Nichi pensa solo a se stesso. Per vincere serve un nuovo Prodi

Intervista rilasciata da Enrico a Monica Guerzoni, pubblicata sul “Corriere della Sera” domenica 19 dicembre.

«Per vincere serve un nuovo Prodi, non un nuovo Bertinotti».

Onorevole Enrico Letta, perché Vendola non può battere Berlusconi?

«La logica di Vendola è autistica. A lui sembra interessare solo avere uno spazio, a prescindere dalle possibilità di vincere. La domanda è, siamo candidati a vincere o a restare all’opposizione?».

E lei pensa di vincere alleandosi con il terzo polo. Ma se Casini e Fini non vi vogliono?

«Il tema dell’accordo con il centro per noi è strategico. Con questa legge elettorale non c’è spazio per una terza posizione, se il nuovo polo non viene con noi verrà riassorbito di là, fatalmente. Un terzo polo che va da solo, o una sinistra radicale isolata come quella di Vendola, uscirebbero dalle urne con un diritto di tribuna o poco più».

Ne è sicuro? In Puglia, Vendola ha vinto.

«La Puglia non è l’Italia E ricordiamoci che Berlusconi l’ha battuto solo uno con le caratteristiche a la storia di Romano Prodi».

Ma Vendola si candiderà lo stesso e molti elettori del Pd potrebbero seguirlo.

«Le posizioni solitarie non hanno grande spazio. Non può essere lui l’elemento unificante e mi stupisce che non se ne renda conto. Bertinotti non ha mai pensato di fare il leader di tutto il centrosinistra… Va bene che siamo abituati al trasformismo, ma non dimentico che Vendola e Bertinotti hanno tirato giù per due volte i governi Prodi e la prima volta formalmente, votando, insieme a Berlusconi, la sfiducia contro Prodi e Ciampi. Non possono darci lezioni».

Davvero volete rompere?

«Gli attuali gruppi dirigenti hanno una responsabilità storica, è l’ultima chance che abbiamo per non essere travolti. Perdere ancora contro Berlusconi vorrebbe dire togliere al Paese l’ultima possibilità di evitare il declino che incombe. I sondaggi, e il buon senso, dicono che il Pd alleato a Di Pietro e Vendola farebbe rivincere il premier, dobbiamo costruire una cosa più larga».

Vi accusano di avere una linea ondivaga e gli elettori sono preoccupati. Che fine ha fatto il Nuovo Ulivo?

«Non è incompatibile. Ma nel rapporto con Vendola ci si era infilati in un vicolo cieco e bisognava mettere un punto fermo. La sua agenda, tra Fiom e movimenti antagonisti, è quella di un’opposizione e non di un’alternativa di governo. Dobbiamo dialogare e costruire un’alleanza con lui, ma non può essere il punto unificante».

La sua proposta per le alleanze?

«E’ unita al progetto per il Paese. La proposta la farà Bersani in direzione e sarà aperta a tutti, partendo da un asse col terzo polo che lasci Berlusconi schiacciato con la Lega. Non possiamo regalargli la vittoria come nel ’94, quando ci presentammo con tre poli. Sarebbe un suicidio».

Il vostro elettorato vi permetterà di sacrificare le primarie?

«Bersani non le ha affossate, sono lo strumento per la selezione delle candidature. Ma nel nostro statuto è scritto che, per la premiership, prima si decide la coalizione e poi il candidato premier».

Quindi è vero: addio primarie.

«No, tanto siamo favorevoli a un uso efficace delle primarie che le proporremo per i parlamentari. Non ci vengano a fare la morale. Nessuno, da partiti «personali» quali sono Sel e Idv, può darci lezioni. Se pensiamo di attrarre il terzo polo di qua è perché lo riteniamo indispensabile per vincere, quindi è con loro e con gli altri alleati che sceglieremo il candidato premier. Berlusconi è vivo e vegeto e batterlo sarà difficilissimo, non possiamo fare l’errore di riconsegnargli il terzo polo».

Casini giura che correrà da solo…

«Lo spazio per una corsa solitaria del terzo polo è molto esiguo. Da quando hanno lasciato Berlusconi, Casini e Fini hanno fatto scelte coraggiose e coerenti. Certo, per ora si tratta di un cantiere ed è normale ché ci siano difficoltà».

Il Vaticano è una di queste?

«Come cattolico impegnato in politica, soffro quando sento parlare di pressioni ecclesiali per un rafforzamento di Berlusconi. Non ci credo. Perché il modello di vita di Silvio Berlusconi è l’esatto opposto di ciò che ogni giorno si insegna in ogni oratorio italiano».

Chi è il candidato che può battere Berlusconi?

«Dobbiamo individuare insieme una candidatura che sia adatta a smuovere la società italiana e a far ripartire la crescita. Quando penso a un nuovo Prodi, penso a uno che deve immaginare tre missioni. Mettere in campo un pacchetto di proposte per ridare speranza ai giovani su casa, lavoro e famiglia. Riportare al centro l’investimento sul sapere e costruire un fisco che aiuti chi ha voglia di fare».

Bersani ha fatto un passo indietro?

«No, Bersani è il nostro candidato naturale. La linea di queste settimane, che tiene i piedi ben piantati nel disagio sociale e guarda a una proposta di alternativa di governo, è un passaggio coraggioso. Ed esercitare la leadership vuol dire anche fare scelte coraggiose che ti portano a subire critiche».

La svolta al centro di Bersani la riconcilia col segretario?

«Non c’è stata mai nessuna tensione: la linea del congresso era la costruzione di un Pd che ambisse a governare con alleanze al centro e non di un Pd candidato all’opposizione per sempre. Per battere Berlusconi dovremo fare i salti mortali e non possiamo partire azzoppati. La destra vede come fumo negli occhi un asse tra noi e il terzo polo…».

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