Nessun paracadute al premier

Intervista rilasciata da Enrico a Carlo Bertini, pubblicata su «la Stampa» di martedì 13 luglio.

«Per costruire un’alternativa di governo si deve guardare sul radar a 360 gradi senza avere i paraocchi, perché un’eventuale caduta di Berlusconi al buio libererebbe energie e risorse nel centrodestra che andrebbero considerate con grande attenzione». Enrico Letta non vuole fare nomi e cognomi, ma è chiaro che il numero due del Pd allude a scenari del tutto inediti se la maggioranza dovesse implodere. Ma almeno su una cosa, il vice di Bersani sente di interpretare il pensiero di «tutti e dico tutti», i parlamentari del suo partito: «Tra noi non c’è nessuno che potrebbe immaginare di sostenere un governo di larghe intese guidato da Berlusconi». Ipotesi, quella lanciata dal leader Udc, che Letta non condivide «perché consentirebbe a Berlusconi di risorgere; un regalo che non si merita».

Invece secondo voi cosa succederà nei prossimi mesi?

«Stanno esplodendo le contraddizioni di una maggioranza costruita per vincere, ma non per governare: sulla manovra, sul federalismo, sulle intercettazioni. Sappiamo anche noi di doverci far carico con responsabilità di una situazione che ci preoccupa e che non si risolve a colpi di populismi incrociati. E proprio per questo il peggiore dei mali sarebbero tre anni di contorsioni sul declino di Berlusconi con un paese senza guida in uno dei momenti più difficili della sua storia. Ma gli italiani devono vedere l’epilogo del film, cioè il fallimento di questo governo. Altrimenti se tutto finisce con manovre di palazzo, Berlusconi si salverà un’altra volta».

Lei ritiene realistico che Berlusconi dia le dimissioni?

«Con i numeri che ha in Parlamento no. Ma se si guarda cosa sta capitando in queste settimane, ai focolai che si aprono uno dietro l’altro, non escluderei che Berlusconi a un certo punto non riesca più a dominare gli eventi, considerando che sono passati già dieci giorni dal “Ghe pensi mi” senza alcun risultato. Poi, se non bastasse tutto questo, si stanno anche scoperchiando i veli su un’Italia del malaffare che in questi mesi ne ha fatte di cotte e di crude. È inquietante che, sotto la copertura della lotta contro la magistratura militante, Berlusconi abbia coperto tanti mariuoli. Detto ciò, non si è mai visto che un capo del governo eletto con una maggioranza di parte fallisca e poi risorga a capo di un governo di larghe intese. Mi sembra che la proposta di Casini sia un modo per buttare la palla in calcio d’angolo».

E se a guidare un governo istituzionale fossero Fini o Tremonti?

«Sarebbe sbagliato infilarsi su ipotesi riguardo il “dopo”. Intanto perché la pelle dell’orso non mi sembra ancora portata a casa. E poi perché la Costituzione assegna al Capo dello Stato un ruolo che non è solo di garanzia, ma anche di guida, di fronte a condizioni complesse. Quindi il rispetto per il Presidente della Repubblica ci impone un atteggiamento che non è affatto quello di restare spettatori. Ma insisto: bisogna che si veda l’epilogo del film, altrimenti daremmo la possibilità a Berlusconi di fare come sempre la vittima, il mestiere che sa fare meglio».

Ma voi entrereste in un governo di larghe intese senza Di Pietro?

«Per le caratteristiche proprietarie della leadership di Berlusconi è impossibile immaginare gli scenari successivi ad una sua definitiva caduta. Per il semplice motivo che oggi sono tutti compatti, tranne i coraggiosi finiani, ma è evidente che sotto la cenere cova di tutto e in quel caso scatterebbe un “tana libera tutti”. E poi non bisogna escludere nulla, comprese le elezioni anticipate che non sarebbero un’ipotesi da scartare».

Ma se si tornasse alle urne, voi che alternativa potreste offrire al paese? Casini e Di Pietro si beccano ogni giorno e voi state in mezzo a guardare. O no?

«L’alternativa va costruita ed è per questo che va costruita a 360 gradi senza avere paraocchi».

Intende dire che potrebbe nascere una nuova aggregazione politica che comprenda anche Fini, un nuovo terzo polo con cui allearsi?

«Non vado oltre, mi fermo qui».

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