Nell’Europa unita non esistono ingerenze

Intervista rilasciata da Enrico Letta a Simone Collini, pubblicata sull’Unità, sabato 31 dicembre

Dice Enrico Letta che tra i motivi per cui è necessario sostenere Monti c’è anche questo: «Se fallisse ne guadagnerebbe Berlusconi, e questo deve saperlo anche chi nel Pd appoggia con timidezza il governo». Dice anche il vicesegretario del Pd che il suo partito deve seguire l’invito di Napolitano a guardare al pensiero di Luigi Einaudi, quindi rendersi conto che «per il riformismo del 2012 la sfida è declinare la parola competitività e non metterla in contraltare con equità e redistribuzione». E poi c`è un terzo messaggio che Letta lancia, fuori e dentro i confini del Pd: «Noi non siamo alleati col Pdl ma un governo di soli tecnici ha bisogno dell’aiuto dei partiti, un aiuto organizzato, quindi si deve dar vita a un coordinamento politico tra maggioranza e governo».

Il Wall street journal scrive di pressioni della Merkel per sostituire Berlusconi, Monti dice di essere stato nominato «in parte per dare un messaggio all`opinione pubblica tedesca»: onorevole Letta, quanto pesa sull`Italia il vincolo esterno?

«Un vincolo c`è, ma dobbiamo interiorizzarlo. Nel senso che noi siamo sempre più italiani ed europei. È vivere le due cose come separate che ci fa parlare di incursione, ingerenze o simili, mentre è chiaro che non possiamo più rispondere solo all’opinione pubblica e all’elettorato italiani. La grande questione su cui dobbiamo riflettere oggi è come portare avanti, contestualmente, politiche italiane ed europee».

Al suo ragionamento si può obiettare che comporta una perdita della sovranità nazionale, non crede?

“La sovranità nazionale è già persa nei fatti. Il punto è riconquistare sovranità a livello europeo. Se il nostro voto in Europa non conta allora sì che l’esito è negativo”

E perché si arrivi a un esito positivo quale sarebbe la risposta?

“Gli Stati Uniti d’Europa. Dalla crisi si esce se andiamo in questa direzione. Le parole di Monti alla conferenza stampa sono state un grosso stimolo a spingere verso la strada dell’integrazione senza tentennamenti. Noi democratici che siamo l’alternativa rispetto ai conservatori dobbiamo portare avanti questa bandiera. Non possiamo essere noi i conservatori.

Il contributo di Monti ha o no una perdita di peso da parte dei partiti?

“C’è una perdita di peso della politica in generale e saremmo provinciali se guardassimo a questo fenomeno come esclusivamente italiano. È uno degli effetti della globalizzazione, delle tecnologie, del fatto che tutto si conosce in tempo reale. I partiti e la politica devono ritrovare un ruolo che in Italia consiste nel coniugare i politici e i tecnici, nell’andare verso una politica che sia rappresentativa e competente”.

Il primo passo?

“Cambiare la legge elettorale, a prescindere dal giudizio della Consulta sul referendum. L’obiettivo del 2012 è dare la certezza che non ci sarà una terza legislatura condizionata da quella attuale”.

Dice che riuscirà ad arrivare a fine legislatura un governo di soli tecnici?

“Deve farlo e per riuscirci deve funzionare. Un governo di soli tecnici ha bisogno dell’aiuto dei partiti, di un aiuto che deve essere organizzato. Per questo è opportuno dar vita a un coordinamento politico tra maggioranza e governo”.

Bersani, però, insiste sul fatto che il Pd non fa parte di alcuna maggioranza.

“È ovvio che noi non siamo alleati con il Pdl ma abbiamo interesse al successo di questo governo su cui noi abbiamo investito più di altri perché potevano esserci benissimo nuove elezioni. E dovrebbe essere chiaro che dal fallimento di Monti ci guadagnerebbe Berlusconi perché potrebbe dire che il problema non era lui potrebbe tentare, anche se non ci riuscirebbe, di rifarsi una verginità. E questo lo dico anche a chi nel Pd è timido nell’appoggiare Monti”.

Cosa si aspetta dal messaggio di fine anno di Napolitano?

“Penso che il 2011 sia stato l’anno che ha consacrato definitivamente Napolitano come il più grande presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto. Lo ascolterò con orecchie diverse rispetto agli anni scorsi, consapevole che ha letteralmente salvato l’Italia, insieme a Monti. Lo ha fatto con saggezza nel momento del bisogno per il Paese anche perché in passato ha interpretato il suo ruolo e la Costituzione in modo corretto mentre i vari Di Pietro gli urlavano di non firmare leggi o di mandare i corazzieri a Palazzo Chigi”.

Ora ha invitato a guardare al pensiero di Luigi Einaudi. Una lezione per il PD?

“Assolutamente, perché indica la strada del riformismo del 2012, fatta di progresso, e non di conservazione, in cui la sfida è declinare, la parola competitività e non metterla in contrapposizione con equità e redistribuzione. È un messaggio per noi oggi fortissimo che dobbiamo sviluppare perché per noi il 2012 sarà l’anno della costruzione del progetto per l’alternativa di governo. E il nostro partito, che non può essere conservatore, deve guardare allo sviluppo del Paese come all’obiettivo principale”.

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