Napoli non merita tutto questo, così consegnamo la città a Cosentino

Colloquio di Enrico con Paolo Russo pubblicato su «Il Mattino» il 27 gennaio 2011

«Napoli non merita tutto questo». La scena è cambiata da quando, due settimane fa, Enrico partecipò a Napoli all’iniziativa a sostegno della candidatura di Umberto Ranieri all’Istituto degli studi filosofici. Allora nella sala c’erano intellettuali e professionisti e si discuteva di come risollevare con energie nuove e positive le sorti della città. Fuori, adesso, ci sono accuse e contestazioni, e le primarie sono diventate un incubo per lo stesso partito democratico, incagliatosi domenica scorso sul caso Napoli. «La mia impressione – dice Enrico – è che Napoli poteva e doveva guadagnarsi uno scenario diverso, soprattutto perché gli oltre quarantamila che hanno decretato un grande successo di partecipazione e che genuinamente si sono dedicati alle primarie non meritavano di portare con sé tutto il buono che c’era in questa competizione. Il rammarico è fortissimo, la campagna si svolta bene, il confronto c’era stato, leale e costruttivo…».

Poi il risultato di domenica notte, vice Cozzolino di poco più di mille voti, con una raffica di contestazioni e di denunce che hanno di fatto «annullato» al momento l’esito delle primarie.

«Ho sempre sostenuto Ranieri», dice Enrico. «Ho avuto modo di vedere da vicino – aggiunge – ad esempio la passione civica e il trasporto di tanti intellettuali che si sono stretti attorno a Ranieri dando l’idea che anche il mondo culturale ha fatto grandi passi in avanti nell’impegno civico».

E invece ora è tutto da rifare… «C’è soprattutto il rammarico peri comportamenti scorretti che ci sono stati e soprattutto per il fatto che snelle ultime 24 ore sembra davvero che si sia persa la testa, tra assedi alla sedé del partito, occupazioni, intimidazioni. E una ferita profonda che pesa e questo si aggiunge, al fatto che alcuni  comportamenti hanno costretto il vertici del partito ad assumere la decisione di rinviare l’assemblea nazionale che doveva svolgersi proprio a Napoli. Il rammarico, ripeto, è profondo».

Enrico è stato forse l’unico – questione di stima e amicizia personale – a partecipare a una iniziativa a Napoli durante la campagna per le primarie. «E ora la mia stima personale nei confronti di Umberto Ranieri, viene accresciuta: ha combattuto con impegno e correttezza una grande battaglia e ha fatto bene».

La situazione nelle ultime ore si è ingarbugliata, difficile venirne fuori. C’è una strada? «Sicuramente – dice Enrico- bisogna venirne fuori. Serve una secchiata di acqua gelida sui bollenti ardori che fanno tanto del male al Pd, al centrosinistra e a Napoli. È necessario azzerare tutto come ha detto Bersani, fare chiarezza e ripartire proprio da quella voglia che c’è stata di partecipazione». E poi? «Esperite tutte le strade per approdare a una soluzione, si può ripartire anche da un nome esterno, come Cantone, che lo stesso Ranieri a suo tempo aveva indicato come nome ideale, e con tutte le caratteristiche positive che dovrebbe avere il sindaco di una città come Napoli».

Ci sono margini per ripartire subito e mettere da parte le polemiche. Il partito che viene fuori da queste primarie a Napoli è sempre più spaccato e astioso.

«È il ragionamento che faremo da oggi in avanti. Non lancio candidature ma ripeto, il vero rammarico è disperdere quanto di buono, e non è poco, è emerso da questa consultazione popolare. Il grande rischio è quello di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Invece ci sono state tante cose positive, l’idea di consegnare Napoli a Berlusconi e Cosentino, deve far riflettere tutti sui passi indietro e i passi in avanti da fare».

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