenzione, ma senza prendervi parte attiva per via del ruolo che ho l’onore e la responsabilità di rivestire.

Non parteggerò, dunque, per nessuno dei candidati in campo e m’impegno sin d’ora a relazionarmi col segretario eletto, chiunque sia, con rispetto e unità d’intenti. Mi auguro che la nettezza di questa scelta metta fine a gossip e a retroscena più o meno maliziosi. Tutte parole in libertà che sviliscono la qualità del dibattito congressuale e non fanno bene al governo. Tutte chiacchiere che lasciano intendere un mio presunto coinvolgimento: sotto traccia, nascosto, ipocrita. Niente di vero: nelle precedenti primarie – nel 2007, nel 2009, nel 2012 – ho fatto scelte certe e non equivoche. O candidandomi in prima persona oppure esponendomi, dall’inizio alla fine, pubblicamente, per un candidato.

Questa volta reputo più serio – e indispensabile all’interesse dell’Italia e anche di questo Partito – concentrarmi solo e soltanto sull’attività di governo. Fare per bene il mio dovere. Dare risposta alle aspettative e ai bisogni di un Paese sfiancato dalla crisi che oggi chiede prima di tutto concretezza, stabilità, ragionevolezza.

Sono sicuro che verrà scelto un segretario all’altezza del compito, importante e delicato, di rendere più forte il Pd e rappresentare la sintesi avanzata di tutti i talenti, le esperienze, le convinzioni di una comunità grande e plurale come la nostra. Una comunità che amo e che rispetto anche così, tenendomi fuori dal Congresso per assolvere fino in fondo al mio ruolo di presidente del Consiglio.

Il nuovo segretario lavorerà per unire e tenere alto l’orgoglio delle storie e delle idee dei democratici, come hanno fatto  Veltroni, Franceschini e Bersani, e come sta facendo Epifani. Allo stesso modo scioglierà – dovrà sciogliere – i nodi che hanno reso il Pd non in grado di vincere le elezioni di febbraio e poi, ad aprile, l’hanno fatto implodere su se stesso in Parlamento in occasione di un passaggio dirimente per la vita democratica e istituzionale della nazione come l’elezione del presidente della Repubblica, prima carica dello Stato. Nodi che restano tutti lì, a ricordarci che molto ancora c’è da fare.  Infine, il nuovo segretario – ne sono certo – aiuterà l’esecutivo a svolgere al meglio il suo servizio al Paese.

Mai come oggi ce n’è bisogno. Se infatti il governo non ce la farà, l’uscita dalla crisi sarà più lenta e complessa, ma soprattutto sarà più difficile l’approdo a un sistema politico in cui regole elettorali e architettura istituzionale permettano ai cittadini di far discendere direttamente dal proprio voto vincitori, vinti, e quindi un governo di legislatura e un programma da applicare. Il caos di avvio legislatura è figlio anche di regole che non funzionano.

Io sono convinto che ce la faremo. E sono convinto che l’impegno del Pd e di tutti voi democratici sarà determinante.

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